Chaplin:
il Grande Dittatore
Charlot l'ebreo - seconda parte
chaplin

Seguiva la Arendt in questa suggestiva interpretazione del soggetto impersonato da Chaplin, per collocarlo però in un contesto culturale meno "esotico" e maggiormente universale, uno studioso come Dolf Sternberger che già aveva assimilato Charlot al Don Chisciotte di Cervantes ed all'Idiota di Dostoevskij (cfr. i saggi raccolti in D. Sternberger, Ombre del mito, trad. it. Bologna 1992).
A penetrare con particolare acume l'arte di Chaplin nel contesto della nascente cultura di massa è tuttavia un'analisi, anche se incompiuta come tutta la sua vita, di un altro intellettuale tedesco: Walter Benjamin. Col cupo presentimento dell'imminente catastrofe che doveva abbattersi sulla Germania, interpreta quest'arte come una radicale dissacrazione nei confronti della falsa coscienza del mondo contemporaneo, dietro al cui sussiego si nasconde una comicità che volge in tragedia. Nel 1934, dopo aver sentito un discorso di Hitler alla radio, egli ci lasciava questi appunti:
"La diminuita virilità di Hitler
da confrontare con quell'arte femminile dei miserabili come li rappresenta Chaplin
tanto splendore e tanta meschinità
I seguaci di Hitler
da confrontare con il pubblico di Chaplin
Chaplin - la lama dell'aratro che penetra le masse; il riso che scioglie la massa
Il terreno del Terzo Reich calpestato e su cui non crescerà più filo d'erba
Proibizione delle marionette in Italia, dei film di Chaplin nel Terzo Reich.
Ogni marionetta può imitare la mascella di Mussolini e ogni pollice di Chaplin può imitare il Fürer
Il povero diavolo vorrebbe essere preso sul serio e vuol subito offrire l'inferno intero
La docilità di Chaplin è visibile agli occhi di tutti, quella di Hitler solo a quelli dei suoi committenti
Chaplin presenta la comicità della serietà di Hitler; quando lui fa l'uomo per bene sappiamo chi è il Fürer.
Chaplin è diventato il più grande attore comico perché ha incarnato il più profondo orrore dei contemporanei.
Il modello di Hitler non è quello militare ma quello all'ultima moda del signore distinto, gli emblemi feudali del potere sono fuori corso; resta solo la moda maschile. Anche Chaplin si attiene alla moda maschile. Lo fa per prendere in parola la casta dei signori. Il suo bastoncino è la canna a cui si arrampica il parassita (il vagabondo è un parassita come il signore distinto) e la sua bombetta che non sta più salda in testa rivela che pencola anche il potere della borghesia.
Si farebbe torto alla figura di Chaplin se la si interpretasse solo psicologicamente." ( p. 15 dell'introduzione di L. Ritter Santini all'opera di Sternberger, Ombre del mito, cit.).
A Chaplin, l'idea di sceneggiare un film sul dittatore tedesco era stata suggerita da Alexander Korda nel 1937.
Tuttavia, il progetto avrebbe preso consistenza solo un anno dopo, a partire dall'idea centrale del film, giocata sull'equivoco del sosia Hitler-Charlot.



La satira del barbiere

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