ActivCinema presenta: Vittorio De Sica, Miracolo a Milano Miracolo a Milano, titoli
di Gianfranco Massetti
Miracolo a Milano - prima parte
Sotto un cavolo dell’orto di casa propria, l’anziana signora Lolotta rinviene un neonato. Diversi anni dopo, ritroviamo Totò, così si chiama il bambino, oramai già grandicello. Ma un brutto giorno la signora Lolotta muore, e Totò viene affidato all’orfanotrofio. Miracolo a Milano,  manifesto

Di lì, ne esce che è già quasi un uomo e pieno di fiducia nel prossimo si aggira, con una valigetta, per le strade innevate di Milano, alla ricerca del suo primo lavoro. Rivolge a tutti un saluto, ma ben presto si accorge che la gente non solo è scontrosa e diffidente, ma accoglie il suo “Buongiorno” con fastidio o, addirittura, come una provocazione.
A sera, mentre Totò si ferma nei pressi della Scala per ammirare l’uscita dei ricchi spettatori in abito elegante e pelliccia, un vecchio barbone approfitta della sua sbadataggine e gli ruba la valigetta di pelle. Inseguendo il ladro per farsi restituire la povera dote, Totò si lascia però commuovere dalle sue lacrime e gli dona la valigetta. Poi, siccome non ha dove dormire, accetta l’ospitalità del vecchio, che lo porta nella sua baracca, in un campo alla periferia della città.
Al mattino, quando si sveglia, Totò vede, intorno a sé, altre baracche ed altri poveri disperati, come lui ed il suo amico. Appena si affaccia un raggio di sole tutti quanti sono pronti ad approfittarne, ma quando il cielo si fa cupo, per non sentire il morso del freddo, bisogna soltanto battere i piedi. Poi, arriva anche una bufera di neve e le baracche sono spazzate via dal vento. Così, bisogna ricostruire l’accampamento e Totò si mette d’impegno per aggiornare la toponomastica delle vie ed alleviare le frustrazioni dei suoi compagni di sventura, o trovare la soluzione alle loro contese.
All’accampamento arrivano sempre nuovi sventurati e famiglie cadute in disgrazia. E’ il caso di quella composta dalla signora Marta, da suo marito, dal figlio piccolo e la domestica, Edvige, di cui Totò subito si innamora. Ma un bel giorno arriva anche il signor Brambi, il proprietario del terreno dove sorge l’accampamento, e con sé porta il ricco capitalista Mobbi, a cui l’ ha venduto. I baraccati si fanno incontro a Mobbi con atteggiamento minaccioso, in quanto temono di essere cacciati dall’accampamento, ma quello li rassicura dicendo loro che ricchi o poveri gli uomini sono tutti uguali. Così, il giorno dopo s’inaugura il nuovo accampamento con canti e balli, l’estrazione della lotteria ed altri divertimenti. Si pianta l’albero della cuccagna e …, improvvisamente, sgorga dal terreno uno zampillo d’acqua …, che però si incendia: è petrolio e tutti si affrettano a portare le proprie lucerne per farne scorta. Il malvagio Rappi si allontana però dall’accampamento per avvertire Mobbi che sul suo terreno si è scoperto il petrolio. Mobbi cerca allora di far sgombrare l’accampamento, ma trova la resistenza dei baraccati, i quali mandano da lui anche una delegazione, per ricordargli che tutti gli uomini sono uguali. Mobbi rassicura i rappresentanti dei baraccati, ma quando tornano all’accampamento questi vedono che lo sgombero è già in corso.
Si organizza allora la resistenza. Quando però i gendarmi lanciano i lacrimogeni, i baraccati sono costretti ad indietreggiare. Totò che si è rifugiato in cima all’albero della cuccagna vede comparire improvvisamente il fantasma della vecchia Lolotta, che gli consegna una colomba dagli straordinari poteri: tutto quello che lui desidera la colomba sarà in grado di realizzarlo.
Così, grazie alla miracolosa colomba della signora Lolotta, ai gendarmi succedono una serie di inconvenienti che li mettono in ritirata. E’ costretto a fuggire anche l’infame Rappi, ma intanto i poveri delle baracche continuano a chiedere favori a Totò: chi vuole una pelliccia, chi una radio, chi un vestito e così via … Chi vuole diventare alto, chi vuole diventare bianco e chi nero, e tutti vogliono diventare ricchi … Un povero chiede un milione di milioni di milioni di milioni di milioni, e un altro, per ripicca, un milione di milioni di milioni di milioni di milioni più uno …ed ecco che lo ha già fregato… e tutti si affannano per vedere esauditi i propri desideri.
Finalmente, Totò riesce ad appartarsi in casa di Edvige e le chiede di esprimere un desiderio: un paio di scarpe …, ma soltanto una scarpa fa in tempo a comparire ai suoi piedi, perché due angeli scesi dal paradiso sono riusciti a recuperare la miracolosa colomba.
Intanto è arrivata l’alba. L’accampamento assediato dai gendarmi di Mobbi viene evacuato e la gente viene caricata sui cellulari. Quando però arrivano a Milano in piazza Duomo, Totò rientra in possesso della colomba che la signora Lolotta gli ha riportato: improvvisamente i cellulari si aprono ed i poveri baraccati che si sono appropriati delle scope degli spazzini della piazza si allontanano su di queste in volo, tra le nubi, “verso un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno”.
Scrive a proposito del film Stefania Parigi:
“Un dipinto di Pietre Bruegel, Proverbi dai Paesi Bassi (1559), fa da sfondo ai titoli di testa di "Miracolo a Milano". Con le sue accensioni coloristiche – mortificate dal bianco e nero della pellicola -, i suoi personaggi allucinati, brulicanti come formiche in uno spazio contratto e fortemente simbolico, la tavola offre uno straordinario campionario della cultura popolare del Cinquecento, di cui troviamo un perfetto omologo letterario nell’ “isola dei proverbi” del Pantagruel (1564) di Rabelais. Ispirata al Giudizio universale di Bosh (quello inciso pochi anni prima da Hieronymus Cock), la tavola si regge su un principio di narrazione non lineare, procede per accumulazioni e contrasti di scene, tipi, mostri, ambienti, colori, giocando sull’abolizione dello spazio e del tempo storici, e ricreando le coordinate magiche della festa popolare, di cui, d’altra parte, ogni rappresentazione di Giudizio universale riprende, da sempre, schemi e umori. La fantasia esaltata dall’irruzione del demoniaco e dell’irriverente anima un carnevalesco mondo alla rovescia che si esprime nello stile più congeniale alla cultura popolare: il realismo grottesco. Tutto è vivo, deformato da un pathos quasi caricaturale, e allo stesso tempo tutto è allegorico e ricco di tensione morale.” (S. Parigi, Miracolo a Milano, in De Sica : autore, regista, attore - a cura di Lino Micciché, Venezia, 1992, p. 287).
Ma Il mondo alla rovescia è proprio l’antico titolo del quadro di Bruegel. Esso derivava il proprio nome dal simbolo del globo terrestre, dipinto come insegna della casa che compare in primo piano sulla sinistra del dipinto. Il simbolo rinvia così, alle soglie dell’età moderna, alla polemica nei confronti del potere da parte delle classi subordinate, o meglio da parte di quella che rappresenta, per dirla con lo storico inglese Christopher Hill, la “frangia folle” di queste classi, ma sempre con l’ avvertenza che “la follia, come la bellezza potrebbe essere …nell’occhio di chi ci guarda” (C. Hill, Il mondo alla rovescia, trad. it. Torino, 1981, p. 6).

Seconda parte

Miracolo a Milano,  fotogramma
Vittorio De Sica
particolare del dipinto di Bruegel "Processione al monte Calvario"
Miracolo a Milano, titoli