| Il sole e
il prato di Lynch, le staccionate e i
tulipani, le rose, rosse, il pompiere che agita la mano con una lentezza
visiva, cinematografica, quasi svogliatezza cinematografica. Quindi
il prato, perfetto se non fosse per una piccola impurità, macchia
organica dell'orecchio che Jeffry trova
e che custodisce quasi come un gioiello. Un dono. Un cucciolo di una
"nuova" specie. Un pezzo di un corpo, mozzato, mezzo marcio
divorato da insetti. Che poi risulterà la porta di un mondo
strano (quasi bello, anzi, sicuramente bello). La porta che poi aprirà
il film, lo squarcerà in quella dimensione che è la
bruttezza della storia di Dorothy, la
tristezza di Dorothy e il sangue che esce dalla bocca di Dorothy.
La porta violata, in un certo senso, oltrepassata da Jeffry, e la
porta che poi lo accoglierà nascondendolo in quell'armadio
da cui potrà spiare, osservare (appunto, guardare) il corpo
di Dorothy. Questo squarcio appunto è il film di Lynch, è
Lynch. E' Frank, è la foto nascosta
di due persone rapite. E quindi l'orecchio tagliato assieme ad un
lembo di pelle con dei capelli ancora attaccati. Blue
Velvet è ossessionato, alienato, alieno videoproiettare,
videoturbare, videotormentare (videodrome). |
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Ossessiva anche la musica, la "Blue
Velvet" che quasi si sente in sottofondo per tutto il
film, che quasi diventa un ronzio continuo, un noise, quasi ipnotica.
Blue Velvet che ossessiona Frank, Lynch,
lo spettatore. Ma anche "In dreams" e il giro del piacere
e la lettera d'amore di Frank. In tutto quello che precipita nello
squarcio di Blue Velvet, nell'orecchio,
Lynch coinvolge ogni possibile percorso emotivo, ogni senti-mento,
tutto il sentimento. L'amore che Frank prova per Jeffry e la lettera
scritta col cuore e la pallottola. Punto più nero del taglio
di Lynch, ma comunque non meno nero del resto, del continuo nero
e rosso che sgorga dalle visioni lynchiane. E nonostante l'apparente
ricucitura che la morte di Frank dà l'impressione di generare,
qualcosa resta ancora vivo (meglio, morto) all'interno del film.
La (non) conclusiva mano del pompiere che di nuovo Lynch lascia
agitarsi nell'inquadratura, quasi come per non finire per non concedere
nulla. Come per riportare tutto all'inizio o quasi. Come per lasciare
lo squarcio aperto e per aprirlo laddove era ancora chiuso, ovvero
prima del film, della proiezione, prima ancora di Blue
Velvet, prima della sala cinematografica, del biglietto e
della visione. Prima di Lynch. Quasi
retroattivo, oltre che cerchio continuo.
Roberto
Emanuel
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