Uccellacci e uccellini, Pierpaolo Pasolini - by Activcinema, Roma

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Uccellacci e uccellini, Pierpaolo Pasolini Uccellacci e uccellini, Pierpaolo Pasolini
Uccellacci e uccellini,
Pierpaolo Pasolini

Uccellacci e uccellini seconda parte   >> Uccellacci e uccellini prima parte

Infine, i tre compagni giungono davanti ad un cascinale di campagna mezzo diroccato. Totò deve riscuotervi un debito, ma i due coniugi che lo abitano non hanno da mangiare né per sé né per i loro figli. Di fronte alle preghiere della donna, Totò è però irremovibile: la Madonna deve pregare, non lui, dal momento che “Busnes is busnes”. Il Corvo non giudica, ma commenta. Totò si è comportato da piccolo borghese, ed è semplicemente vittima di un mondo in cui il pesce grosso mangia il pesce piccolo. Ma deve stare attento a che qualcuno più grosso di lui non lo mangi. E questo qualcuno è l’ingegnere a cui Totò deve corrispondere l’affitto dei terreni. Di fronte all’ingegnere, nella sua bella villa dove sono accolti illustri professori che parlano di Dante e di letteratura, Totò chiede una dilazione sul pagamento, accampando la scusa dei diciotto figli, del trattore incidentato e dell’inclemenza delle stagioni. Ma l’ingegnere gli risponde che lui è un uomo d’affari e che pretende i suoi soldi.

Di nuovo in cammino, il Corvo Totò e Ninetto incrociano prima i funerali di Togliatti e quindi su una strada di campagna fanno conoscenza con Luna, una prostituta, il cui nome richiama evocativamente il dialogo all’inizio del film tra Totò e Ninetto. Dopo che padre e figlio si sono alternati fra le braccia della ragazza, il Corvo vuole offrire un saggio anche qui delle sue conoscenze sociologiche e “di quanti problemi si potrebbe parlare a proposito di puttane!” ….

Affamato ed esausto a causa del cammino e dei discorsi del Corvo, Totò ad un certo punto mette il figlio al corrente di un certo progetto culinario. Avvicinandosi quindi al Corvo, con gesto affettuoso, lo strozza. Quando Totò e Ninetto si allontanano, del Corvo restano solo le zampe, qualche piuma e dei residui carbonizzati. Ma il Corvo l’aveva previsto. Secondo una frase dell’insigne filologo Giorgio Pasquali, da lui stesso citata, “I maestri sono fatti per essere mangiati in salsa piccante”.


Concepito originariamente in tre episodi (“L’uomo bianco”, “Uccellacci e uccellini” e “Laggiù”), il film allude al percorso ideologico del regista che, di fronte alla crisi del marxismo degli anni cinquanta, approda ad un marxismo in linea con la continua evoluzione della società e che non solo tiene presenti l’esperienza terzomondista e quella del comunismo cinese, ma fa propria anche la dimensione escatologica della riflessione religiosa (cfr. P. P. Pisolini, Per il cinema, tomo I, Milano 2001, pp. 824-831).
L’episodio della prostituta che prelude al gesto di cannibalismo intellettuale nei confronti del Corvo, simbolico rappresentante del veteromarxismo, si spiega a partire da un’intervista di Fidel Castro, dopo la rivoluzione cubana. Al giornalista che gli chiedeva quali provvedimenti avrebbe preso contro le prostitute, che ancora imperversavano per l’Avana, Fidel aveva risposto che non aveva intenzione di fare alcunché, dal momento che questo problema è come una cartina al tornasole (o al tornaluna, se si vuole). Esso avrebbe trovato il proprio superamento quando la società sarebbe veramente cambiata.
Dei discorsi del Corvo consegnati da Pasolini alla sceneggiatura, ma che non hanno riscontro nella realizzazione cinematografica, uno merita di essere ancora ricordato:
“Uno spettro si aggira per l’Europa, è la crisi del marxismo. Eppure bisogna a tutti i costi ritrovare la via della rivoluzione, perché mai come oggi il marxismo si è presentato come unica possibile salvezza dell’uomo. Esso salva il passato dell’uomo, senza il quale non c’è avvenire. Il capitalismo dice di voler salvare il passato, in realtà lo distrugge: la sua conservazione è sempre stata una manutenzione da museo, cretina e distruggitrice. Ma oggi la rivoluzione interna del capitalismo rende il capitalismo così forte, da fregarsene del passato. Egli può ormai permettersi di non rispettare più i suoi antichi pretesti, Dio, la Patria, ecc. La reazione si presenta ormai come partito giovane, dell’avvenire. Prospetta un mondo felice in mano alle macchine e pieno di tempo libero, da dedicare all’oblio del passato. La rivoluzione comunista si pone invece come salvezza del passato, ossia dell’uomo: non può più promettere nulla se non la conservazione dell’uomo ….”

Si tratta di una riflessione per certi aspetti lungimirante e che descrive in modo sintetico il ritratto intellettuale e il significato della militanza politica di Pasolini.

 

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