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Prima e dopo la rivolta: A ciascuno il suo (divieto)

A metà anni '60, anche nel cinema si iniziano ad avvertire i sintomi dell'imminente rivoluzione la cui bandiera verrà innalzata dai giovani figli del benessere, ricchi soprattutto di ribellione interiore.
Dopo "Accattone" di Pisolini, la più bella opera prima del nostro cinema resterà senz'altro "I pugni in tasca" di Marco Bellocchio, film di originale stile e forte matrice anarchica, esemplare nel descrivere la morbosa dissolutezza della famiglia borghese, destinata alla distruzione.
Facendo del connubio tra cinema e politica un'espressione di stile, anche Elio Petri non ebbe vita facile nei rapporti con la censura.
Nel caso di "A ciascuno il suo" (1967), tratto dall'omonimo romanzo di Sciascia, si arrivò addirittura a boicottare il manifesto di Symeoni, non potendo recriminare nulla alla coerenza del film.
Dal suo canto anche la commedia inizia ad essere infarcita di situazioni pepate o tendenze politicizzanti.
Un caso fu "La matriarca" (1968) di Pasquale Festa Campanile, dove iniziarono ad apparire i primi nudi, e in cui Catherine Spaak, nel finale del film passeggiando per casa a cavalcioni di un uomo lanciava esplicite frecciate femministe.
Mentre Lou Castel verrà coinvolto in un'altra vicenda bellocchiana in "Grazie zia", (1968) di Salvatore Samperi, film che può oggi considerarsi come il prototipo del cinema erotico(che avrebbe dominato in un modo o nell'altro il decennio successivo), dove la zia in questione era la bella Lisa Gastoni la quale divenì l'icona di una generazione.

Lisa Gastoni

Anni '70: E fu tempo di rogo e d'abiura

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