Durante la sua passeggiata
Alexander incontra Oscar, il portalettere, un ex insegnante di storia
del ginnasio, ossessionato dal pensiero di Nietzsche. Per trasferirsi
a vivere a Gotland, egli si è adattato a fare
questo nuovo mestiere. Oscar consegna ad Alexander un
telegramma di auguri ed osserva con curiosità il ramo d’albero
che questi ha sistemato come una specie di ikebana in mezzo alla fenditura
di una roccia.
Per cena, Oscar è ospite a casa sua, insieme
a Victor, il medico
di famiglia.
Egli racconta della sua passione di collezionista eccentrico,
che raccoglie testimonianze di casi strani e di eventi che hanno a
che fare col miracoloso. Mentre gli ospiti si intrattengono così in
piacevole conversazione col portalettere, Alexander si assenta per
qualche minuto. Poi, inconsapevole di ciò che è accaduto
durante quel breve tempo, rientra in casa: Adelaide, Marta e
i due ospiti sono impietriti davanti al televisore. Sta parlando il
capo
dello Stato. Annuncia che è scoppiata la guerra nucleare ed
invita tutti a mantenere la calma. Le trasmissioni radiotelevisive
e tutte le comunicazioni sono quindi interrotte.
Nel panico, Adelaide ha bisogno dell’intervento del medico,
che le somministra un sedativo. L’angoscia ed una cupa sensazione
di morte invadono così la casa. Quando tutti riposano, Oscar si reca da Alexander per
avvertirlo che una soluzione che può scongiurare
la tragedia, tuttavia, esiste. La soluzione è Maria, la domestica
di Alexander e vicina di casa di Oscar.
Maria è una donna sola.
Affinché tutto ciò che sta accadendo possa cessare, Alexander deve
giacere insieme a lei. Oscar sostiene che la donna è dotata
di poteri straordinari, che è una strega, ma “nel senso
buono del termine”. Se lei vuole, tutto ritornerà come
prima.
Come per “Nostalghia”, Tarkovskij ci
trascina ancora una volta nella dimensione dell’esorcismo e
del rito. Alexander andrà così da Maria,
la strega, e riuscirà ad
ottenere la sua intercessione. Ma quando tutto sembra tornare alla
normalità, egli improvvisamente impazzisce ed appicca il fuoco
alla propria casa ed a quanto aveva di più caro.
Mentre Alexander viene caricato da alcuni infermieri su un’ambulanza,
suo figlio va con un secchio d’acqua a bagnare il ramo che lui
aveva piantato nella fenditura della roccia.
Nel suo diario, in data 5 marzo 1982, Tarkovskij riportava dal libro
su Vite e detti dei Padri del deserto il seguente apologo :
“
Un giorno un anziano nativo di Thivanda, dal nome di Pavve, prese
un albero secco, lo piantò sulla montagna e ordinò a
Giovanni Colobos di bagnare ogni giorno quell’albero secco versando
un secchio d’acqua, sinché l’albero non fruttificasse.
Ora non c’era dell’acqua se non molto lontano di là:
bisognava partire il mattino per riportarla la sera. Alla fine del
terzo anno, l’albero prese vita e diede frutti. Il vecchio colse
un frutto e, portandolo alla chiesa dei fratelli, disse loro: “Avvicinatevi
e assaporate il frutto dell’obbedienza”. (A. Tarkovskij,
Diari martirologio, Firenze, 2002, pp. 458-459).
Il significato del film di Tarkovskij risiede
forse in due simboli: L’Adorazione dei Magi di Leonardo, un
quadro che Oscar guarda con terrore e che gli fa preferire la pittura
di Piero della Francesca,
e il simbolo dello Yin-Yang disegnato sul kimono che Alexander indossa
al momento di compiere il suo “Sacrificio”. Tragico preludio
del razionalismo occidentale, la prospettiva geometrica di Leonardo,
che fa la sua comparsa nello schizzo delle scale dell’ Adorazione
dei Magi , costituisce una erronea epifania del divino e l’inizio
della “deviazione” della cultura occidentale, che ha avuto
origine proprio a partire da Leonardo. Il “Sacrificio” è così il
modo per ristabilire l’equilibrio tra i due principi, Yin
e Yang, che governano l’ordine delle cose e l’Universo intero.
Parte I >>
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