L'incantata,
sontuosa pittura di Tony non è che un aspetto della straordinaria poliedricità
espressiva, della creatività totale, in cui si sostanzia la storia, il percorso
evolutivo, la vita stessa di questo europeo venuto dal Sud.
Ho visto i suoi colori preziosi, la chiarezza metafisica delle linee e dei
piani cromatici.
Ho pensato alla luce dei paesaggi mediterranei ma anche alle soffuse atmosfere
dei miti nordici. Oh! Quei colori, rari come gemme, quei rossi incredibili,
indescrivibili: non so quanto c'entri, ma ho avuto in mente, per tutta la
visita alla mostra, il Pinturicchio e poi, ogni tanto, Renoir.
Come nella sua raffinata sintesi musicale del canto di origine popolare, d'ogni
regione d'Italia e d'Europa, Dimitri ha portato nella raffigurazione
estetica, quella stratificazione di razze e culture che chiunque sente nel
sangue, se ha avuto la. ventura di nascere nella terra di Pitagora
e Parmenide, Orazio, Federico II, Paisiello, Croce,
Pirandello e migliaia di altri così.
Ecco perché in quell'impianto di compostezza rinascimentale vibrano, dal complesso
della Sua opera, i segni degli antichi linguaggi che Dimitri non può
che a avvertire: la classicità ieratica della Magna Grecia, l'opulenza
coloristica di affreschi pompeiani, l'invasione fiabesca e onirica
della cultura araba.
Ma perché questa ricerca infinita? Questo creare continuo, e sperimentarsi;
il canto, la musica, il teatro? Perché i viaggi ininterrotti per il vecchio
continente? Questa eleganza cos'è, la sincerità, l'onestà, la morale... è
forse il tentativo di accostare l'estetica all'etica, di compenetrarle, di
dare valore di esistenza all'immaginazione? Qualcuno ha scritto che saranno
i poeti, gli artisti, i filosofi a reinventare il mondo in cui vivremo nel
prossimo millennio. La poetica, la ricerca, il viaggiare di Tony Dimitri
trovano legittimità storica in questa affermazione, i suoi segnali sono rivolti
alla vita, all'anima nobile del popolo.
Egli è uno dei nostri, è l'uomo del Sud prestato all'Europa.
Taranto 23/8/96
Martino Carrieri