E’ sera. Col pretesto di farle un regalo, Bill va a trovare
la prostituta che lo aveva abbordato. Non c’è, ma trova
la sua coinquilina che gli racconta come la ragazza sia risultata
positiva al test dell’aids e si sia fatta ricoverare in clinica.
Con la testa affollata di pensieri, Bill passeggia per strada e si
accorge di essere pedinato da un uomo. Acquista un giornale e s’infila
in un bar. Qui una notizia attira la sua attenzione: un’ex regina
di bellezza è entrata in coma in seguito a un’overdose.
L’indomani la cerca nella clinica dov’è stata ricoverata,
ma gli dicono che la giovane è nel frattempo deceduta. Spacciandosi
per il suo medico,chiede di vedere il cadavere, ma non riesce a capire
se si tratti o meno della donna piumata. Mentre lascia la clinica,
una telefonata lo convoca a casa di Ziegler.
L’amico gli vuole
parlare di una faccenda che lo riguarda personalmente. La notte scorsa,
alla villa, c’era anche lui. E adesso lo avverte
che deve smetterla di fare indagini. Gli ha messo un uomo alle costole
per vedere che iniziative avrebbe preso. Non può mettersi contro
quella gente… Se conoscesse i loro nomi non potrebbe che rabbrividire.
E, in fondo, non è successo nulla. Quando si sono accorti che
Nightingale aveva parlato, si sono affrettati a rispedirlo a casa,
magari con qualche livido, ma sano e salvo.
Però Bill vuole
sapere della donna piumata. Che fine ha fatto? Ziegler risponde che
deve prendere tutto come una sciarada, è stato
un gioco, una messa in scena per farlo tremare di paura, nient’altro.
Ma il ritaglio di giornale che Bill mostra all’amico non è uno
scherzo, perché la ragazza di cui si parla si trova ora all’obitorio.
Ziegler
ammette, la ragazza morta era la stessa che lui aveva soccorso alcuni
giorni prima, al ricevimento. Sarebbe comunque successo. Era inevitabile.
Era una drogata, una puttana. Il prezzo della civiltà e
della società dei cosiddetti “onesti” vuole dei
capri espiatori, ma forse l’ingenuo Bill non è consapevole
di questo.
Al suo ritorno a casa trova così ad attenderlo un
terzo ed inquietante avvertimento.
Accanto al cuscino dove sua moglie
sta dormendo ricompare come d’incanto
la maschera che aveva perso. William scoppia in un pianto che
ridesta sua moglie, a cui confesserà tutto fino al perdono.
Scrive Kenneth Anger in Hollywood
Babilonia (Milano 1996, p. 6) che
in alcuni appunti del 1916 di Aleister Crowley i cinematografari americani
sono descritti “come una banda di maniaci
sessuali pazzi di droga”. Per la cronaca, il noto mago occultista Aleister Crowley,
che amava firmarsi come La Grande Bestia, millantando un improbabile
credito, era stato definito come l’uomo più perverso
di questa terra.
Che per le scene di magia sessuale Kubrick abbia
tratto ispirazione da lui e non dai cinematografari di Hollywood
ci sembra pertanto rassicurante. Lo spirito che aleggia in queste
scene di Eyes Wide Shut è appunto
quello di Magick, un libro sulla magia di Aleister Crowley, che ha
voluto rimarcare in modo simbolico l’argomento da lui trattato
aggiungendo alla normale ortografia di Magic una k, undicesima lettera
dell’alfabeto. L’undici è infatti un simbolo di
magia e come tale compare in Eyes Wide Shut per ben tre volte.
Oltre a Magick, un’altra chiave di lettura per comprendere
il film è costituita dal Fidelio di Beethoven, che è la
sola opera lirica che egli abbia mai musicato in tutta la sua vita.
Fidelio è come abbiamo visto la parola convenzionale che dà l’accesso
alla villa dei Misteri. Ma il Fidelio è stata anche
un’opera invisa ai potenti, in quanto, col pretesto di parlare
della fedeltà coniugale, allude ad un potere di natura dispotica
che incarcera gli innocenti. Se si tratti poi del potere dispotico
di Napoleone o di quello dell’imperatore d’Austria non
lo si è mai capito.
Quel che si può congetturare nel caso di Kubrick è che
il cattivo Demiurgo della nostra epoca risiede inequivocabilmente in
America ed è il potere occulto delle tre K, un potere occulto
di gradi 33 (11+11+11).
Gianfranco Massetti
Eyes Wide Shut Pag. [ 1 ] [ 2 ] [
3 ]