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Roberto Rossellini, Roma Città Aperta - di Gianfranco Massetti [PARTE 1] [PARTE 2] [PARTE 3] [BIOGRAFIA DI ROSSELLINI]
Roberto Rossellini, Roma Città Aperta

Roberto Rossellini, Roma Città Aperta - di Gianfranco Massetti - Parte III

 

 

In via Tasso, Manfredi viene minacciato e sottoposto a tortura, ma si rifiuta di fare i nomi dei badogliani che tirano le fila della Resistenza romana. Kappler cerca di convincerlo a parlare dicendo che questi sono comunque dei reazionari,  avversari dei comunisti, e che quindi non ci perderebbe nulla a denunciarli alla polizia politica. Manfredi però tiene duro fino alla fine e non fa nessun nome.
Kappler cerca allora di ottenere qualche cosa da don Pietro, ma questi dice di sapere poco e quel poco che sa di averlo appreso sotto il vincolo della confessione che gli impone di tacere ciò che gli è stato rivelato. A don Pietro verrà risparmiata la tortura, ma deve affrontare il plotone di esecuzione. Composto da militari fascisti, il plotone sbaglia il bersaglio, ma il condannato viene inesorabilmente freddato dalla pallottola di pistola di un ufficiale tedesco. Ad assistere all’esecuzione ci sono i ragazzi del rione Prenestino che lanciano un fischio di saluto per il loro parroco.

Roma città apertaNella seconda guerra mondiale, lo statuto di città aperta, che consentiva di evitare i bombardamenti, venne negoziato per alcune città italiane a salvaguardia del patrimonio artistico – culturale in esse conservato. Tuttavia, Roma poté rivendicare questo privilegio in considerazione anche della presenza del Pontefice, la cui opera di mediazione a favore della città si era già fatta sentire dopo i bombardamenti del luglio 1943. Ciò nonostante, Roma venne sottoposta a bombardamenti altre decine di volte. Sarà forse stato in una di quelle incursioni aeree che Romoletto – nome evocativo della rifondazione nazionale sui valori della Resistenza espressi dalle giovani generazioni – perde i genitori e la gamba. La circostanza è del resto suggerita dall’ammasso di macerie di alcune case del Prenestino, che nel ’45 sono ancora presenti a fare da complemento scenografico al film di Rossellini.
Con scarsi mezzi e finanziamenti a volte fantomatici (vedi M. Giammuso, op. cit.), nasce con Roma città aperta il cosiddetto neorealismo cinematografico. Le strade delle città italiane che recano ancora traccia delle recenti vicende della guerra offrono gli elementi scenografici atti ad esaltare al massimo la tragedia di una nazione che per un ventennio è stata consegnata a degli avventurieri politici da operetta. Le storie non occorre inventarle, si possono ricavare da avvenimenti realmente accaduti, come nel caso di Nina che rievoca la storia di Teresa Gullace, o nel caso di don Pietro, che riassume in se le figure di don Pietro Pappagallo e di don Giuseppe Morosini. A guerra ancora in corso nel Nod Italia, Roma città aperta permette di intravedere con grande lucidità il futuro scenario politico dell’Italia. La collaborazione tra cattolici e comunisti, che in non rare occasioni diventa complicità, e la legittimazione del partito comunista come partito di governo, in virtù dell’elevato senso di lealtà che i comunisti dimostrano nei confronti dello Stato, così come si intuisce dall’esempio di lealtà che Manfredi dimostra verso l’alleato badogliano nella lotta contro l’occupante nazista. Questo scenario politico verrà superato nell’arco di un paio d’anni, in seguito al delinearsi della formazione dei due blocchi mondiali e del loro antagonismo.

Tutto ciò nel ’46, quando il film arriva negli Stati Uniti, è ancora in fase di incubazione. A decretare così il grande successo di Roma città aperta saranno proprio i distributori cinematografici americani_

Gianfranco Massetti

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