Chaplin:
il Grande Dittatore
Operazione naso
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In Germania, tra i numerosi pettegolezzi che correvano intorno alla figura di Hitler vi era anche quello raccolto dal corrispondente americano del "Sun", Frederick Oechsner. In un rapporto per i servizi segreti americani, egli riferisce di una presunta operazione al naso di Hitler. Il suo rapporto risale tuttavia al 1942 ed inoltre egli sarebbe stato l'unico a riferirsi alla circostanza. La scena archiviata da Chaplin per il suo film, che parla di un'operazione al naso ebraico della signora Hinkel, può essere soltanto una coincidenza, ma non bisogna trascurare il fatto che tra le possibili fonti dell'artista riguardo alla figura di Hitler potevano esserci anche le indiscrezioni dell'amico Cornelius Vanderbilt, pure lui corrispondente estero dalla Germania.
Negli Stati Uniti, delle origini ebraiche di Hitler si comincerà a parlarne soltanto nel 1940, con l'arrivo in esilio di Fritz von Thyssen, il Re dell'acciaio tedesco, che in alcuni suoi scritti rivelava di aver finanziato il partito nazista. Egli riferiva anche, in un suo memoriale, di un rapporto commissionato ai servizi segreti austriaci dal Cancelliere Dollfuss. In base a questo fantomatico rapporto sarebbe addirittura documentata la discendenza di Hitler dalla famiglia Rothscild di Vienna, presso la quale la nonna paterna del Fürer avrebbe lavorato come domestica, la qual cosa rappresenta una sciocchezza di non poco conto.
Che queste voci, già ricorrenti nel corso della carriera politica di Hitler, si ripercuotessero da un capo all'altro dell'oceano Atlantico, proprio a cavallo tra l'entrata in guerra degli stati Uniti e l'apertura del "secondo fronte" in appoggio all'Unione Sovietica, può essere comprensibile a partire dai presupposti della "guerra occulta" che opponeva gli schieramenti rivali. Ciò è sintomatico del fatto che in Germania fosse attribuita altrettanta importanza ad una notizia priva fondamento come quella secondo cui anche il presidente Roosevelt discendeva da una famiglia di ebrei olandesi. Il credito attribuito dai nazisti - e non solo da loro - a informazioni di questo tipo derivava dal fatto che la più antica esegesi intorno alla figura dell'Anticristo, che risale ad un testo di Ireneo per giungere fino a San Tommaso d'Aquino, vuole che questi sia un discendente ebreo della tribù di Dan.
Un ruolo molto importante di questa "guerra occulta" rivestirono perciò i Protocolli dei savi anziani di Sion, che portavano il riflesso di questa tradizione esegetica e che Hitler riteneva attendibili a dispetto della loro comprovata falsità. In essi, lo spettro del millenarismo apocalittico e la paura dell'avvento del Regno dell'Anticristo convivevano con la menzogna di una cospirazione mondiale giudeo-massonica.
Confezionato nella Russia zarista all'inizio del novecento, questo pamphlet antisemita, prima ancora che quello del Fürer, avrebbe incontrato il favore del più grande magnate dell'industria automobilistica americana: Henry Ford, l'imprenditore che avrebbe adottato l'"organizzazione scientifica del lavoro", stupendamente satireggiata da Chaplin in Tempi Moderni, fu anche colui che diede ampio impulso alla divulgazione dei Protocolli nel mondo occidentale. Così, dopo aver finanziato il movimento nazista, Henry Ford ebbe l'inconsueto onore di decorare con il ritratto della sua persona le pareti dell'ufficio politico di Hitler, nella sede di Monaco del partito nazional socialista.
Chaplin che era giunto in America nel 1910, al seguito della compagnia teatrale di Karno, per rappresentare The Wow-Wows, una parodia sulle società segrete che al di là dell'Atlantico erano molto diffuse, avrebbe scelto di rimanere a lavorare negli Stati Uniti, pur non assumendone mai la cittadinanza. Fu così che nei primi anni cinquanta, quando venne accusato di essere un militante comunista, poté rinunciare al proprio visto di ingresso per quel paese con minor rimpianto, anche se poi trascorse il resto dei propri anni a domandarsi come fosse potuto accadere che gli muovessero queste accuse. Senza la volontà di essere maliziosi, si potrebbe avanzare il sospetto che a porre fine alla carriera di Chaplin negli Stati Uniti fosse stato qualcuno che non aveva dimenticato la satira del barbiere ebreo ne Il grande dittatore.


Gianfranco Massetti

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