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Roberto Rossellini, Roma Città Aperta - di Gianfranco Massetti [PARTE 1] [PARTE 2] [PARTE 3] [BIOGRAFIA DI ROSSELLINI]
Roberto Rossellini, Roma Città Aperta

Roberto Rossellini, Roma Città Aperta - di Gianfranco Massetti - Parte II

 

 

KapplerA tarda sera, Francesco rientra dal lavoro. Il coprifuoco è in vigore dalle cinque del pomeriggio e Nina è preoccupata per il figlio che non è ancora rientrato. Con lui mancano all’appello numerosi altri ragazzi del palazzo. Mentre Nina sta parlando con Francesco e l’ingegnere, fuori si sente una detonazione e si vedono dei bagliori: qualcuno al vicino scalo ferroviario ha fatto saltare un vagone di benzina. Gli autori sono una banda di ragazzini del quartiere fra i quali anche il figlio di Nina. Al loro comando c’è Romoletto, un ragazzo orfano e senza gamba, che abita nella soffitta del loro palazzo. Intanto, Kappler medita nel suo ufficio come stanare Manfredi dal rione Prenestino, dove ne è stata segnalata la presenza e si è verificato l’attentato. L’indomani mattina, mentre Nina e Francesco si stanno preparando per andare a celebrare le loro nozze, alcuni edifici del quartiere sono circondati da militari nazisti coadiuvati da un gruppo di camice nere. La gente viene fatta sgombrare dagli appartamenti e raggruppata in strada per procedere ad una perquisizione. Intanto, don Pietro viene avvertito dal figlio di Nina della presenza di armi ed esplosivo nella soffitta di Romoletto. Don Pietro raggiunge il ragazzo e riesce a scongiurare una feroce repressione da parte dei nazisti, ma non la tragedia di Nina.

Stipati su dei camion, tutti gli uomini rastrellati nelle case vengono condotti via. Nina che rincorre disperatamente il convoglio, chiamando Francesco, viene falciata da una scarica di pallottole sotto gli occhi del figlio e di un impotente don Pietro. E’ la scena più drammatica e più famosa del film. A qualche chilometro di distanza, la colonna tedesca con a bordo i prigionieri viene però attaccata da un gruppo della Resistenza. I prigionieri si danno alla fuga e riescono a mettersi in salvo anche Francesco e Manfredi, che insieme si recano ad incontrare Marina, la quale diventa la loro ultima speranza di salvezza. Infatti, Marina invita i due a nascondersi in casa sua.

MarinaA casa di Marina, Manfredi scopre però che la ragazza è una morfinomane ed ha con lei un alterco. Vorrebbe rimproverarla, ma non gl’ importa. Manfredi sostiene che nei suoi confronti non ha nessun diritto. Lui in fin dei conti è stato solo un episodio della sua vita, qualche cosa di passeggero. “Uno dei tanti?”, commenta offesa Marina, che gli confessa di avere una bella casa solo perché ha avuto degli amanti. Se non avesse avuto degli amanti, dice, oggi sarebbe forse la moglie di un tranviere e avrebbe avuto dei figli e tutti quanti sarebbero stati dei morti di fame. La vita è brutta, è una cosa sporca e la miseria lei l’ha provata. Manfredi le dice che la bella vita a cui aspira non può essere certamente la felicità. Ma la ragazza risponde che se l’avesse veramente amata avrebbe cercato di cambiarla, mentre adesso le sta solo facendo la predica, dimostrandosi così peggiore di tutti gli altri suoi amanti.

Ciò che Manfredi ignora quando accetta l’ospitalità di Marina è che la ragazza è stata plagiata da Ingrid, una collaboratrice del comandante Kappler, che è costantemente in contatto con lei perché le fornisce la morfina. Il giorno seguente, quando Francesco e Manfredi lasciano l’appartamento della donna si recano da don Pietro per avere dei nuovi documenti e lasciare così la città. Con loro verrà anche il disertore austriaco, che aveva chiesto soccorso a don Pietro. Mentre Francesco si attarda a salutare il figlio di Nina, che ora è ospite in casa del parroco, una macchina della polizia nazista blocca per strada don Pietro, Manfredi e il militare austriaco, che vengono tutti e tre arrestati. Marina ha parlato con Ingrid e denunciato il suo amante, per vendicarsi di lui.

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