Ermanno Olmi

cinema italiano ActivCinema Roma

L'Albero degli zoccoli (1978)
di Ermanno Olmi

Gianfranco Massetti

L'Albero degli zoccoli


In una grande cascina della campagna bergamasca abitano tra l'autunno del 1897 e la primavera del 1898 diverse famiglie di mezzadri. A quella dei Batistì ( Giambattista) si è appena aggiunta una nuova bocca da sfamare, una nuova creatura che i genitori, nonostante la povertà, accolgono con semplice gioia. La vita dei mezzadri si svolge secondo i riti consueti, scanditi dal trascorrere delle stagioni e delle attività agricole. Il lavoro è duro e non sempre il contratto di mezzadria ricompensa i contadini delle proprie fatiche; così,qualche volta, al momento di consegnare il raccolto, diventa lecito barare sul peso. Batistì è anche padre di un altro figlio, Minek (Domenico), in età per essere affidato alla scuola elementare. A convincere Batistì di mandare il bambino a scuola è don Carlo, il prete che si occupa dei contadini. La legge Coppino del 1876 aveva sancito l'obbligo dei primi tre anni di scuola, ma il "paese legale" e il "paese reale" erano, anche da questo punto di vista, due realtà ben diverse: l'analfabetismo era ampiamente diffuso al Nord come al Sud Italia, e mandare i propri figli solo a imparare a leggere e scrivere costituiva, soprattutto per i contadini, un lusso. Per Minek andare a scuola, oltre che un lusso, è anche una fatica, in quanto deve fare ogni giorno un lungo cammino attraverso i campi.

Con Batistì, nella cascina, ci abita anche una donna vedova, madre di sei figlioli, la maggior parte piccoli. Il prete cerca di convincerla a mandare al brefotrofio i due più piccini, ma il figlio maggiore, a cui chiede consiglio, le manifesta la sua contrarietà. Col lavoro di quest'ultimo e il suo lavoro da lavandaia tireranno avanti, sfruttando anche le risorse di nonno Anselmo che, in mancanza della previdenza sociale, si arrangia a coltivare i pomidori nell'orto, da vendere in paese come "primizie".
La vedova possiede anche una mucca, ma quando le si ammala, durante l'inverno, e il veterinario le dice che bisogna ucciderla, se la vede brutta. Fortuna che c'è sempre l'appello al Cielo ed a una fede che, nonostante il latente paganesimo, viene immancabilmente premiata: il miracolo si verifica e l'animale guarisce.

Alla fiera del paese, Finardo, un altro mezzadro che abita nella cascina, trova un marenghino d'oro che decide di nascondere ai famigliari, celandolo all'interno dello zoccolo del proprio cavallo. Quando un giorno va per riprenderlo, il marenghino è però scomparso e l'uomo si avventa allora contro il cavallo, che si imbizzarrisce e gli fa prendere un tremendo spavento. La fortuna se n'è già andata, proprio così com'era inaspettatamente venuta, il povero Finardo si mette a letto, malato, ed una donna deve venire a "segnargli i vermi".
La storia di Maddalena e Stefano è invece quella di due fidanzatini, che lavorano alla filanda. I due si sposano e si recano in viaggio di nozze a Milano, scendendo su di un barcone il corso dell'Adda. A Milano, li attende la zia di Maddalena, che è suora all'istituto degli esposti della città. Ma assieme alla zia li attendono anche le cannonate di Bava Beccaris, in quanto giungono a Milano proprio nei giorni della rivolta del "caro pane". Quando ritornano alla cascina hanno con sé un fanciullo, affidato loro in adozione dalla zia suora: a questo mondo ci si deve soccorrere a vicenda, il bambino avrà dei genitori e i due sposini, a San Carlo e a Santa Croce, riceveranno per il suo mantenimento una piccola rendita, fino a quando non sarà grandicello.
La vita in cascina è anche quella della macellazione del maiale o quella del filò, con cui durante le sere d'inverno ci s' incontra nella stalla, al tepore degli animali, per raccontare qualche storia o recitare il rosario.

L'Albero degli zoccoliQuesto mondo Minek lo dovrà tuttavia abbandonare. Un giorno, uscendo da scuola, rompe uno dei suoi zoccoli, e Batistì, per fargliene uno nuovo, va a tagliare un albero sulla riva del fosso che bagna i campi del padrone. Questi dopo avere scoperto il furto lo caccia dalla sua proprietà. Prima dell'alba, Batistì dovrà lasciare la cascina.
Se ne andrà la sera col suo carro, dove ha caricato le sue misere cose, la moglie, il bambino appena nato, la figlia piccola e Minek. Con grave mestizia, gli altri contadini li osservano allontanarsi, fino a quando non vengono inghiottiti dal buio, e dall'assenza di storia degli sconfitti.
            

Quello di Olmi è un film eroico e che parla al cuore delle persone. Interamente interpretato da attori non protagonisti, nella versione originale si presenta in dialetto bergamasco, coi sottotitoli in italiano. Il mondo che Olmi descrive in modo realistico è l'ambiente delle campagne bergamasche di fine ottocento, un mondo filtrato dai racconti della nonna materna, originaria di Treviglio, e certamente da lui idealizzato, ma pur sempre corrispondente all'autentico modo di essere dei contadini di quella terra e di quel particolare periodo storico. Quello che Olmi ha voluto descrivere è un mondo che appartiene ancora all'epoca preindustriale, dove presumibilmente le macchine della filanda in cui lavorano i due sposini sono mosse, piuttosto che dal vapore, dall'energia idraulica delle rogge e dei fiumi. E' un fatto che la capacità totale dell'energia misurata in cavalli vapore delle macchine impiegate in Italia in processi di lavorazione industriale si aggiri, ancora nel 1896, intorno alla metà di quella prodotta nella Russia di Nicola II, e sia addirittura l'ottava e la dodicesima parte di quella prodotta rispettivamente in Inghilterra e negli Stati Uniti (cfr. D. S. Landes, Prometeo liberato, trad. it. Torino, 1978).

Che peraltro Olmi, figlio di un macchinista ferroviere, preferisca rappresentare il viaggio di nozze dei due sposini a Milano attraverso il barcone che discende la corrente dell'Adda è, tuttavia, sospetto. Può darsi, pertanto, che prima di porsi il problema di una descrizione realistica della storia, a guidarlo nella sua ricostruzione di quel mondo siano piuttosto motivazioni di carattere sentimentale.


L'Albero degli zoccoliI contadini di Olmi sembrano muoversi all'interno di un universo "preindustriale", ordinato secondo i principi della meccanica newtoniana, un cosmo che rappresenta un perpetuo mobile, dove le creature sono coestese al loro artefice e sono come lui immutabili ed eterne. In esso, non trova cittadinanza non solo il secondo principio della termodinamica, formulato nelle Reflexion di Sadi Carnot, ma neanche la legge di Rudolf Clausius sulla non conservazione dell'entropia. L'universo dei contadini di Olmi è dunque interamente reversibile, ed è per questo che dalla cacca possono crescere i pomidori di nonno Anselmo e possono verificarsi miracoli, come quello della guarigione della mucca.
In una intervista rilasciata nel 1979 a Gian Piero Dell'Acqua ( L'albero degli zoccoli, Milano, 1979), il musicologo Cesare Bermani ha osservato:"Nell'albero degli zoccoli ci sono tre stagioni, non quattro. Manca l'estate, che è la stagione più gioiosa, più sbracciata, più calda di nome e di fatto." (p. 26). Ma bisogna dire che l'estate è anche quella stagione che sembra costituire una verifica della legge di non conservazione dell'entropia. In effetti, alle stagioni solstiziali, Olmi preferisce le mezze stagioni, le stagioni degli equinozi, legate alla cultura matriarcale, in cui la durata del giorno e della notte sono equivalenti e anche l'entropia sembra mantenersi.

Vincitore della palma d'oro a Cannes nel 1978, il film di Olmi è apparso in un anno cruciale della storia politica del nostro paese, che da quel momento avrebbe imboccato con più decisione la strada della modernità. Se l'essenza della modernità risiede nel nichilismo, quello di Olmi non vuole essere, tuttavia, un film anti-moderno, e quindi riconoscersi nei valori tradizionali in forma di negazione della negazione, elevando alla potenza di due l'essenza del nichilismo, che rappresenta una non-essenza. Esso sembra aspirare, invece, ad essere un film non-moderno, e cioè non omologabile al comune sentimento della modernità come destino ineluttabile o non rettificabile dell'esistenza umana.

Gianfranco Massetti

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