Metropolis

di Massetti Gianfranco

Ricorda Kracauer che l'idea di girare Metropolis sarebbe nata nella mente di Fritz Lang quando questi "vide New York per la prima volta, una New York notturna, scintillante di miriadi di luci." ( S. Kracauer, Cinema tedesco, dal "Gabinetto del dottor Caligari" a Hitler, Milano 1977, p. 153). Come ebbe a dichiarare più tardi lo stesso Fritz Lang, il suo interesse per il film era però soprattutto rivolto ad illustrare il conflitto fra tecnologia moderna ed occultismo, rapporto che tuttavia fu scarsamente approfondito a scapito dell'organicità dell'opera.

La storia di Metropolis è ambientata a distanza di un secolo dalla realizzazione della pellicola, e cioè nell'anno 2026. Siamo dunque in questa megalopoli del futuro, che si divide in due differenti livelli: una città di grattacieli e strade sopraelevate, che si slancia dalla superficie della terra verso il cielo, e una città sotterranea, costruita al di sotto della superficie terrestre, che produce con le sue macchine l'energia sufficiente al funzionamento di Metropolis.
Nella prima città vivono gli appartenenti alle classi alte, ricchi industriali e manager. Nella seconda, una popolazione di schiavi operai addetti al funzionamento della città, che si presenta come un enorme meccanismo. Al mattino presto, prima ancora dell'alba, che gli schiavi operai non potranno nemmeno vedere, dopo dieci estenuanti ore di lavoro, si effettua il cambio di turno alle macchine, che svolgono la loro attività a ciclo continuo.
Mentre gli operai lavorano per fornire energia alla città, i membri delle classi alte assistono allo stadio alla gara di atletica di alcuni giovani, tra cui c'è anche Freder, il figlio di Fredersen, il dittatore e magnate che governa Metropolis. Dopo aver vinto la corsa di atletica, Freder si reca con i suoi compagni al "giardino dei piaceri" che si estende sotto una cupola di vetro abitata da giovani ninfe. Rispondendo alle sollecitazioni di un maggiordomo che si trova al centro del giardino, queste invitano Freder ed i suoi amici ad un rituale gioco di corteggiamento. Freder insegue una di queste ninfe e la cattura, ma quando sta cominciando a baciarla si accorge della presenza di Maria, una ragazza della città inferiore, che rappresenta una sorta di guida spirituale degli schiavi operai.
Rivolta al gruppo di bambini della classe inferiore che sta accompagnando, Maria mostra loro gli amici di Freder affermando: " Guardate! Questi sono i vostri fratelli." Freder e Maria si guardano intensamente, mentre nello stesso tempo fanno irruzione nel giardino le guardie incaricate della sua sorveglianza. Il vecchio maggiordomo si arrabbia perché le guardie hanno permesso a Maria ed ai bambini di avere accesso al giardino, quindi le invita a cacciare questi intrusi. Dopo qualche istante, Maria si gira e dice ai ragazzi di uscire, mentre le guardie si assicurano che tutti lascino il giardino.
Freder, che ha assistito a tutta la scena, si rivolge al vecchio maggiordomo per chiedergli spiegazioni, ma dopo un attimo di esitazione si precipita all'inseguimento di Maria nella città sotterranea.
Egli vede così, per la prima volta, le macchine e la sofferenza dei lavoratori. Osserva un vecchio operaio che incapace di reggere il ritmo della macchina su cui lavora collassa, provocando un'esplosione. Freder, che assiste alla scena, viene investito dallo spostamento d'aria e urta contro la parete dietro di lui. Egli si rimette lentamente in sesto, appena in tempo per assistere alla scena dei corpi dei lavoratori che sono investiti da getti di vapore.
Freder osserva attraverso il fumo un'enorme macchina, ma ancora vittima delle allucinazioni scambia l'ammasso meccanico per una statua che rappresenta il Moloch, l'antico dio degli inferi adorato dalle popolazioni fenicie. Così, nella sua visione, i baldanzosi lavoratori di Metropolis si trasformano in sterminate colonne di operai che si avviano verso la bocca di fuoco della statua. E la scena diventa quasi un presentimento dei campi di sterminio nazisti.

Ritornato in sé, Freder osserva degli operai che corrono da tutte le parti per evacuare la sala da morti e feriti e permettere la prosecuzione del lavoro. Sconvolto da tutto ciò che ha potuto vedere nella città sotterranea, Freder scappa via ed una volta raggiunta la sua vettura ordina all'autista di andare da suo padre: "alla nuova Torre di Babele".
Qui Fredersen sta ricevendo Josaphat, un ingegnere che gli mostra una nuova realizzazione: una specie di calcolatore dotato di uno schermo gigante. Ancora stordito, Freder irrompe nell'ufficio del padre e gli descrive tutti gli orrori a cui ha potuto assistere. Tuttavia, il padre sembra interessato soltanto alla notizia dell'esplosione avvenuta nella sala macchine e ne chiede spiegazione a Josaphat, il quale prima ancora di poter rispondere è invitato con un cenno ad uscire dalla stanza. Freder dice a suo padre che le macchine rappresentano le divinità di Metropolis, ma che nello stesso tempo sono la causa della schiavitù della gente.
Il dialogo si fa complicato e Fredersen dice allora ai suoi dipendenti di lasciare l'ufficio. Guardando la città da una delle finestre, Freder dice a suo padre che Metropolis è splendida, che lui rappresenta il cervello della città e che tutti loro vivono nello splendore delle sue luci. Ma le mani che l'hanno costruita sono quelle del popolo e "dove vive il popolo?", chiede Freder. "Il popolo vive nel luogo a cui appartiene", risponde suo padre, "nelle profondità della terra…". "Ma cosa accadrà se un giorno dalle profondità della terra questa gente si rivolterà contro di te?", dice allora Freder.
Sulla scrivania di Fredersen si accende una luce. Questi allora chiude le tende che nascondono la vista della città, mentre nel frattempo Josaphat annuncia l'arrivo di Grot, il capo reparto della sala macchine, che reca un importante messaggio. Grot avverte Fredersen di avere nuovamente rinvenuto dei misteriosi disegni e gli mostra due fogli di carta che dice di aver trovato addosso a due operai coinvolti nell'incidente della sala macchine. Fredersen è molto arrabbiato e chiede a Josaphat perché mai sia venuto a sapere di questi disegni non da lui, ma da Grot. Prima ancora che possa rispondere, Josaphat è licenziato, e le proteste di Freder non servono a nulla.
Josaphat se ne va dall'ufficio a testa bassa. Egli sa cosa accade a chi viene licenziato da Fredersen: il suo destino è d'ora in poi nella città sotterranea con gli schiavi operai. Per le scale, estrae una pistola e se la punta alla tempia, ma Freder, che nel frattempo è sopraggiunto alle sue spalle, lo dissuade dal suo intento e gli chiede di tornarsene a casa e di aspettare là sue notizie.
Disceso nella città sotterranea, Freder cambia la propria identità con quella di un operaio, in modo da poter rintracciare Maria. L'operaio che assume l'identità di Freder raggiunge Metropolis per recare un messaggio a Josaphat, che tuttavia non gli viene recapitato in quanto l'operaio si lascia adescare dalle luci di un locale notturno.
Intanto, per saperne di più intorno ai misteriosi disegni rinvenuti sui corpi degli operai, Fredersen si reca a casa di Rotwang, uno strano personaggio che rappresenta una via di mezzo tra un alchimista e uno scienziato.
Tra Fredersen e Rotwang esiste un antico rapporto. Molto tempo prima, la moglie di Rotwang era stata l'amante di Fredersen. Hel, così si chiamava la donna, era poi morta dando alla luce Freder, ma Rotwang non si era mai rassegnato alla sua perdita e viveva ancora nella sua devozione.
Contrariato dalla presenza di Fredersen, Rotwang mostra al suo ospite un robot di sua realizzazione, che sottoposto a delle scariche elettromagnetiche assume le sembianze di Hel. Provando un senso di repulsione, Fredersen lascia perdere il robot e spiega a Rotwang il motivo della sua visita.

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