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Hiroscima mon amour - Alan Resnais Hiroscima mon amour - Alan Resnais

Alan Resnais, Hiroscima mon amour - di Gianfranco Massetti - pag. 3

A poco a poco, scopriamo che i due hanno un’identità. Lui è un architetto giapponese felicemente sposato e che si occupa di politica. Lei un’attrice francese, che a Hiroshima sta girando un film sulla pace.
“Cos’ era per te Hiroshima in Francia?” le chiede il suo amante. “La fine della guerra … voglio dire completamente – risponde lei – lo stupore all’idea che abbiano osato, lo stupore all’idea che siano riusciti. E poi l’inizio anche per noi della paura … e poi l’indifferenza … la paura dell’indifferenza.”
Anche lei è sposata ed abita Parigi, dove si era rifugiata al termine della guerra, per scappare dalla sua follia e per mettersi in salvo dalla vergogna di Nevers, sua città natale. E’ appunto a Nevers che lei, un tempo, è stata giovane ed ha rischiato di diventare folle. Pazza d’amore a diciotto anni per un soldato tedesco. Pazza di dolore quando il suo amante gli è stato tolto da un colpo d’arma da fuoco, poco prima di fuggire con lui in Baviera. Messa alla gogna dai suoi concittadini, è vissuta per lunghi mesi nella cantina di casa, urlando la sua rabbia e la sua pazzia. Poi, la sua fuga a Parigi dove si è ricostruita una vita, e a poco a poco il matrimonio, i figli e l’oblio l’ hanno salvata dal rimorso di essere sopravvissuta al suo amore, dal rimorso della dimenticanza.
Ma lei in realtà non ha mai dimenticato, non ha mai voluto dimenticare, la sua gioventù e il suo amore, che molti anni fa a Nevers la guerra si è portato via. Donna dalla dubbia moralità, forse, non è mai stata davvero di nessuno. Negli amori impossibili che le capitano talvolta, durante i viaggi di lavoro, rivive l’esperienza e il ricordo di quell’unico amore che la tragedia della guerra le ha sottratto. Ma come dice la protagonista non accade tutti i giorni di conoscersi a Hiroshima. E tra lei e il suo amante è già in agguato l’amore. Lui la raggiunge sulla scena del film che sta concludendo di girare e le chiede di rimandare la sua partenza fissata per l’indomani.
Tra lui e lei sarà, per il seguito, un continuo rincorrersi ed allontanarsi, un cercarsi e riconoscersi, dove istinto di conservazione e annientamento, si risolvono nell’ambigua dialettica dell’amore: “ … Io ti incontro e ricordo di te. Questa città era fatta su misura per l’amore. Tu eri fatto per il mio corpo. Chi sei? Tu mi uccidi. Avevo fame: fame d’infedeltà, d’adulterio, di menzogne e di morte, da sempre. Sapevo che un giorno ci saremmo incontrati. Ti attendevo con una pazienza senza limiti, ma calma. Divorami: deformami a tua somiglianza, così che nessun altro, dopo te, non capisca il perché di tanto desiderio. Resteremo soli, amor mio. La notte non finirà, il giorno non sorgerà più per nessuno mai, mai più. E’ la fine. … Tu mi uccidi. Tu mi fai del bene. Piangeremo la morte del giorno con coscienza e con buona volontà. Non avremo più niente altro da fare. Più niente che piangere il giorno che muore. Passerà del tempo: tempo solamente. E poi un giorno noi non sapremo più nominare ciò che ci unisce. Il nome si cancellerà a poco a poco nella nostra memoria. Poi … sparirà del tutto.”
Ambiguamente sospesa tra la necessità del divenire, e la velleitaria affermazione di un amore eterno, che nessuna vita riuscirà mai a cogliere, la protagonista vorrebbe andarsene, senza voltarsi indietro, ed eternare con la sua fuga da un amore impossibile il ricordo del proprio unico amore e della sua giovinezza. Ma ecco giungerle a Hiroshima la presa di consapevolezza che la sua storia d’amore a Nevers, come qualsiasi storia d’amore, non è nulla di fronte a tutte le possibili storie ed esistenze negate alla vita: “ … Ho dimenticato tutto. Storia da quattro soldi io ti dimentico. Una notte lontana da te e attendevo il giorno come una liberazione. Un giorno senza i tuoi occhi ed ella ne muore, ragazzina di Nevers, monella di Nevers. Un giorno senza le tue mani ed ella crede all’infelicità dell’amore. Ragazza da niente, morta d’amore a Nevers. Piccolo fantasma di Nevers, io ti lascio partire, stasera, storia da quattro soldi. Come fu per lui, l’oblio comincerà dai tuoi occhi, uguale. Poi, come fu per lui, l’oblio avrà la tua voce, uguale. Poi, come fu per lui, esso trionferà di te tutto intero, a poco a poco, e tu diventerai una canzone…”

Marguerite DurasIl finale ha una conclusione che ricorda l’inizio del film: i due si ritrovano in una camera da letto, proprio come all’inizio della storia, in quell’esordio che è stato dato per sottinteso. Questo andamento circolare posto a suggello della loro vicenda riassume così tutte le storie d’amore eternandole in un tempo circolare che le fa vivere per sempre oltre la storia, oltre ogni contraddizione e ogni conflitto per restituire l’ essere umano alla sua sostanziale unità e integrità_
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