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Lo
spettacolo continua
Nel 1986, l'impatto emotivo per la morte
dello statista svedese sembra evocare paure millenaristiche anche
nelle parole del regista Ingmar
Bergman, alle prese con dei problemi di salute e con le
difficoltà nel portare sul palcoscenico un'opera di Strindberg,
Il sogno:
"Bisogna adattarsi, restringere il fronte,
anche se ho
vissuto nella beata illusione che Bergman si conservasse
intatto in eterno: non ci sono regole speciali per i buffoni? Domanda
l'attore Skat nel Settimo
sigillo e si aggrappa alla chioma dell'Albero della vita.
Non ci sono regole speciali per gli attori, risponde la Morte e
inizia a segare il tronco
Per dieci giorni ho la febbre alta, non riesco nemmeno a leggere
e devo rimanere disteso a sonnecchiare. Quando mi alzo dal letto
perdo subito l'equilibrio
L'influenza prospera e non mi vuole
lasciare: la febbre va su e giù. E' la mia occasione, se
voglio abbandonare Il sogno devo farlo adesso
Decido di iniziare
le prove il primo aprile, indipendentemente dalle mie condizioni
Le notti sono senza sonno, piene d'inquietudine e malessere
fisico, l'influenza si è lasciata dietro una depressione
che io non riconosco e che vive la sua vita propria, avvelenata,
nel mio corpo
Il mondo freme e frana. Devo proprio avere
questa barba!
Se devo portare un paio di pantaloni sopra l'altro non faccio in
tempo a cambiarmi, qui c'è bisogno d'una fettuccia adesiva,
il trucco è troppo bianco. L'assassino di Palme è
ancora a piede libero, la macchina della neve è guasta, cadono
palle di neve, c'è qualcosa che non va nei tiri a contrappeso
scontri in Sudafrica, quattordici morti, numerosi feriti,
perché fan rumore i ventilatori?
Il mondo frana e freme,
noi ronziamo affaccendati e un po' eccitati tra le spesse pareti
della Casa
"
(I. Bergman, Lanterna magica, trad. it. Milano 1987, pp. 46-47).
E così viene retrospettivamente rievocata la decisione di
continuare le prove del dramma, anche dopo la morte di Palme:
"La mattina dopo l'assassinio di Olof Palme ci riunimmo
nell'anticamera della sala prove, era impossibile iniziare il lavoro
della giornata. Parlavamo incerti, come andando a tastoni, cercavamo
di avvicinarci gli uni agli altri, qualcuno piangeva. La nostra
professione appare così strana quando la realtà fa
irruzione e devasta i nostri giochi illusori. Quando la Germania
occupò la Norvegia e la Danimarca, la mia compagnia di dilettanti
doveva recitare il Macbeth nell'aula magna della Sveaskola. Avevamo
costruito una scena a più palchi e avevamo faticato per un
anno. La scuola fu destinata all'acquartieramento, la maggior parte
di noi venne richiamata. Per un qualche imperscrutabile motivo ci
fu tuttavia permesso di tenere la nostra rappresentazione
Ora
è stato assassinato Olof Palme. Come dobbiamo comportarci
con il nostro turbamento? Dobbiamo rimandare la prova, dobbiamo
rimandare lo spettacolo di questa sera? Adesso abbandoniamo definitivamente
Il sogno. Non possiamo rappresentare un dramma in cui c'è
una che va in giro a predicare che gli uomini fanno pena
Una delle attrici più giovani disse: può darsi che
sbagli, ma credo che dobbiamo provare, credo che dobbiamo recitare.
Chi ha ucciso Palme vuole il caos. Se rimandiamo, contribuiamo al
caos, lasciamo che siano i nostri sentimenti a prendere il sopravvento.
In questo momento non si tratta di sentimenti privati, occasionali.
Il caos non deve prevalere. " (op. cit. pp. 47-48).
Lo spettacolo continua.
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