IL FILM NOIR francese - filmstudio 80 - A cura di Armando Leone e Delia Peres
Rivista attiva di Archeologia Cinematografica
IL FILM NOIR francese
“Anche gli americani fanno dei film noir”, con questo articolo di Jean-Pierre Chartier, pubblicato nel 1946 sulla Revue de Cinéma, inizia la vicenda critica del film noir americano ma anche quella del film noir francese e del film noir tout court. Ed è stata sempre la critica francese a inventare il termine polar, parola vibrante e misteriosa, per definire il noir nazionale degli anni ’40-’70 (il termine è nato dalla fusione di policier e noir). Che cosa sia poi il film noir questo è un problema su cui la critica cinematografica si cimenta da molto tempo senza, però, aver ancora raggiunto una definizione soddisfacente. Con il noir infatti ci troviamo di fronte a una folta jungla di segni, di rimandi, di assimilazioni per cui si capisce l’incertezza e la prudenza di critici e storici. Certamente si possono individuare alcune caratteristiche di fondo: il rapporto determinante con il romanzo poliziesco anglosassone e, in seguito, con quello francese, l’influenza della psicanalisi, della “crudeltà surrealista”, di alcuni stilemi del cinema espressionista (soprattutto per quanto concerne l’illuminazione) e, in Francia, anche dell’Esistenzialismo, la filosofia dominante dalla fine dei Quaranta. Si può anche dire che il noir nasce dall’unione di vari generi: il film poliziesco classico basato sulla deduzione, l’horror film, il film fantastico, il gangster movie ma anche il film d’avventura e la commedia poliziesca. Il noir conserva comunque diversi tratti in comune con il poliziesco classico ma se ne distingue soprattutto per il modo in cui si pone di fronte al delitto e al delinquente. Nel poliziesco gli uomini della legge sono generalmente presentati come onesti, coraggiosi e insensibili ai tentativi di corruzione, nel noir, invece, sono spesso sullo stesso piano dei criminali. Nel poliziesco il delitto è visto dal di fuori, dal punto di vista della polizia e degli investigatori, nel noir, invece, viene indagato dal di dentro, dal punto di vista del criminale. E notevole attenzione è riservata alle motivazioni e alla psicologia di chi ha commesso delitti. La ricerca dell’insolito sfocia spesso nel noir in un clima morbosamente erotico o sadico, in un onirismo che arriva all’incubo: viene cioè stimolata nello spettatore una partecipazione angosciata. Tutte queste caratteristiche lo differenziano anche dal cinema di suspense classico (quello di Hitchcock) che è, invece, più interessato a costruire situazioni e meccanismi e meno disposto a indagare dal di dentro le motivazioni, a soffermarsi sull’“umanità” di chi delinque. La distinzione è tuttavia poco percettibile in diversi casi, anche perché alcuni meccanismi della suspense possono essere utilizzati dal noir. Qualcuno fa rientrare il noir nel “film policier” e lo considera quindi, in modo forse un po’ troppo riduttivo, un sottogenere, una tendenza del film poliziesco-criminale. (1) Vi è poi chi definisce il noir un “non genere” o meglio un “supergenere”, perché dei generi classici ha perduto la purezza e la riconoscibilità, “anche se dei generi classici conserva il valore di grande sistema allegorico, come era già accaduto per la tragedia greca, si parva licet”.(2) Un supergenere, nato da quello smarrimento del “senso di giusto e ingiusto” che caratterizza l’epoca moderna: si sono scissi gli elementi tradizionalmente connessi, ogni elemento o frammento tende all’autonomia e ciò che era marginale è diventato centro e polo d’attrazione. Tutte conseguenze di quella che è stata definita “la perdita del centro”. Il noir - romanzo e film - rifletterebbe dunque tale situazione ed è per questo che il poliziesco classico, con la sua razionale ricerca del colpevole di stampo positivista, è entrato in crisi, trasformandosi radicalmente: non più gioco per menti sopraffine, destinato a rassicurare lettore e spettatore, con il ripristino alla fine della legalità e dell’ordine; violenta immersione, invece, nella mente criminale e descrizione sempre più spietata, fino al sadismo, dei meccanismi psichici che imprigionano e annientano l’uomo e lo spingono a delinquere, facendolo impigliare in una rete vischiosa e assurda, senza nemmeno la “rassicurante” presenza, dietro, sopra o sotto, di un demiurgo che conduca il gioco_

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