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Roma, Federico Fellini [ 1 ] [ 2 ] [ 3 ] [ 4 ]           

 

federico fellini - romaQuesta era la Roma del Fellini della fine degli anni trenta. Ma Roma, oggi, com’è? Per descrivere la Roma della prima metà degli anni settanta, Fellini parte con la sua troupe cinematografica dal raccordo anulare che porta gli automobilisti in città. Qui s’incontrano solo macchine e l’unica presenza umana sono le prostitute e gli omosessuali che si offrono ai bordi della carreggiata. Oggi il rumore del traffico metropolitano sovrasta e sommerge ogni altro rumore, mentre per le strade si crea un solo e unico ingorgo ed i suoni dei clacsons si sommano orchestralmente.

 

federico fellini - romaFellini filma per le strade un corteo. Si tratta di un gruppo di manifestanti di estrema sinistra, con degli striscioni dove si dice: NO AL POTERE DELLA BORGHESIA. Con sottile ironia, il regista si sposta quindi a fare le riprese della città al parco di Villa Borghese.
Qui incontra degli studenti che gli chiedono di fare un film di denuncia sociale, mentre un altro interlocutore lo apostrofa con queste parole: “Ma che è Roma questa? Tutti matti, tutti corrono, tutti c’hanno fretta, la gente s’è fatta cattiva: è perché sono scomparsi i romani. E guardetè attorno: tutti capelloni puzzolenti, studenti che non vonno studià, travestiti, drogati de tutte le razze, perché adesso tu non pensi che sto’ film va pure all’estero e se tu ce metti i soliti invertiti, le donnacce da strada, le solite sozzerie, che figura fai fa a sta rometta nostra?” Ma Fellini è convinto che si deve parlare soltanto di ciò che ci è congeniale. E ciò che gli piace raccontare è, ad esempio, com’era trent’anni fa il teatro della Baraconda, dove non si riusciva a capire se l’esibizione la facevano gli artisti sul palcoscenico o avveniva invece in platea, tra gli spettatori. Fellini del resto sembra ribadire per tutto il film che la realtà è molto spesso più teatrale dello spettacolo. E questo è vero soprattutto nell’italietta fascista, dove i cinegiornali paiono un’appendice alla recita cinematografica. Anche nella disfatta, si continua così a recitare. Nel rifugio antiaereo, dove un vecchio protesta (“ me ne stavo così bene a dormì, mo’ per colpa di quello là …”), mentre il vicino lo rimprovera duramente: “ … è intollerabile, certa gente dovrebbe vergognarsi: nel momento in cui la patria è tutta unita nella certezza della vittoria, si devono ancora sentire certi discorsi disfattisti. Vergognatevi! L’Italia è fascista. Il Duce! ecco l’unica nostra fede: dobbiamo vincere, e vinceremo!” Segue >

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