| Cinema italiano/internazionale. ActivCinema, Rivista attiva di Archeologia Cinematografica - A cura di Franco Rea | |||||||||||||||
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Il prototipo delle numerose opere cinematografiche dedicate alla figura del conte Dracula lo si deve rintracciare nel “Nosferatu” di Murnau, realizzato all’indomani della Grande Guerra, in Germania |
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Nosferatu
(1922)
di Massetti
Gianfranco
Il
prototipo delle numerose opere cinematografiche dedicate alla figura
del conte Dracula lo si deve rintracciare nel “Nosferatu”
di Murnau, realizzato all’indomani della Grande Guerra,
in Germania. Liberamente ispirato al noto romanzo di Bram
Stoker, il film di Murnau si colloca nell’ambito dell’espressionismo
tedesco, che più di mezzo secolo fa è stato oggetto di approfondita
analisi da parte di Siegfried Kracauer (From Caligari to Hitler,
A psicological history of the German film, Princeton University Press,
1947; trad. it.: Cinema tedesco, dal “Gabinetto del dottor
Caligari” a Hitler, Milano, Mondadori, 1954). Insieme a “Il gabinetto
del dottor Caligari”, “Homunculus”, “Vanina”, “Il
dottor Mabuse” e altri, il “Nosferatu” di Murnau fa
parte, secondo Kracauer, di “un gruppo di pellicole” che “si
specializzò nel rappresentare i tiranni”.
Da
questo punto di vista, ci sono però nell’analisi del “Nosferatu”
almeno due cose che Kracauer trascura di ricordare ai propri lettori.
La prima è che la rappresentazione del vampiro succhiatore di sangue
apparteneva già all’immaginario tedesco a partire dal tardo medioevo.
La seconda è che tale immaginario l’aveva di volta in volta applicata
all’avidità del signore feudale oppure a quella dell’usuraio ebreo,
per lo più associato alla paura del contagio della peste. All’origine
della leggenda del conte Dracula vi era stato innanzitutto il
resoconto delle sue efferatezze attraverso le molteplici edizioni a
stampa che avevano invaso gli stati tedeschi a partire dal 1480, e nelle
quali si dimostrava nei confronti del principe transilvano un’intenzione
più o meno diffamatoria. La vicenda storica del conte
Dracula che iniziava nel 1456, con l’atto di vassallaggio verso
il re di Ungheria, si concluse un ventennio dopo in seguito alla sua
morte. Il principe di Transilvania era nato intorno al 1437, o appena
pochi anni prima di questa data. Egli era figlio di quel principe
Vlad che aveva ricevuto nel 1431, a Norimberga, il governatorato
della Valacchia e l’investitura della Societas Draconis, ovvero dell’Ordine
del Dragone, il cui fine dichiarato era quello di combattere gli
infedeli, difendendo la persona del re di Ungheria e perpetuando la
condanna dell'eresia hussita. Secondo
alcuni, il soprannome di Dracul, che avrebbe designato il figlio
del principe Vlad, non derivava dal termine che in lingua romena
serve ad identificare il diavolo, ma appunto dalla sua appartenenza
all’Ordine del Dragone. Peraltro, ai risvolti esoterici che legavano
il conte Dracula al misterioso Ordine cavalleresco, non sarebbe neppure
estraneo l’interesse dimostrato per lui da parte dello stesso Bram
Stoker. Questi era nato a Dublino, in Irlanda, nel
1847: il medesimo anno che vide l’esordio, negli Stati Uniti, del moderno
spiritismo, in seguito ai fenomeni medianici di cui furono protagoniste
le sorelle Fox. Cresciuto pertanto sotto gli auspici di una congiuntura
particolarmente favorevole alla diffusione dell’occultismo, lo scrittore
irlandese avrebbe a sua volta fatto professione di fede in tale credenza,
aderendo alla Società segreta della “Golden Dawn”, emanazione
della Società Teosofica e di sedicenti gruppi rosacrociani
del Regno Unito. Il
romanzo di Bram Stoker su Dracula appare nel 1897. Il
film di Murnau, a cui collabora per la sceneggiatura Henrik
Galeen, è invece del 1922. Nosferatu in lingua romena è il nome
del vampiro, e “Nosferatu” sarà anche il titolo del film di Murnau. La
vicenda si svolge intorno al 1838. Lo apprendiamo da una didascalia:
“Fu Nosferatu che portò la peste nel 1838 a Brema”, dice
la scritta. Knock, un ambiguo commerciante di terreni, invia
in Transilvania il giovane Hutter, suo dipendente, per
curare una transazione di immobili con il misterioso conte Orlok.
A malincuore, Hutter è costretto a lasciare la propria casa e la giovane
moglie per recarsi al castello di Orlok. Giunto nei Carpazi,
il giovane pernotterà in una locanda dove gli si annunciano dei misteriosi
presagi su ciò che lo attende. Per cominciare, rinviene dentro a un
mobile della sua stanza un antico trattato sui vampiri, dal quale apprende
che il primo Nosferatu nacque nel 1445; richiuso il libro, Hutter
si mette a letto senza lasciarsi troppo impressionare, ma al mattino,
quando si sveglia, porta il libro con sé. Sopra una carrozza dall’aspetto
quantomeno lugubre, attraversa una foresta infestata da iene e da presenze
malefiche. Infine, raggiunto il castello, apprenderà delle strane abitudini
del conte Orlok, che lo invita alla propria mensa nel cuore della notte. Mentre
sta affettando il pane, Hutter si ferisce con il coltello: la vista
del suo sangue provoca nel vampiro una frenetica eccitazione. Hutter
va poi a coricarsi, ma l’indomani mattina si sveglia con dei segni sul
collo, che egli ritiene però delle punture di insetto. Hutter porta con sé un orologio
con il ritratto della moglie. Orlok lo vede e rimane profondamente turbato
dalla bellezza della donna, tanto è vero che dopo aver firmato il contratto
per l’acquisto di una casa a Brema si preparerà frettolosamente per
raggiungerla. Il giovane vede il conte allontanarsi su un carro dentro
una bara, e in compagnia di altri sarcofagi ricolmi di terra: elemento che ricorda la mistica di “terra
e sangue”, che emergerà più tardi come un caposaldo della dottrina
nazional socialista. Caricate
sopra una zattera, le bare discendono lungo il fiume per essere imbarcate
sul Demeter, un veliero che salpa alla volta di Brema. Intanto,
Hutter lascia a sua volta la Transilvania per raggiungere la
propria città via terra. Mentre i due vampiri, Nosferatu ed Hutter,
sono in viaggio per Brema, l’inconsapevole professor Bulwer tiene una
conferenza sui fenomeni di “vampirismo” che caratterizzano alcune
specie del regno vegetale e di quello animale. Nel frattempo, l’impresario
dell’agenzia immobiliare per la quale Hutter lavora si rivela essere
un adepto del demonio ed è rinchiuso
in un ospedale psichiatrico. Dalla sua cella, riesce però ad avvertire
telepaticamente l’arrivo del conte Orlok, e per l’eccitazione si nutre
di insetti. Sul Demeter si diffonde un
morbo che uccide un poco alla volta l’intero equipaggio, ed il diario
di bordo del comandante registra scrupolosamente ogni cosa: “ 5 maggio:
l’equipaggio si fa inquieto. C’è qualcosa nascosto nel carico. Panico
a bordo. Ci sono già tre morti. 18 maggio: un ufficiale è impazzito.
Ci sono topi nel carico. Si teme la peste.“ E’
da notare che le date riportate nel giornale di bordo sono le stesse
che compaiono nel diario di Jonathan Harker, il protagonista
del romanzo di Bram Stoker, il quale inizia il proprio racconto
alla data del 3 maggio. Raggiunta finalmente la città
di Brema, il conte Orlok si stabilisce in una casa proprio di fronte
all’abitazione di Hutter, che intanto ha fatto anch’egli ritorno dalla
moglie, recapitandole il libro dei vampiri. La peste che aveva decimato
l’equipaggio del veliero si diffonde in tutta la città di Brema e Orlok
arriva ad insidiare la moglie di Hutter. Avvertita però dalla lettura
del libro dei vampiri, questa riuscirà a trarre in inganno Nosferatu
e così a sconfiggerlo: mentre il vampiro le succhia il sangue, lei riesce
ad intrattenerlo fino all’alba, quando i raggi del sole ne provocheranno
la morte. Un
remake di “Nosferatu” è stato proposto nel 1978 da Werner
Herzog, che si è mantenuto scrupolosamente fedele all’originale.
Tuttavia, la tematica del “Nosferatu” di Herzog è quella
tipica dei suoi film: il vampiro diventa un escluso, un essere discriminato
e privo di affetto, che rispetto alle convenzioni della società borghese
presenta dei tratti addirittura eversivi. Di contenuto completamente
opposto risulta invece l’opera di Murnau.
Collocata il più delle volte nella dimensione dei film di carattere
psicanalitico, essa viene letta come “viaggio iniziatico” che porta
alla fissazione dell’Io attraverso il superamento delle forze caotiche
dell’inconscio. Ma forse c’è di più. Nel
suo film, Murnau farà ricorso ad alcuni effetti speciali: l’immagine
spettrale della foresta attraversata dal giovane Hutter è resa utilizzando
la proiezione di tratti di pellicola negativa; il movimento della carrozza
che procede a balzi attraverso l’intrico degli alberi della foresta
fino al castello di Orlok è ottenuto col sistema delle inquadrature
girate fotogramma per fotogramma, ecc. Resta inoltre memorabile la scena
del vampiro che si aggira di notte per le strade di Brema, circondato
dai topi che diffondono il contagio della peste. La scena può essere maggiormente
apprezzata conoscendo gli antecedenti per cui si è ricondotta la diffusione
del morbo all’immagine di questa specie di roditori. Il bacillo della
peste era stato isolato nel 1894 ad Hong Kong, e le modalità della sua
trasmissione si sono potute stabilire soltanto allora. La peste è una
malattia dei roditori, ma soprattutto dei topi, che si trasmette attraverso
il sangue infetto ingerito dalla xenopsylla cheophis, la pulce ospite
del rattus rattus. Questi è il topo domestico che vive nei granai e
nelle stive delle navi, a stretto contatto con l’uomo, e la xenopsylla
cheophis che può essere pure ospite di quest’ultimo è, pertanto, l’agente
dell’infezione, anche per la specie umana. Diversi decenni dopo
la scoperta del bacillo della peste, Murnau ne associa metaforicamente
la diffusione alla presenza
dei roditori ed all’immagine del vampiro, simbolo delle
paure ataviche dell’uomo. Di questo linguaggio espressionista,
faranno successivamente tesoro gli ideologi del nazismo, i quali riusciranno
a piegare tali metafore ai fini della propaganda antisemita, veicolando
un messaggio contaminato dagli elementi superstiziosi dell’immaginario
medievale. A
proposito di superstizioni, va registrata da parte dell’analisi di Kracauer
una sostanziale mancanza: quella di evitare un’indagine accurata intorno
alla propensione del cinema espressionista tedesco nel trattare argomenti
contigui al filone dell’occultismo, ampiamente in voga nella società
dell’epoca. Scrive Kracauer: “ L’animo tedesco, ossessionato
dall’alternativa tra dominio tirannico e caos degli istinti e minacciato
di sfacelo da ambo le parti, si dibatteva fra gli elementi ostili come
la nave fantasma di Nosferatu. Mentre ancora predominavano i film di
tiranni e di istinto, lo schermo tedesco incominciò a proporre film
che esprimevano l’urgenza di trovare una via d’uscita al dilemma, urgenza
che pervadeva tutta la dimensione
della coscienza. Chiunque abbia vissuto quegli anni cruciali in Germania
ricorderà come i giovani e gli intellettuali anelassero a un rifugio
spirituale. La chiesa ne conquistò molti, e l’entusiasmo che questi
convertiti manifestavano per la sicurezza recentemente acquistata era
in strano contrasto col tentativo di un gruppo di giovani di formazione
cattolica di spostare a sinistra la politica ecclesiastica. Non v’è
dubbio che anche l’aumento dei simpatizzanti comunisti fosse dovuto
in parte al fascino che esercitava l’alone di ortodossia della dottrina
marxista sui molti individui psichicamente fragili in cerca di un solido
rifugio. Nel loro terrore di rimanere allo sbaraglio, centinaia di uomini
accorrevano dagli improvvisati profeti che nel giro di pochi anni dovevano
cadere nell’oblio. Il teosofo Rudolph Steiner faceva particolarmente
furore in quei tempi; egli assomigliava a Hitler in quanto diffondeva
zelantemente presuntuose profezie in un detestabile linguaggio di piccolo-borghese
tedesco.” (p. 110 dell’edizione Oscar Saggi Mondadori, 1977). Si avverte in questa analisi
di Kracauer una sostanziale inadeguatezza, che emerge soprattutto dal suo tentativo di liquidare Rudolph Steiner,
studioso dei Rosa-Croce e fondatore dell'antroposofia,
come un qualsiasi rabdomante “piccolo borghese” che pesca nel torbido
delle coscienze altrui. Ma forse la sua inadeguatezza
nell’affrontare il tema dell’occultismo nasconde la scelta di
essere reticente di fronte ad un argomento che per
la sua formazione culturale costituisce un motivo di imbarazzo. Scrive
Kracauer a proposito de “Il gabinetto
del dottor Caligari”: “Caligari" è un
tipico precursore di Hitler in quanto usa il potere ipnotico
per piegare al suo volere il suo strumento, tecnica che ricorda, per
contenuto e per scopo, il plagio che Hitler per primo esercitò su larga
scala. Benché all’epoca di Caligari il motivo dell’ipnotizzatore
irresistibile non fosse ignoto allo schermo – aveva già avuto una parte
importante nel film americano Trilby, proiettato a Berlino durante la
guerra - non c’era nulla nel
loro ambiente che spingesse i due autori (Hans Janowitz e Carl Mayer
n.d.r.) a proporlo. Probabilmente essi furono ispirati da uno di
quegli oscuri impulsi che, scaturiti da quel mondo sotterraneo in lenta
evoluzione sul quale si regge la vita di un popolo, generano a volte
autentiche visioni profetiche.” ( op. cit., pp. 73-74). Magari,
quegli “oscuri impulsi” che avevano generato le “visioni profetiche”
di Janowitz e Mayer potevano essere il risultato delle facoltà medianiche
acquisite attraverso qualche seduta spiritica, come si vede ne “Il
dottor Mabuse” di Fritz Lang. In ogni caso, l’affermazione
di Kracauer secondo cui non vi era nulla nell’ambiente dei due autori
di Caligari che li spingesse ad affrontare il tema dell’”ipnotizzatore
irresistibile” può essere revocata
in dubbio dalle stesse note
biografiche che egli premette alla presentazione dei due autori. Carl
Mayer, nato a Graz, era figlio di un ricchissimo affarista che sarebbe
andato in rovina, ipnotizzato dall’illusione di possedere un sistema
“scientifico” per vincere al gioco. Hans Janowitz era invece
cresciuto a Praga, una capitale europea “dove la realtà
- scrive testualmente Kracauer - si confonde ai sogni e i sogni
divengono spaventose allucinazioni. “ (op. cit. pp. 61-62). Non a caso,
Praga è anche la città dove nasce la leggenda del Golem, portato
sullo schermo cinematografico nel 1915 dal produttore praghese Paul
Wegener, con la regia di Galeen. Nel 1913 Wegener aveva invece
girato “Lo studente di Praga”, un racconto dove il tema della
magia entra in campo con tutto il suo fascino. Tuttavia, Kracauer
preferisce anche qui liquidare “Lo studente di Praga” parlando
di una pellicola che “simboleggia un particolare tipo di sdoppiamento
della personalità” (op. cit. p. 31), salvo però descrivere Wegener
come “un mago perverso capace di ridestare le forze demoniache della
natura umana” (op. cit. p. 30).
Dopo
la prima guerra mondiale, vennero rifatti sia “Lo studente di Praga”
che “Der Golem”. Quest’ultimo, riproposto in versione ampliata,
trovò la propria ambientazione storica all’epoca di Rodolfo II d’Asburgo,
che aveva riunito a Praga alchimisti e astrologi di mezza Europa,
e la cui vicenda, studiata da Frances Yates, risulta inestricabilmente
connessa alla diffusione del movimento rosacrociano nel periodo antecedente
la guerra dei trent’anni.
George
Mosse, uno dei maggiori storici del nazismo, ha parlato a proposito
di quest’ultimo, di evidenti origini mistiche. Ed in effetti, ancora
oggi, le adunate di Norimberga dei nazional socialisti
sembrano suggerire questa impressione. Ma Norimberga è
stata anche la città dove il principe Vlad ha ricevuto la propria investitura
all’Ordine del Dragone. Gli
storici hanno affermato che la strage degli ugonotti perpetrata da
Caterina de’ Medici nel 1572 ricalcava un episodio analogo che un
manoscritto tedesco di San Gallo attribuisce al principe Dracula.
Questi avrebbe appunto fatto impalare tutti gli abitanti della città
di Humilasch durante la notte di San Bartolomeo del 1460. Niente di
più facile, dunque, che la figura del principe transilvano abbia in
qualche modo ispirato anche l’azione di Hitler. “Nosferatu”,
“Caligari”, “Der Golem”, “Homunculus”, “Lo studente
di Praga” ecc. sarebbero, in questo caso, molto di più che “visioni
profetiche” del tiranno. Rappresentano una vera e propria incursione
in quel mondo dell’occultismo che in piena epoca positivista affascinava
l’Europa e andava tessendo le sue trame. |
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