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Deserto rosso, Michelangelo Antonioni
  Espressione, nell’Italia del miracolo economico, di una proto-coscienza ambientalista, Deserto rosso descrive in scampoli di vita quasi insignificanti non solo il “male di vivere” della classe borghese, a cui appartiene Giuliana, ma quello della moderna civiltà tecnologica ed industriale, che non risparmia la stessa classe operaia...
Deserto rosso, Michelangelo Antonioni

 

Deserto rosso, Michelangelo Antonioni - di Gianfranco Massetti - parte 3

Espressione, nell’Italia del miracolo economico, di una proto-coscienza ambientalista, Deserto rosso descrive in scampoli di vita quasi insignificanti non solo il “male di vivere” della classe borghese, a cui appartiene Giuliana, ma quello della moderna civiltà tecnologica ed industriale, che non risparmia la stessa classe operaia, defraudata del carattere “socialmente rivoluzionario” e “umanamente salvifico” attribuitole dal marxismo. Così, borghesi e operai soffrono indistintamente della stessa malattia (vedi l’operaio di Ferrara), forse perché gli stessi operai si comportano come borghesi (vedi il dipendente di Max) e non sanno vivere in una civiltà meno insulsa di questa (gli operai reclutati da Corrado chiedono la televisione e La Gazzetta dello Sport), né tantomeno pensarne una diversa.

La scena del crumiro con cui si apre il film di Antonioni ha pertanto un contenuto chiaramente ironico: “Romeo Salviati, ” – dice il sindacalista – “Cosa fai lì dentro? Tu non sei un dirigente, sei uno che lavora per dare da mangiare ai suoi figli. Vieni fuori, vieni qui con noi. Tua moglie si vergogna a uscire di casa, ha vergogna di te …”.

Sul disagio di Giuliana ha dunque ragione Corrado quando le dice: “Tu pensi troppo alla tua malattia. Invece è una malattia come un’altra … ce l’abbiamo un po’ tutti, sai. Più o meno siamo tutti da curare.” Ma l’inadeguatezza di Giuliana ad affrontare la vita e una realtà che le sfugge è l’espressione della inadeguatezza ontologico – esistenzialistica che muove dalla radicale epoché fenomenologica introdotta nella discussione al molo, all’arrivo del medico sulla nave:
Ugo: “Il medico.”
Linda: “Allora vengono a prendere quello che gridava.”
Max: “Chi gridava?”
Linda: “Non so … prima, quel grido.”
Ugo: “Scusa, quale grido? Se la nave non era ancora arrivata.”
Linda: “Come non era arrivata?”
Ugo: “No, è arrivata quando sono andato a guardare il fuoco.”
Emilia: “Ma tu sei matto. Era lì da mezz’ora.”
Max: “Ha sentito un grido lei?”
Corrado: “Non ci ho fatto caso.”
Linda: “Ma dico … Vogliamo scherzare?”
Max: “Sarà stato nel tuo romanzo.”
Linda: “Dici? … Può darsi.”
Giuliana: “Io l’ ho sentito.”
Ugo: “Lasciamo perdere questa storia, per piacere. Grido o non grido, che importanza ha?”
Giuliana: “No, invece, che l’ ha! Qualcuno ha gridato … è vero, non se l’è inventato Linda …”
Ugo: “Va bene, Giuliana, c’è stato …”
Giuliana: “No, non dovete dirmi di sì tanto per dire … come se io fossi una …”
Max: “Scusa, Giuliana, chi vuoi che si sia messo a gridare qui? Praticamente siamo in mezzo al mare …”
Giuliana: “Ma santo Dio, Linda, perché hai detto può darsi?”
Linda: “Io ho detto può darsi?”

Al fondo di questa epoché troviamo una profonda istanza di riconciliazione tra civiltà e natura, a partire da una fondamentale riconciliazione dell’uomo con se stesso, nel rapporto uomo/donna. La base di una scienza della natura che sia coniugabile con le scienze dello spirito in una nuova sintesi, una rinnovata alchimia capace di sostituirsi al sapere e alle conoscenze parcellizzate della scienza profana. Il concetto lo troviamo espresso nella scena del figlio di Giuliana che fa cadere su un vetrino del “piccolo chimico” due gocce di un liquido:
“Mamma, quanto fa uno più uno?”, chiede il bambino.
Giuliana: “Che domande: due.”
Bambino: “Non è vero. Guarda. Una …. E una due. Quante sono?”
Giuliana: “Una. E’ vero. Ma guarda un po’.”

E’ la medesima istanza di riconciliazione che troviamo in Domenico, il protagonista di Nostalghia di Tarkovskij, che sui muri di casa sua scrive 1+1=1. Ma questo probabilmente lo dobbiamo anche all’influenza di Tonino Guerra, autore delle sceneggiature di entrambi i film (le citazioni della sceneggiatura di Deserto rosso sono ricavate da M. Antonioni, Sei film, Torino 1964, pp. 435-497).

Gianfranco Massetti


Deserto rosso, Michelangelo Antonioni - di Gianfranco Massetti - parte 1

 

        

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