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Il Nuovo cinema Europeo: Nouvelles Vagues / Free Cinema di Americo Sbardella

Il Nuovo cinema Europeo: Nouvelles Vagues / Free Cinema - [ parte I ] [ parte II ] [ parte III ] [ Programma ] [ Schede dei Film ]

 

Fu Alan Cook su Sequence ad usare per primo l’espressione "Free Cinema" per indicare quei film caratterizzati "dall’uso personale ed espressivo del mezzo".
Lindsay Anderson la riprese nel 1956 quando dette il titolo a un programma di cortometraggi curato, insieme con Karel Reisz, per il National Film Theatre (la sala della cineteca britannica, allora situata a Soho). “Un’idea - ha ricordato Anderson - offerta ai giornalisti perché ci scrivessero sopra… una sorta di confezione culturale ben riuscita.”
Il primo programma comprendeva: Togheter di Lorenza Mazzetti, Momma Don’t Allow di Reisz e O Dreamland di Anderson e fu presentato dal 5 all’8 febbraio 1956. La presentazione specificava:

Il Nuovo cinema Europeo: Nouvelles Vagues / Free Cinema

“Nessuno di questi film è stato prodotto nell’ambito del cinema commerciale. Momma Don’t Allow e Together sono stati fatti con il supporto dell’Experimental Production Fund del British Film Institute; 0 Dreamland è del tutto autonomo.
Gli autori dei film preferiscono chiamare il loro lavoro "free" piuttosto che "experimental". Infatti non è autocontemplativo né esoterico. E la sua preoccupazione principale non è la tecnica.
Questi film sono liberi nel senso che le loro asserzioni sono del tutto personali. Anche se i loro umori e i loro soggetti sono diversi, ognuno di essi è interessato a qualche aspetto della vita, come è vissuta, oggi, in questo paese.
Un jazz club nell’area settentrionale di Londra; la strada principale della zona portuale dell’East End; un parco di divertimenti in un luogo di villeggiatura della costa meridionale... queste ambientazioni possono essere apparse prima nel cinema britannico. Ma qui c’è lo sforzo di vederle e sentirle in una maniera nuova, con amore o con rabbia, ma mai freddamente, asetticamente, convenzionalmente.
In realtà gli autori di questi film li propongono come una sfida all’ortodossia”.

 

Tuttavia il Free Cinema non può essere considerato un vero movimento, come quello che era andato maturando nello stesso periodo in Francia attorno alla redazione dei Cahiers. Non avrà la stessa vitalità della Nouvelle Vague né la stessa volontà di ricercare nuovi linguaggi. Emergeranno però tre grosse personalità artistiche, Andersen, Reisz e Tony Richardson, che si cimenteranno nel lungometraggio narrativo agli inizi degli anni sessanta.
Il Free Cinema in quanto tale si esaurisce in tre anni e nel 1959 viene presentato il sesto, ed ultimo, programma. Alcuni lungometraggi, tra il 1959 e il 1962, saranno ancora etichettati per comodità, all’estero, come Free Cinema (in Gran Bretagna saranno invece conosciuti come film del "kitchen-sink" del lavabo di cucina, per sottolineare in modo non troppo benevolo l’ambientazione proletaria.

Sul piano linguistico questi film non sono innovativi come i contemporanei lungometraggi di Godard, Truffaut o di altri autori della Nouvelle Vague.
Tuttavia l’asprezza dei contenuti e la forza della critica alla vita quotidiana saranno tali da rivoluzionare il panorama alquanto mediocre del cinema britannico del dopoguerra.

I lungometraggi dei "giovani arrabbiati", come avviene in Francia negli stessi anni con i primi film della Nouvelle Vague, sono premiati generosamente dal pubblico che apprezza la sincerità e la forza della denuncia dei loro film.

Il primo a tentare la strada del lungometraggio è Richardson che nel 1959 trasferisce sullo schermo il famoso testo teatrale di Osborne Look Back in Anger (I giovani arrabbiati).
Il film ottiene i finanziamenti grazie alla presenza di Richard Burton e Richardson, come gli autori-critici dei Cahiers, crea una propria casa di produzione, la Woodfall. La società sceglie di produrre un nuovo cinema che troverà nella rabbia e nello spirito trasgressivo della gioventù proletaria dell’epoca i suoi motivi d’identità. Nel 1961 e nel 1962 Richardson realizzerà due dei suoi migliori lungometraggi, Sapore di miele e Gioventù, amore e rabbia, dal romanzo di Sillitoe.

Un autore proveniente dalla televisione, John Schlesinger, si unisce al gruppo con due notevoli film: Una maniera d’amare, del 1962, Orso d’oro a Berlino, e Billy, il bugiardo, del 1963, ambientati nei sobborghi industriali del Nord, spaccati di una gioventù divisa tra le illusioni e il grigiore conformistico della vita reale. Due film che non possono essere definiti "arrabbiati" ma che, in modo anche divertente, trasferiscono sullo schermo le frustrazioni di personaggi giovanili insoddisfatti. Nel 1965 Schlesinger realizzerà invece un pungente ritratto del mondo della moda, Darling con Julie Christie (Oscar per la migliore attrice) che terrà conto anche, stilisticamente, delle ricerche della Nouvelle Vague.

Nel 1963 il fenomeno del Free Cinema / kitchen-sink può considerarsi del tutto concluso: i produttori più dinamici hanno saputo sfruttare sapientemente il successo cinematografico della working class e l’ondata dei film del kitchen-sink ormai comprende film chiaramente commerciali.

“Il cinema inglese - osserva Emanuela Martini - è transitato, come tutte le altre cinematografie europee, attraverso le sferzate delle diverse nouvelles vagues, nella modernità. Ma la carica innovativa si è consumata; alla rabbia si sta sostituendo una nuova, soddisfatta identità culturale nazionale.”

Anche se a prima vista sembrano appartenere a un’epoca e a una moralità lontane nel tempo, tuttavia, i film della Swinging London - Londra nel frattempo è diventata una metropoli scintillante, il polo mondiale della nuova cultura giovanile con la nuova moda, i Beatles, i Rolling Stones - sono figli legittimi del Free Cinema / kitchen-sink. Ed è proprio un lungometraggio di uno degli iniziatori del Free Cinema, Morgan matto da legare di Reisz, vero "film cerniera" tra i due periodi, la prova migliore di questa stretta parentela.

Americo Sbardella

> Nuovo cinema Europeo: Nouvelles Vagues / Free Cinema Parte I

Truffaut Straub
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