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Da "Caligola" a "Malena", la TV detta legge

Anche la commedia "scollacciata" all'italiana si prende beffa dei suoi irreprensibili giudici affidando alla Fenech ne "La pretora" (1976) di Lucio Fulci, il ruolo più spinto della sua intera carriera, ovvero quello della gemella pornostar.
Sono gli ultimi colpi di coda di un genere che, a suo modo, ha dominato il decennio, nel quale non è difficile oggi ritrovare gradevoli e pungenti spunti di satira sociale, seppur condita in salsa piccante.
Brass prosegue la strada intrapresa con "Caligola" (1979), spingendosi troppo oltre il consentito: il film prodotto tra l'altro da Bob Gruccione, allora editore di riviste per adulti, contenendo sequenze realmente hard, viene dapprima bloccato e poi rimaneggiato dalla produzione, al punto d indurre l'autore a disconoscere la paternità del lavoro, (sui titoli di testa apparirà la scritta: riprese di Tinto Brass). Solamente quattro anni dopo, il cinema italiano per merito di Brass, avrà superato a passi d'elefante svariati tabù.
Nell'83, infatti rilanciando l'immagine di Stefania Sandrelli, ne "La chiave", Brass rivisita l'omonimo romanzo di Tanizaki, e realizza il suo capolavoro diventando maestro indiscusso del cinema erotico nazionale, nella sua grande abilità di plasmare i corpi femminili attraverso l'obiettivo.
Il successo del film darà l'avvio ad altri tentativi di porno-soft con e senza la Sandrelli, ma il risultato sarà quello di un cinema patinato e senza mordente, molto presuntuoso.
Due anni dopo in "Miranda", Brass rilancia per merito di Serena Grandi, l'immagine della super maggiorata anni '50 (epoca nella quale non a caso è ambientato il film), esaurendo però ben presto la sua vena migliore: i film seguenti infatti, saranno soltanto stanchi rifacimenti, perdendo di volta in volta la carica sensuale e aumentando la volgarità.
A metà anni '80, le sle iniziano a svuotarsi, l'impero delle TV private creato in prima persona da Silvio Berlusconi, ha preso pienamente piede, specialmente attraverso la quotidiana offerta di più film durante la stessa serata.
La censura avrà così pane per i suoi denti, dovendo teoricamente tutelare i minori da immagini violente o comunque lesive per la loro crescita, cosicché i film vietati ai minori di 14 anni, potranno andare in onda integralmente, ma solo dopo le 22.30, mentre gli altri verranno massacrati di tagli, come al solito (riducendo ogni film ad un composit di se stesso) anche se trasmessi a notte fonda, dove contemporaneamente sulle altre reti avremo continue pubblicità di tele-compagnie hard e di club del sesso.
Da un decennio a questa parte, sia le reti Rai che Mediaset, sono entrate direttamente nel finanziamento di film sia per le sale che fiction, aggiungendosi così in anticipo i diritti di trasmissione.
E c'è da stupirsi anche di casi di omissione da parte dei censori: ad esempio un film come "Malena" di Giuseppe Tornatore, pur essendo un prodotto di ottima qualità espressiva, non manchevole di poesia, ma contenente scene di masturbazione ossessiva e vari nudi integrali di Monica Bellocci, non ottiene nemmeno il divieto ai minori di 14 anni (anche se la Miramax, società statunitense coproduttrice del film, ha chiesto all'autore di tagliare proprio le sequenze sopraccitate, per l'uscita americana).
Ci penserà la TV ad abbassare la mannaja, giudicando imperterrita i sogni proibiti degli italiani del terzo millennio.

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