Così, Wendy risvegliandosi vede riflessa nello specchio la parola MURDER, e quasi contemporaneamente sente i colpi di ascia con cui Jack cerca di abbattere la porta chiusa. Wendy si rifugia quindi nel bagno e fa scappare il bambino per la finestra.
Hallorann è giunto nel frattempo all’Overlook a bordo di un gatto delle nevi. Ma Torrance riesce ad eliminarlo ancora prima che possa fare qualcosa. Danny, che si era rifugiato nella cucina, esce nel parco antistante, coperto di neve, in cui cerca di far perdere le proprie tracce all’interno del grande labirinto di siepi che vi è stato piantato.
Dopo un’estenuante fuga all’interno del labirinto, dove il padre lo insegue brandendo l’ascia, Danny, al richiamo di sua madre, esce dal labirinto e con lei fugge sul gatto delle nevi lasciato da Hallorann.
Nelle ultime scene, la macchina da presa ritrae Jack assiderato all’interno del labirinto, man mano la sua figura sfuma sull’inquadrature di una parete all’interno dell’albergo,
dove compare la vecchia fotografia di alcuni ospiti che partecipano ad una
festa nella sala bar.
Una scritta in sovrimpressione riporta la data del 4
luglio 1921, mentre lo zoom ci conduce a riconoscere, tra i presenti, proprio
la figura di Jack Torrance.
Durante il viaggio che li conduce all’Overlook
Hotel, Wendy cita un avvenimento accaduto nel 1847, all’epoca della “febbre dell’oro”. Si tratta della dispersione della spedizione Donner in mezzo alle nevi delle Sierras, che Wendy confonde con i monti del Colorado. Il fatto divenne celebre in quanto i membri della spedizione si erano abbandonati ad episodi di cannibalismo. Ma proprio il tema del cannibalismo costituisce uno dei principali argomenti di Shining (cfr. G. Cremonini, Stanley
Kubrick, Shining, Torino 1999). Ad esempio, nell’affermazione di Wendy che visita l’enorme cucina dell’albergo: “… è un enorme labirinto. – dice – Mi dovrò riempire le tasche di briciole di pane per non perdermi.”
L’affermazione evoca la fiaba di Pollicino, contaminata del mito di Teseo ed Arianna.
Ma un’altra fiaba che allude ancora all’antropofagia è anche quella di Cappuccetto Rosso, della quale Wendy diventa protagonista nelle scene finali, quando Jack s’ingegna di farla a pezzi con l’ascia.
Del resto, attraverso la silhouette vistosamente anoressica di Wendy la paura ancestrale di essere mangiati ci accompagna per tutto il film, che termina con l’accusa di cannibalismo che Kubrick rivolge al suo paese: la data del 4 luglio che compare sulla foto di Jack è quella dell’anniversario dell’ Independence Day.
Sorto dalla profanazione di un cimitero sacro agli
indiani, l’Overlook
Hotel è divenuto un luogo di potere occulto. Shining è,
tuttavia, anche l’indicazione di un percorso iniziatico verso la “luce” e
la vita. Il successo di tale percorso è subordinato però alla possibilità di
decrittazione del labirinto, ricostruendone le serie in base all’abbinamento
destra – sinistra / sinistra – destra, o semplicemente per effetto
di un atto intuitivo. In tal senso, risulta fondamentale il contributo
dell’elemento femminile, rappresentato nel mito di Teseo dal filo
(cordone ombelicale) di Arianna o dal richiamo della Madre nel caso
di Danny. La presenza dell’ascia come strumento sacrificale nelle
mani di Jack, ci riconduce inoltre a quella etimologia del termine “labirinto” che
lo fa risalire al greco “labrys” ed al simbolo dell’ascia bipenne,
la quale ci rimanda a sua volta al mito delle Amazzoni.
Nel labirinto occulto della Storia, il sogno di
potenza dell’uomo è destinato
a un eterno ritorno. Una delle più note frasi palindrome che esprimono
la vanità di questo sogno di potenza si riferisce a Napoleone:
in inglese la frase I was able, se letta al contrario risulta
I saw Elba.
Lo Shining permette di scrutare nell’occulto della Storia, per liberarsi di un
destino in cui una REDRUM, ovvero un RED DRUM, un segnale di guerra (cfr. G.
Cremonini, cit., p. 43), nasconde l’incombere della Morte.
Shining parte 1