cinema italiano e censura by ActivCinema - Activitaly Roma

Dopo la cosiddetta stagione dei "telefoni bianchi", negli anni '40 il cinema italiano ebbe uno dei periodi di massimo splendore attraverso quel magistrale stile d'espressione che prese il nome di Neorealismo.
Contemporaneamente, a contrastare i profondi intenti civili e sociali dei cineasti, vi si scagliò l'ordine dei censori, novelli Catoni della celluloide.
Uno di questi, l'allora sottosegretario
Giulio Andreotti, ebbe il coraggio di stroncare capolavori del livello di "Ladri di biciclette" (1948) e "Umberto D" (1952) entrambi diretti da Vittorio De Sica col fedele apporto di soggettista di Cesare Zavattini, commentando semplicemente con la fatidica frase: "I panni sporchi si lavano in casa" (episodio che verrà più tardi ben descritto da Ettore Scola in
"C'eravamo tanto amati" (1974)

vedi anche cinema erotico
Laura Antonelli
Italia anni '60, l'oro del cinema

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