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Il Settimo
Sigillo (1956)
di Massetti
Gianfranco
"E
quando l'agnello aprì il settimo sigillo, si fece nel cielo un silenzio
di circa mezz'ora. E vidi i sette angeli che stavano dinanzi a Dio,
e furon loro date sette trombe… E il primo angelo diede fiato alla tromba,
e ne venne grandine e fuoco misto a sangue e furono gettati sopra la
terra, e la terza parte della terra fu arsa, e la terza parte degli
alberi fu arsa, e fu arsa tutta l'erba verdeggiante. E il secondo angelo
diede fiato alla tromba e una specie di grande montagna di fuoco ardente
fu gettata dal mare, e la terza parte del mare diventò sangue… E il
terzo angelo diede fiato alla sua tromba. E dal cielo cadde una stella
grande, ardente come la fiaccola… La stella si chiamava Assenzio…"
La citazione dell'Apocalisse
di Giovanni (8, 1-11) è ricavata dalla sceneggiatura de Il settimo sigillo,
il noto film di Ingmar Bergman del 1956. Il testo è stato tradotto in
italiano da Alberto Criscuolo, che si è basato sull'originale dattiloscritto.
Questa versione è stata pubblicata nel 1994 presso la casa editrice
Iperborea di Milano. Le uniche traduzioni precedentemente in circolazione
della sceneggiatura de Il settimo sigillo erano in lingua inglese. Scrive
Alberto Criscuolo nella nota che segue la traduzione: " Perché il titolo
Il settimo sigillo? A cosa vuole alludere? Si sente all'inizio del film
una voce fuori campo che legge dei versi dell'Apocalisse di San Giovanni,
ventisettesimo ed ultimo tra gli scritti del Nuovo Testamento: "Il libro
scritto di dentro e di fuori e sigillato con sette sigilli" (Cap. V).
Il libro consisteva in fogli di pergamena avvolti l'uno dopo l'altro
intorno a un bastoncino e sigillati, in modo che non fossero letti.
E' il libro che contiene l'avvenire e che sarà letto dall'Agnello, cioè
Cristo, "un agnello con sette corna e sette occhi, che sono i sette
spiriti di Dio spediti per tutta la terra". Le corna significano l'onnipotenza,
gli occhi l'onniscienza, gli spiriti gli esecutori dei suoi ordini.
Il primo sigillo rivela la conquista, il secondo la guerra, il terzo
la fame, il quarto la morte, il quinto i martiri, il sesto gli sconvolgimenti
universali, il settimo il tragico finale della visione apocalittica.
"E quando l'Agnello aprì il settimo sigillo, si fece nel cielo un silenzio
di circa mezz'ora": l'uomo viene a conoscenza dei misteri della vita
in questa mezz'ora? Allo stesso modo, il cavaliere che procrastina la
morte sfidandola a scacchi, per un'ultima azione che abbia un senso",
riesce a dare un significato alla sua esistenza?" (I. Bergman, Il settimo
sigillo, tad. It. di Alberto Criscuolo, Milano, 1999, V ed., p. 87).
Le ragioni della citazione dell'Apocalisse da parte di Bergman risiedono
probabilmente nella memoria degli sconvolgimenti verificatisi durante
l'ultimo conflitto mondiale, e in particolare nel ricordo del disastro
atomico di Hiroshima e Nagasaki. Ma a nostra volta possiamo chiederci
quali siano le ragioni che hanno determinato questo rinnovato interesse
nei confronti de Il settimo sigillo. Una possibile risposta risiede
nel fatto che la paura delle scadenze millenaristiche, da considerarsi
tutt'altro che consegnata al passato, continua ad affascinare i contemporanei,
attraendo a sé una schiera di sempre nuove persone pronte ad interpretare
i "segni dei tempi". Basti per tutti l'esempio di come, qualche anno
fa, si sia attirata l'attenzione sulla circostanza che il disastro di
Chernobyl poteva essere letto in chiave millenaristico-apocalittica,
in quanto il nome della località avrebbe in lingua russa il significato
di "assenzio".
Supposte o reali, le suggestioni che possono dunque avere suggerito
un revival dell'opera di Bergman potrebbero essere numerose, e nella
nota di Alberto Criscuolo si avverte la curiosità di chi s'interroga
sul significato profondo del film, a partire da qualche intuizione del
regista intorno alla parabola delle vicende umane ed al significato
dell'esistenza.
Siamo presumibilmente
nel XIV secolo, Antonius Block sta ritornando col suo scudiero dalla
crociata in Terra Santa ed incontra un personaggio alquanto misterioso:
ha il volto estremamente pallido ed è vestito di un mantello e di un
cappuccio scuri. "Chi sei?", gli chiede il cavaliere. E il personaggio
risponde: "Sono la morte." La Morte è venuta a prendere il cavaliere,
ma in cambio di una partita a scacchi questi riesce ad ottenere una
dilazione al compimento del suo destino. La Morte giocherà come le si
addice con i pezzi neri, e perciò il cavaliere avrà il vantaggio della
mossa.
La partita incomincia: dopo aver spostato il primo pezzo, i due si lasciano
ed il cavaliere raggiunge il suo scudiero. Entrambi riprendono il cammino
verso casa, ma sul percorso li attende l'epidemia della peste. Passano
davanti a un carrozzone di attori girovaghi e, mentre gli occupanti
si risvegliano dal sonno, i due proseguono senza badare loro per la
propria strada. Si tratta di due uomini, di una donna e un bambino:
Skat, Jof, sua moglie Mia e il loro figlio, Mikael, il cui nome richiama
quello dell'Arcangelo Michele, ed un altro passo dell'Apocalisse di
Giovanni (12, 7). Mia e Jof discutono del futuro del loro figlio: "Voglio
che Mikael abbia una vita migliore della nostra", dice la donna. E Jof
le assicura: " Mikael diventerà un grande acrobata, o un giocoliere
che riuscirà a fare il numero più incredibile … Far rimanere una palla
immobile in aria." Intanto, il cavaliere ed il suo scudiero hanno raggiunto
una chiesa dove incontrano un pittore che sta affrescando una Danza
Macabra.
Bisogna qui osservare
un anacronismo. In realtà, il soggetto della Danza Macabra è posteriore
di qualche decennio alla diffusione in Europa della peste nera. Esso
si afferma intorno al XV secolo e deve la propria origine alla rappresentazione
dei Misteri religiosi messi in scena davanti alle chiese. L'aggettivo
di macabra attribuito alla Danza della Morte è invece da ricercare in
una poesia del 1376, composta da Jean de Lèvre dopo l'epidemia di peste
che aveva imperversato a Parigi due anni prima: "Je fis de Macabré la
danse…", scrive l'autore scampato miracolosamente alla malattia. E Macabré
è forse il nome proprio di qualche poeta o attore. Il soggetto della
Danza Macabra che è legato al pensiero apocalittico-millenaristico era
comunque malvisto dalle autorità dell'epoca, in quanto rifletteva il
pensiero secondo cui davanti alla morte tutti gli uomini tornavano ad
essere uguali.
Nella chiesa dove
il pittore affresca la Danza Macabra, Antonius Block si apparta vicino
ad un confessionale. Indotto a credere di parlare con un prete, chi
ne ascolta i più intimi segreti dell'anima è invece la Morte, che riesce
così a farsi dire quale sarà la sua strategia di gioco. I pezzi degli
scacchi rappresentano l'immagine di una società tradizionale, o più
estensivamente l'immagine di un mondo, dove luce e tenebra, il bianco
e il nero della scacchiera, corrispondono alla duplice condizione dell'Essere
nello stato di manifestazione e di non manifestazione: Arjuna e Krishna,
l'io e il Sé, il mortale e l'immortale.
Le moderne regole degli scacchi sono state fissate intorno al XV secolo.
Nonostante la partita di Antonius Block con la Morte si svolga nel XIV
secolo, si tratta di una partita interamente moderna in cui si sentono
vagamente riecheggiare alcuni motivi che sono propri dell'esistenzialismo
di Heidegger: " Voglio parlarti il più sinceramente possibile, ma il
mio cuore è vuoto - dice il cavaliere alla Morte - Il vuoto è uno specchio
che mi guarda. Vi vedo riflessa la mia immagine e provo disgusto e paura.
Per la mia indifferenza verso il prossimo mi sono isolato dalla compagnia
umana. Ora vivo in un mondo di fantasmi, rinchiuso nei miei sogni e
nelle mie fantasie." Lo stesso problema religioso assume un significato
esistenzialistico, e la dimensione di Dio a cui si riferisce Antonius
Block più che religiosa è ontologica: " E' così crudelmente impensabile
percepire Dio con i propri sensi? Perché deve nascondersi in una nebbia
di mezze promesse e di miracoli che nessuno ha visto?" - dice il cavaliere,
che prima di morie vuole delle "garanzie", dalla Morte. E così prosegue:
" Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere
in me in questo modo doloroso e umiliante, anche se io lo maledico e
voglio strapparlo dal mio cuore? E perché, nonostante tutto, continua
ad essere una realtà illusoria da cui non riesco a liberarmi … Io voglio
sapere. Non credere. Non supporre. Voglio sapere. Voglio che Dio mi
tenda la mano, che mi sveli il suo volto, mi parli … Lo chiamo nelle
tenebre, ma a volte è come se non esistesse. " " Forse non esiste" ,
gli replica la Morte. E il cavaliere risponde: " Allora la vita è un
assurdo errore. Nessuno può vivere con la Morte davanti agli occhi sapendo
che tutto è nulla." E il cavaliere non manca neppure di far riferimento
al tema dell' "esistenza inautentica": " La mia vita è stata vuota,
l'ho passata ad andare a caccia, a viaggiare, a parlare a vanvera di
cose insignificanti. Lo dico senza amarezza né rimorso, perché so che
la vita della maggior parte della gente è così." Ma ora Antonius Block
vuole compiere "un'ultima azione che abbia un senso": la sua partita
a scacchi con la Morte.
Fuori dalla chiesa, s'imbatte in alcuni soldati che mettono in ceppi
una strega. Riprende il cammino e, giunto nei pressi di un gruppo di
abitazioni, il suo scudiero s'incammina alla ricerca di un pozzo dove
rifornirsi d'acqua. In una delle case incontra Raval, che sta derubando
una povera vedova. Lo scudiero lo riconosce: è lo stesso uomo che diversi
anni prima aveva indotto il suo padrone ad abbracciare la causa della
crociata. Lo mette in fuga e quindi invita la vedova ad unirsi a lui
ed al cavaliere. Nelle vicinanze di una locanda, Skat, Mia e Jof stanno
rappresentando una commedia. L'argomento riguarda l'infedeltà di una
donna e la gelosia del marito. Ben preso la farsa si trasforma però
in un episodio "reale", con Skat che prende la fuga con la moglie del
fabbro Plog. Si tratta di una commedia nella commedia e ancora una volta,
come nel caso degli scacchi o della Danza Macabra nei Misteri, di una
rappresentazione simbolica: il teatro è un'immagine del mondo che a
sua volta è un'immagine della manifestazione dell'Essere.
La commedia inscenata dagli attori girovaghi cessa bruscamente all'apparire
di una processione di flagellanti che annunciano con la loro presenza
l'arrivo dell'epidemia pestilenziale. Nella vicina locanda, il cavaliere
chiacchiera col suo scudiero, il fabbro Plog va alla ricerca di sua
moglie, ed altri ospiti discorrono sul Giudizio Universale e sui segni
che ne costituiscono l'annunzio. Fa la sua comparsa anche Raval che
istiga il fabbro contro Jof, mentre a non molta distanza dalla locanda
il cavaliere si trova presso il carrozzone degli attori e parla con
Mia. Sopraggiunto Jof, il cavaliere propone loro di attraversare la
foresta durante la notte, viaggiando in direzione opposta al percorso
lungo il quale si sta diffondendo la peste. Il cavaliere riprende la
partita a scacchi con la Morte.
A sera, gli attori, Antonius Block ed il suo scudiero si riuniscono
alla locanda, dove si aggrega a loro anche Plog. Calata la notte, s'inoltrano
nella foresta ed incontrano un corteo di soldati che conducono al rogo
la strega veduta il giorno innanzi dal cavaliere davanti alla chiesa.
Al limite della foresta, la compagnia incontra anche Skat e la moglie
del fabbro, che subito si avventa contro il rivale. Questi, per salvarsi,
finge il suicidio con un pugnale da scena. Lascia che tutti si allontanino
e quindi si arrampica su di un albero per riposarsi un poco. Risvegliato
dal rumore di una sega, si accorge di essere al cospetto della Morte,
che sta tagliando l'albero su cui si era rifugiato: il suo tempo è scaduto.
Segue l'incontro con Raval. Colpito dal morbo pestilenziale, giace pure
lui nei pressi di un albero abbattuto. Intanto, il cavaliere riprende
la sua partita a scacchi con la Morte, che improvvisamente si rende
manifesta anche a Jof. Questi allora prende con sé la moglie ed il figlioletto,
e si allontana dal gruppo fuori dalla foresta. Accortosi della loro
partenza Antonius Block può finalmente perdere la partita: è riuscito
ad ingannare la Morte per il tempo sufficiente a permettere la salvezza
dei due attori e del piccolo Mikael.
L'indomani Antonius Block raggiungerà il proprio castello dove ritrova
la sua sposa, oramai invecchiata. Il loro destino e il destino dei suoi
amici si compie. Lontano, Jof racconta alla moglie di avere avuto una
visione: la Morte trascina con sé in una danza il cavaliere, lo scudiero
Plog sua moglie e tutti gli altri, e in fondo al corteo c'è Skat, il
giullare, "la pioggia cade sui loro volti e lava le loro guance dal
sale delle lacrime."
Jof e Mia sono salvi e forse, un giorno, Mikael potrà fermare il tempo,
sconfiggere il serpente antico e contemplare l'Essere nella sua fissità
eterna, come una palla immobile nell'aria.