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Hiroscima mon amour - Alan Resnais Hiroscima mon amour - Alan Resnais

Alan Resnais, Hiroscima mon amour - di Gianfranco Massetti

Alain ResnaisHiroscima mon amour, opera del regista francese Alain Resnais, su sceneggiatura di Marguerite Duras, autrice dell’omonimo romanzo, esce nelle sale cinematografiche nel 1959. Dopo l’ atomica ed essendo in corso la guerra fredda, la tematica pacifista del film è abbastanza scontata. Nell’opera di Resnais, il personale sembra prevalere tuttavia sul politico e la condanna della guerra e delle disuguaglianze tra i popoli rimane così sullo sfondo della storia d’amore dei due protagonisti. Questi ultimi riassumono in loro stessi le tensioni emotive ed il modo di essere ambiguo dell’esistenza umana, sospesa tra valori e principi astrattamente eterni e la concreta realtà del divenire. La situazione psicologica dei due amanti, che viene mediata da un linguaggio lirico forse un po’ troppo intenso, diventa in tal modo il veicolo di riflessioni filosofiche. Cenere che si trasforma in pioggia cade su due corpi completamente nudi e avvinghiati in un amplesso atavico: la cenere e la pioggia radioattiva che hanno coperto Hiroshima dopo l’esplosione. Tra i due corpi si svolge un dialogo nella forma di comunicazione più antica che si conosca : il linguaggio della sessualità. Altre immagini scorrono davanti ai nostri occhi. Le immagini del disastro di Hiroshima fermate nei cinegiornali e nei documentari degli anni cinquanta o ricostruite nelle finzioni cinematografiche, che descrivono e testimoniano delle conseguenze della bomba. A commento di ciò che vediamo, ci sono le voci di lui e di lei, due corpi che dopo l’amplesso si scambiano tenerezze. Sullo schermo si alternano così Eros e Thanatos, amore e morte, piacere e annientamento.
Lui: “Tu non hai visto niente a Hiroshima.”
Lei: “ Ho visto tutto… tutto! L’ospedale io l’ ho visto, sono sicura. L’ospedale è niente a Hiroshima? Come avrei potuto evitare di vederlo?”
Lui: “Non hai visto un ospedale a Hiroshima. Non hai visto niente a Hiroshima.”
Lei: “Quattro volte al museo.”
Lui: “Quale museo a Hiroshima?”
Lei: “Quattro volte al museo a Hiroshima. Ho visto la gente guadare. Ho visto la gente passare, pensierosa, attraverso le fotografie, le ricostruzioni; non gli è rimasto altro: le fotografie … le fotografie … i diagrammi. Non gli è rimasto altro … i modellini … non gli è rimasto altro. Quattro volte al museo a Hiroshima. Ho guardato la gente. Ho guardato me stessa pensosamente … il ferro … il ferro bruciato … il ferro spezzato … il ferro fatto vulnerabile … come la carne. Ho visto fiori mostruosi. Chi ci avrebbe pensato? … e le pelli umane, fluttuanti, sopravvissute, ancora fresche delle loro sofferenze … e le pietre … le pietre bruciate, le pietre esplose e le anonime capigliature. Le donne di Hiroshima, al mattino, risvegliate, le ritrovavano così: intere, perdute … Ho avuto caldo in piazza della pace. Diecimila gradi su piazza della Pace. Lo so: la temperatura del sole su piazza della Pace. Come ignorarlo? L’erba è divenuta cemento.” > segue...

Hiroscima mon amour - Alan Resnais

 

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