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vipera

Vipera di Sergio Citti

In un imprecisato paesino della Sicilia, a metà degli anni'40, Rosetta ha quasi dodici anni e vive sola con il padre Leone, maniscalco di mestiere.
La madre, un'ex ballerina di teatro, ha abbandonato l'uomo (che rifugia il dolore nell'alcol e, accennando spesso alla nota canzone, la definisce appunto Vipera) per andare a vivere con un ricco avvocato.
Guastamacchia, il gerarca fascista del paese, con l'arrivo degli Alleati non esita, dinanzi alla folla pronta a linciarlo (della quale fa parte anche Leone) a presentarsi affacciato al balcone in camicia rossa cantando "Avanti popolo" e organizzando in seguito un banchetto ricco di ogni ben di Dio;
ha così nuovamente occasione d'avvicinare Rosetta, che attirerà a se con la scusa di regalarle dei cioccolatini e di farle fare un ottimo bagno caldo.
Il giorno della Prima Comunione, Rosetta fugge dalla Chiesa per la vergogna d' essere incinta;
Leone, scoperta la verità, vorrebbe uccidere Guastamacchia, il quale dopo averlo tranquillizzato facendogli trangugiare un fiasco di vino, lo tradisce doppiamente mettendo in giro la voce che sia proprio di Leone il figlio che Rosetta ha in grembo.
All'accidentale morte di Leone, mentre Guastamacchia è diventato democristiano, Rosetta viene spedita in riformatorio dopo esssere stata privata del suo bambino, affidato appena nato a delle dame di carità dalla madre, ricomparsa per l'occasione.
In pieni anni '50, all'età di diciott'anni Rosetta tornata libera, si dedica alla ricerca di madre e figlio, ma con vani risultati:
la madre si rivelerà sempre più cinica e folle, soprattuto dopo che le verrà sottratto il figlio Luca proprio da parte dell'avvocato col quale ha avuto una lunga relazione.
Sarà l' affetto d'un orfanello di nome Fortunato a farle riacquisire fiducia in se stessa e ad appagare il suo desiderio di maternità.
Scritto a quattro mani con Vincenzo Cerami, è un'opera dai vaghi toni matarazziani, che traspone il tema de "I figli di nessuno"(1951) nel periodo che va dalla fine della seconda Guerra Mondiale all'Italia alle soglie del boom.
Alcune situazioni ricordano involontariamente immagini de "I soliti ignoti"(1958) di Mario Monicelli (il bambino che ha tre mamme putative come Mario Angeletti, il personaggio di Renato Salvatori) e "Per grazia ricevuta"(1970) di Nino Manfredi (la fuga della bambina durante la cerimonia, proprio come Benedetto Parisi trent'anni prima), ma il film ,evitando ogni probabile retorica, rimane impresso come una favola gentile, dedicata da Citti, come di consueto, agli innocenti ridotti, loro malgrado, a vivere picarescamente.
Da segnalare le ottime prove di tutte le interpreti femminili, dalle esordienti Larissa Volpentesta (Rosetta bambina) e Annalisa Schettino (Rosetta adulta) ad Elide Melli (la Vipera in questione), che oltre ad essere co-produttrice del film da al suo personaggio venature di follia sopra le righe;
inoltre il sempre grande Giancarlo Giannini (che dà anche la voce ad Harvey Keitel, il padre di Rosetta) nel ruolo riuscitissimo del tipico italiano voltagabbana.
A confezionare bene il tutto contribuiscono la plastica fotografia di Blasco Giurato e le grottesche ballate di Nicola Piovani.

 
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