Velluto Blu di Roberto Emanuel
 

Blue velvet. Velluto blu. Il più lynchiano dei film di Lynch. Forse. Cupo e nero

Blue velvet è il film degli sguardi, del "guardami" e del "non guardarmi". Sempre in maniera violenta il guardare e il non guardare, il "che cazzo hai da guardare". Blue velvet è il film del vedere, del "fammela vedere", dello stupro visivo, dello squarcio visivo abnorme e del taglio obliquo e malato del tempo. Insomma l' (in)solito mondo di Lynch, il mondo (sur)reale, che sgorga fuori a fiotti da un occhio visionario.

Il sole e il prato di Lynch, le staccionate e i tulipani, le rose, rosse, il pompiere che agita la mano con una lentezza visiva, cinematografica, quasi svogliatezza cinematografica. Quindi il prato, perfetto se non fosse per una piccola impurità, macchia organica dell'orecchio che Jeffry trova e che custodisce quasi come un gioiello. Un dono. Un cucciolo di una "nuova" specie. Un pezzo di un corpo, mozzato, mezzo marcio divorato da insetti. Che poi risulterà la porta di un mondo strano (quasi bello, anzi, sicuramente bello). La porta che poi aprirà il film, lo squarcerà in quella dimensione che è la bruttezza della storia di Dorothy, la tristezza di Dorothy e il sangue che esce dalla bocca di Dorothy. La porta violata, in un certo senso, oltrepassata da Jeffry, e la porta che poi lo accoglierà nascondendolo in quell'armadio da cui potrà spiare, osservare (appunto, guardare) il corpo di Dorothy. Questo squarcio appunto è il film di Lynch, è Lynch. E' Frank, è la foto nascosta di due persone rapite. E quindi l'orecchio tagliato assieme ad un lembo di pelle con dei capelli ancora attaccati. Blue Velvet è ossessionato, alienato, alieno videoproiettare, videoturbare, videotormentare (videodrome).  

Ossessiva anche la musica, la "Blue Velvet" che quasi si sente in sottofondo per tutto il film, che quasi diventa un ronzio continuo, un noise, quasi ipnotica. Blue Velvet che ossessiona Frank, Lynch, lo spettatore. Ma anche "In dreams" e il giro del piacere e la lettera d'amore di Frank. In tutto quello che precipita nello squarcio di Blue Velvet, nell'orecchio, Lynch coinvolge ogni possibile percorso emotivo, ogni senti-mento, tutto il sentimento. L'amore che Frank prova per Jeffry e la lettera scritta col cuore e la pallottola. Punto più nero del taglio di Lynch, ma comunque non meno nero del resto, del continuo nero e rosso che sgorga dalle visioni lynchiane. E nonostante l'apparente ricucitura che la morte di Frank dà l'impressione di generare, qualcosa resta ancora vivo (meglio, morto) all'interno del film. La (non) conclusiva mano del pompiere che di nuovo Lynch lascia agitarsi nell'inquadratura, quasi come per non finire per non concedere nulla. Come per riportare tutto all'inizio o quasi. Come per lasciare lo squarcio aperto e per aprirlo laddove era ancora chiuso, ovvero prima del film, della proiezione, prima ancora di Blue Velvet, prima della sala cinematografica, del biglietto e della visione. Prima di Lynch. Quasi retroattivo, oltre che cerchio continuo.

Roberto Emanuel

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