ActivCinema Presenta Dennis Hopper, Easy rider
di Gianfranco Massetti 
 
Dennis Hopper, Easy rider

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Easy rider è, in gergo, colui che si fa mantenere dalle prostitute, un titolo polemico, nello stile del contenuto del film, che viaggia sul registro della critica al conformismo della società americana degli anni sessanta. Ma Easy rider è anche la constatazione del fallimento sul piano pratico delle culture alternative: la comune hippie che i due protagonisti incontrano sul loro cammino sopravvive a stento e l’esito del “viaggio” a base di Lsd costituisce l’approdo ad un pessimismo di matrice neognostica.
Dietro le concezioni ufologiche di George e la cultura degli allucinogeni, che rivela a Billy la sua “luminosità”, ciò che fa capolino è appunto il messaggio di una moderna gnosi. Chi sono i due protagonisti? Degli extraterrestri venuti a portare la loro civiltà sulla terra? O più semplicemente delle luci pneumatiche, degli angeli, come indica appunto il loro luogo di provenienza: Los Angeles? La risposta non ha importanza, sono l’una e l’altra cosa.
Wyatt e Billy presentano soltanto un’immagine fittizia, la maschera di due personaggi famosi, Capitan America e Buffalo Bill, che ripetono l’eterna commedia del mito gnostico. Dopo aver gettato dietro di sé il tempo, che è una creazione del dio malvagio, i due si avviano verso il destino del proprio carnevale, inteso nel senso etimologico della parola, come “carne vale” (“addio alla carne”, cioè, nel loro caso, all’incarnazione). Il viaggio nella direzione opposta alla frontiera dei pionieri americani, ai confini del mondo, anche se può cogliersi ancora una volta come elemento polemico nei confronti della società americana, rappresenta soprattutto un ritorno alla propria libera essenza spirituale, in contrapposizione al principio ilico, femminile e materno (la madre di Wyatt, che in un certo senso è anche l’America, è “stupida” perché la materia è priva di luce e non possiede la conoscenza).
Allo stesso modo di Simon Mago, Wyatt e Billy incontrano in un bordello la loro Elena, simbolo della prostituzione dell’anima alle potenze e alle passioni del mondo. Così, insieme al loro doppio femminile, rivivono nel cimitero il dramma della creazione di un mondo.
Piegata al senso di una cristologia gnostica, la preghiera cristiana invoca l’avvento di un Salvatore (un Soter), che liberi l’anima dalla prostituzione della carne. La libertà che i due protagonisti di Easy rider stanno cercando non appartiene perciò a questo mondo. Che il danaro rende liberi non è vero. Lo comprende benissimo Wyatt, che ha conseguito la gnosi, la conoscenza: “…Siamo fregati”, obbietta all’amico, alludendo al fatto che ora sono davvero prigionieri di questo mondo.
Il suicidio di Wyatt al termine del film, non è una vendetta, ma più semplicemente un “uscire dal mondo”… e magari la fuga di una generazione che di fronte a un mondo che non è il migliore dei mondi possibili si è rifugiata nei “paradisi artificiali”.

Gianfranco Massetti

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