ActivCinema presenta

 

di Gianfranco Massetti

 
 
C'era una volta in America,  Sergio Leone

 

 

 

 

 

 

 


Con questo film, siamo abbastanza lontani dai personaggi della "trilogia del dollaro". Quelli erano delle maschere da palcoscenico, invece qui ci aggiriamo intorno alla dimensione del romanzo psicologico. Parallelamente, vediamo le componenti sado-masochiste presenti nel genere western evolvere in direzione di una libido omoerotica rimossa, che fa da sfondo all'intera vicenda di "C'era una volta in America". Non a caso, Carol e Deborah, entrambe le donne che Noodles riesce ad avere con la violenza, diventano le amanti di Max, mentre il figlio di Max e Deborah porta lo stesso nome di Noodles. A margine della vicenda, la profonda religiosità del misticismo erotico del "Cantico dei Cantici" si trasforma nella cinica parodia della piccola Deborah, che irride la devozione del giovane Noodles. Tuttavia, Leone è soprattutto un grande regista epico, un costruttore di miti, e si sa che i miti parlano in un linguaggio simbolico, riconducendo la realtà a stereotipi. Quello della "trilogia del dollaro" era lo stereotipo racchiuso nella tipologia umana de "Il brutto, il buono e il cattivo". Nel quartiere degli immigrati di New York, in "C'era una volta in America", è lo stereotipo della proverbiale "furbizia e scarsa onestà" dell'italiano, impersonata dal poliziotto corrotto che si lascia ricattare dai ragazzi, o quello dell'altrettanto proverbiale "intelligenza ebraica", incarnata dal giovane Max, che riesce ad ideare un geniale sistema di recupero delle casse di whisky affondate dai contrabbandieri nel porto. In "C'era un volta in America", si tratta ancora e soprattutto dello stereotipo delle due anime dell'ebraismo europeo, che sono cristallizzate nei ritratti somatici e nell'inclinazione psicologica di Noodles (Robert De Niro) e Max (James Woods): l'ebraismo "sefardita", con le sue istanze tradizionaliste e nostalgico-conservatrici, e l'ebraismo "askenazita", proiettato verso il progresso ed il razionalismo scientifico. La nostalgia di Noodles, che è poi la medesima nostalgia dei films di Leone, deriva dalla percezione della ineluttabilità del progresso, che nella sua corsa verso il nulla travolge ogni cosa, persino la memoria. La "trilogia del dollaro" si conclude in modo significativo con la rievocazione della guerra civile americana, che prelude al tramonto del mito della frontiera con "C'era una volta il west". I "fuori legge" si avviano così a diventare i gangsters del quartiere ebraico, degli sradicati "senza Legge" che hanno dimenticato il senso profondamente religioso della Torah. Il west di Leone si presenta come un paesaggio duro e scabroso, un mondo che sconta l'assenza di Dio, così come l'assoluta assenza dei pellirossa: discreta denuncia del genocidio perpetrato dai bianchi. Su questo teatro, il bene e il male si confrontano nel duello degli sguardi dei pistoleros, come scintille disperse per effetto di uno "zimzum" cabalistico. Fra la "trilogia del dollaro" e "C'era una volta in America" si colloca un film come "Giù la testa", diversamente allusivo delle illusioni e delle delusioni politiche di Sergio Leone e delle sue istanze di "giustizia" sociale. " Giù la testa" racconta con ironia e drammaticità di rivoluzionari e di rivoluzioni tradite. La figura del "giustiziere" (il colonnello) che è presente nel film "Per qualche dollaro in più" diventerà in "C'era una volta in America" l'immagine cabalistica di Tsedek, il Giusto, impersonato da Noodles. Attraverso la delusione per le rivoluzioni tradite di "Giù la testa", Leone sembra così approdato alla dottrina del "tikkun" della mistica ebraica.

Gianfranco Massetti

 

C'era una volta in America,  Sergio Leone
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