| Alla metà di giugno del 1970, François
Truffaut apprendeva dai quotidiani che
“La Cause du peuple”, giornale della sinistra
proletaria, di cui il filosofo Jean-Paul
Sartre aveva appena assunto la direzione, era stato posto
sotto sequestro e che la polizia arrestava ed incriminava coloro
che diffondevano la pubblicazione. Il 20 di giugno, Truffaut
era così per strada, insieme a Jean-Paul
Sartre e Simone de Beauvoir,
a vendere il giornale ai passanti. Chiamato dal tribunale di Parigi
a rispondere di questo fatto, nella testimonianza che l’8
settembre 1970 il regista inviava per iscritto al Presidente della
Corte scriveva tra l’altro:
“Non ho mai fatto attività
politica, e non sono maoista, più di quanto non sia pompidoliano,
perché mi è impossibile nutrire alcun genere di sentimento
per un capo dello Stato, chiunque esso sia. Vero è però
che amo i libri e i giornali e che sono piuttosto affezionato alla
libertà di stampa e all’indipendenza della giustizia.
Così com’è vero che ho girato un film intitolato
Fahrenheit 451 che descriveva, con l’intento di stigmatizzarla,
una società immaginaria in cui il potere brucia sistematicamente
tutti i libri; ho dunque voluto far coincidere le mie idee di cineasta
con le mie idee di cittadino francese.”
( in F. Truffaut, Autoritratto, trad. it. Torino 1989, p. 190).
|