AMNESIA

"Generazioni a confronto, confuse e in cerca di sé stesse"

di Manuel Monteverdi

Ibiza: incontro di etnie, lingue e culture. Turismo, discoteche, mare ed entroterra.
Isola che, per Salvatores, costituisce rifugio mediterraneo e luogo di incontro di generazioni diverse, che,
messe l'una di fronte all'altra, non possono ignorarsi, destinate a un inevitabile confronto.
Giovani e meno giovani, dunque, parti di nuclei famigliari o, meglio, pseudo-famigliari,
in cerca di ricostruire rapporti distrutti o mai completamente attecchiti.

 

abatantuonoAbatantuono, gigione come non lo si vedeva da tempo, è un produttore di film pornografici che, dopo aver lasciato in Italia la famiglia, sull'isola si è costruito una fortuna. Nel momento in cui la figlia adolescente - e in gravidanza- decide di andarlo a trovare, l'uomo non solo cercherà di occultare alla ragazza la sua attività ma dovrà riuscire a comprendere una persona che non conosce affatto. E, di li a poco, dovrà decidere se prendersi cura del nascituro riscattando, così, il consolidato ruolo di genitore inesistente.

Rubini, ruffiano, sudato e nevrotico, è il proprietario di un piccolo locale sulla spiaggia, e vorrebbe garantire alla compagna un futuro migliore, senza stenti né privazioni. L'occasione per coronare il suo sogno si presenta quando trova una valigetta contenente quattro chili di cocaina che potrebbero fruttare un bel po' di denaro. La droga interessa ai boss locali ma smerciarla diventa rischioso quando sulle sue tracce si mettono un misterioso killer e un commissario di polizia. Quest'ultimo, tuttavia, uomo dalla facciata assolutamente integra, non solo nasconde una vita amorosa alquanto bizzarra, ma non riesce nemmeno a comunicare col figlio, ragazzo ribelle, espressione di una generazione incavolata e impasticcata.

Salvatores inquadra e seziona un agglomerato umano in cui nessuno è soddisfatto (nemmeno i personaggi minori) ed ognuno è alla ricerca della propria dimensione; dagli adolescenti, irritanti e arrabbiati, agli adulti, ipocriti , imbolsiti, un po' disillusi e un po' sognatori; microcosmo vario e variopinto, fatto di persone agli antipodi, di pornografi, killer, spacciatori, travestiti in cui ognuno è costretto, inevitabilmente, a rimettersi in gioco attraverso vicende che partono sembrando parallele, andando poi a sfiorarsi, per finire inevitabilmente a intrecciarsi senza mai scrollarsi di dosso un velato senso di inquietudine esistenziale.
Il regista sceglie una ambientazione assai fascinosa e, contemporaneamente rilassata, regalando allo spettatore scorci marittimi ma anche respiri dell'entroterra degli hippie; una Ibiza al naturale- non ancora invasa da orde di turisti - cornice di un'avventura fatta di tante piccole micro vicende che, nella corsa alla valigetta, trovano il filo conduttore che attorciglia ogni personaggio.

Con "Amnesia", da subito Salvatores prende per mano lo spettatore, e lo mette di fronte alle peripezie tragicomiche di Abatantuono, genitore imperfetto di una figlia trascurata e altrettanto imperfetta; e quando i problemi famigliari sembrano volgere al termine, un inaspettato flashback fa rivivere il tutto da altra visuale; i toni rilassati della commedia si fanno via via, più aspri; i conflitti relazionali, questa volta vissuti dal commissario, focalizzano il disagio giovanile del figlio rimandando, in alcuni momenti, alle situazioni grottesche e sanguigne di Almodovar.
E, tra tutto ciò, Sergio Rubini, sempre in movimento, si adopera a nascondere, recuperare e vendere la refurtiva nel pieno di una black comedy che conoscerà l'epilogo nel corso di una serata in discoteca (l'Amnesia, appunto).

Certo, dal punto di vista narrativo non si può dire che le scelte di Salvatores abbiano il pregio dell'originalità; il gusto nero del pulp è piacevole (e reso ancor più godibile dall'uso dello split screen) ma la vicenda, vista da più angolazioni, è oggetto di una struttura narrativa smaccatamente tarantiniana ( "Jackie Brown" e "Pulp Fiction"), sempre piacevole ma ormai un po' abusata .
Ma ciò non è comunque sufficiente a intaccare la qualità del lavoro del regista, che rimane assolutamente gradevole in quanto commistione suggestiva e intrigante di più generi ed equilibrata mediazione tra quei mondi cinematografici a cui ci ha abituati: quello riflessivo, generazionale del "come eravamo" (e, nella fattispecie, del "come siamo diventati") che hanno rappresentato e caratterizzato gli inizi della sua carriera; e quello più sperimentale (e, talvolta, un po' troppo pretenzioso) degli ultimi anni. Una pellicola che risulta essere un esempio di cinema intelligente, proprio perchè non vuole essere intrattenimento fine a sé stesso: è leggero, diverte ma ci fornisce diversi spunti di riflessione; sta a noi, ovviamente, coglierli e interrogarci di conseguenza.

Manuel Monteverdi
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