ActivCinema presenta: Vittorio De Sica, Miracolo a Milano Miracolo a Milano, titoli
di Gianfranco Massetti
Miracolo a Milano - seconda parte
Opera corale, priva di un vero protagonista, Miracolo a Milano costituisce il risultato della collaborazione artistica di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica, al cui sodalizio si devono alcuni tra i principali capolavori del neorealismo cinematografico. Miracolo a Milano,  manifesto

Si pensi appunto a film come Sciuscià o Ladri di biciclette, o ancora a Umberto D. , realizzato come lo stesso Miracolo a Milano, nel 1951. Eppure, nel caso di Miracolo a Milano, si deve osservare, rispetto alla vocazione neorealista dei due autori, una soluzione di continuità, che offre addirittura lo squarcio di una poetica surrealista.
Probabilmente la chiave d’ interpretazione per comprendere l’anomalia di questo film si trova proprio nell’analisi di Stefania Parigi, che nel richiamo al Bruegel dei titoli di testa intravede un’adesione a quel “realismo fantastico” di cui la fiaba e il racconto allegorico costituiscono delle forme di comunicazione “travestita”.
Del resto, nell’Italia dei primi anni cinquanta, in cui il potere democristiano si era oramai consolidato, la scelta dell’allegoria era pienamente giustificata. Un anno dopo, in occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche di Umberto D., l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giulio Andreotti, faceva “appello” alla “responsabilità dei grandi autori di opere cinematografiche di fronte all’opinione pubblica che il mondo si fa di noi, del nostro Paese attraverso la visione di esse” (dichiarazione rilasciata al settimanale “Oggi” del 16 ottobre 1952 e riportata in F. Pecori, Vittorio De Sica, Firenze 1980, p.65). > vedi Cinema e Censura


Miracolo a Milano veniva accolto tuttavia dal giudizio ugualmente negativo di progressisti e conservatori, accomunati nel rispettivo gioco delle parti da un compromesso storico ante litteram. I primi criticano il film perché lo trovano troppo evangelico e moralmente consolatorio (tant’ è che in Unione Sovietica ne fu proibita addirittura la diffusione, in quanto non era in linea con il marxismo-leninismo), i secondi perché lo giudicano un film eversivo e d’ispirazione comunista. Ad entrambi gli schieramenti, , ciò che non va probabilmente a genio è però la scelta di rendere protagonisti di una commedia cinematografica dei barboni inoperosi e che fanno festa.
Che in Miracolo a Milano non ci fosse alcun incitamento all’eversione lo dimostra il fatto che il soggetto del film venne elaborato in un’ epoca e sotto un regime che non consentivano di questi velleitarismi. Infatti, Zavattini pubblicava il primo abbozzo del soggetto nel 1940, sulla rivista “Cinema”, per trasformarlo, tre anni dopo, in un libro per ragazzi edito da Bompiani col titolo di Totò il buono. In generale, la fiaba di Miracolo a Milano può essere dunque riconducibile a quel “buonismo” di Zavattini, i cui antecedenti sarebbero anche in opere come Parliamo tanto di me , I poveri sono matti ecc.
Altra questione è, invece, se il volo dei barboni sopra le scope di saggina (quelle delle streghe, oltre che degli spazzini) sia da ritenersi o meno “evangelico”, ma nell’Italia del conformismo politico-sociale di destra o di sinistra esso può essere visto semmai come una chiaroveggente anticipazione dello slogan “la fantasia al potere” .

 

Bruegel, Proverbi dai Paesi Bassi


Gianfranco Massetti



Prima parte

Miracolo a Milano,  fotogramma
Vittorio De Sica
particolare del dipinto di Bruegel "Processione al monte Calvario"
Miracolo a Milano, titoli