Der Golem - Paul Wegene Der Golem - Paul Wegene
Der Golem - Paul Wegene

Der Golem - Paul Wegener - parte III

Pazzo di gelosia, il servo rianima il Golem con il pentacolo e gli ordina di cacciare l’intruso, che ingaggia col mostro un’impari lotta, finendo scaraventato dall’alto di una torre. Dopo avere appiccato il fuoco alla casa di rabbi Löw, il Golem fugge portando con sé Miriam svenuta. Il servo raggiunge però il rabbino che sta pregando con gli altri ebrei nella sinagoga e lo avverte del pericolo. Rabbi Löw dopo una disperata ricerca ritrova sua figlia ancora viva, ma del Golem non c’è alcuna traccia. Questi ha infatti valicato le porte del ghetto ed ha incontrato sulla sua strada un gruppo di bambini. Dopo aver preso in braccio il più piccolo di loro, lo avvicina al proprio petto quel tanto che basta a sfilargli la stella pentacolare con la parola Aemet. Il Golem crolla a terra inerme, con gran sollievo del rabbi e di tutta la comunità ebraica, che ringrazia Dio per averli salvati per la terza volta. Di origine romantica, la leggenda della statua di argilla assume come protagonista la figura storica di rabbi Löw, influente capo della comunità ebraica di Praga ai tempi di Rodolfo II. Questi il 16 febbraio del 1592 viene ricevuto in udienza dal sovrano per discutere dei problemi della comunità. Intorno a questo episodio, alcuni ricameranno tuttavia la storia di un Rodolfo II già protettore di alchimisti e astrologhi, ma parimenti interessato a penetrare anche i segreti della cabala. La leggenda trasforma il rabbi in una specie di Faust, versato nelle arti magiche. Per salvare il suo popolo dall’interdetto di Rodolfo II, rabbi Löw ferma con un incantesimo la carrozza di quest’ultimo mentre attraversa ponte Carlo. Le pietre e il fango che la gente scaglia contro il rabbino si trasformano inaspettatamente in fiori e Rodolfo invita l’ebreo alla reggia di Hradčany. Alla presenza dei cortigiani, il rabbino evocherà lo spirito del patriarca Abramo, di Isacco, Giacobbe e dei suoi dodici figli. Ma quando la figura clownesca di uno di questi fa prorompere tutta la sala in una sola risata, l’apparizione svanisce ed il soffitto della reggia comincia a precipitare sui presenti. A scongiurare il disastro, saranno a questo punto le formule cabalistiche recitate da rabbi Löw. Più tardi la figura del leggendario rabbino si fonde con quella del Golem, della cui fabbricazione viene accennato in un fantasioso commento di Eleasar di Worms al Sefer Jezira. Per animare il Golem, questi insegna che bisogna incidergli sulla fronte la parola Emet, Verità. Per distruggerlo, basta cancellare la lettera E, ottenendo in questo modo la parola Met, che equivale a Morte. Tra il XVII e il XVIII secolo, la leggenda attecchisce e si sviluppa negli ambienti delle comunità ebraiche polacche. Come ricorda Angelo Maria Ripellino in un testo divenuto oramai un classico (“Praga magica” , Torino 1973) la storia del Golem praghese è invece “narrata per la prima volta nello zibaldone di miti, curiosità, anèddoti di vita giudaica, che l’editore ebreo boemo Wolf Pascheles pubblicò in tedesco col titolo di Sippurim tra il 1847 e il 1864.” (p. 167).

WegenerRievocata da Wegener all’indomani della prima guerra mondiale, la leggenda del Golem perde tuttavia i connotati della novella gotica per conservare soltanto delle cupe ombre che vedremo proiettarsi a qualche anno di distanza nelle teorie complottistiche messe in circolazione dai nazisti.

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