Spinto da un’incessante bisogno
di ricerca e di sperimentazione, diede forma alle proprie inquietudini
esistenziali ispirandosi ai modelli più diversi (al “Kammerspielfilm”,
al “noir hollywoodiano”, alla “commedia politica”),
realizzando un originale connubio tra il cinema classico, come, per
esempio, quello di Douglas Sirk, e le esperienze di Straub e Godard.
All’indomani
della morte del suo “buon amico” Rainer,
Douglas Sirk scriveva:
“I film di Fassbinder sono rimasti controversi
per molto tempo , e io spero che continuino ad esserlo anche in futuro.
Perché solo ciò che sopravvive all’antagonismo
ha il potere di durare nel tempo”. Ancora oggi infatti, a 22
anni esatti (10 giugno 1982) dalla morte di Fassbinder, le parole
di Sirk risultano più che mai profetiche.
Rivedere
16 film, condensati in una retrospettiva che apre soltanto un piccolo
spiraglio sull’altrettanto ricca
attività televisiva
e teatrale, è un’occasione unica per perdersi in quel
teatro duro brutale e al tempo stesso ammaliante, dove sulla scena
appare perenne il gioco senza scampo dei rapporti di potere. Ed è inoltre
un’occasione per conoscere un autore di cui solamente pochi
hanno visto più delle sei o sette pellicole distribuite nei
normali circuiti. La visione di un maggior numero di film può far
luce sui confini della poetica di questo grande cineasta.
Con le sue opere Fassbinder ha tracciatouna esemplare mappa dei sentimenti
umani, crudele lucida e infinitamente dolorosa, che è ancora
di grande attualità.
II filo rosso che lega i film è proprio questa
chiara analisi dei rapporti tra gli uomini, inevitabilmente legati
a una dialettica padrone/vittima. Anche quando entra in gioco la Storia,
tutto rimane immutato. Le vittime sembrano soltanto aderire a un destino
più tragico e cosmico, ma in realtà la condizione umana è segnata
e assegnata a un destino di sofferenza che è già inscritto
nel microcosmo dei fallimenti amorosi di ordinaria quotidianità.
Il problema - dice Fassbinder in una intervista - è che c’è sempre
una classe che vuole educarne un’altra, un uomo la sua donna,
un uomo un altro uomo: sempre questo rapporto di educazione, questo
rapporto servo-padrone....
Il programma comprende 16 titoli (tutti rigorosamente
in pellicola) che coprono cronologicamente quasi l’intero percorso
creativo del grande cineasta tedesco. Si va dal primo lungometraggio “L’amore è più freddo
della morte” (Liebe ist kälter als der Tod) del 1969, un’opera ricca
di riferimenti al primo Godard e a Straub, fino a “Veronika Voss” (Die
Sehnsucht der Veronika Voss)del 1981. Nel programma è stato inserito
anche il documentario “Non voglio solo che mi amiate” (Ich will nicht
nur, daß Ihr mich liebt) dedicato a Fassbinder e realizzato da Hans
G. Pflaum nel 1992, in occasione del decimo anniversario della morte
del regista. Il documentario tocca principalmente due temi: quello
biografico e quello puramente artistico.
Roma - FILMSTUDIO
2 - via degli Orti d’Alibert, 1/c(Trastevere)
9 - 30 giugno 2004 - info
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