Solaris - Tarkovskij e l'Arte

kelvin e Chari
 
kelvin e Chari
 
Solaris, libro


Alla festa di compleanno di
Snaut, nella biblioteca, è presente anche Chari, che protesta nei confronti di Snaut e di Sartorius: il solo che con lei si comporti da essere umano è Kelvin, loro due invece la trattano come una presenza estranea, un nemico, ma lei sta diventando un essere umano, ha una sensibilità, esattamente come loro, e ama e soffre, in quanto è la loro stessa coscienza.
Per amore di Kelvin, la replicante tenta il suicidio, ingerendo dell’ossigeno liquido. Ma poco dopo riprende conoscenza.

Quando l’encefalogramma di Kelvin viene inviato all’oceano di Solaris, questi cade in uno stato di deliquio in cui sogna di incontrare sua madre. Risvegliatosi, apprende infine che Chari ha deciso di sottoporsi all’"annichilatore" di Sartorius e che tutti i replicanti sono spariti. Intanto, nell’oceano di Solaris hanno fatto la propria comparsa alcune isole.
Kelvin è di nuovo sulla terra, vede la casa di suo padre e vi si avvicina. Dalla finestra, scorge la figura dell’anziano genitore e sulla soglia di casa si inginocchia davanti a lui. Così, mentre la cinepresa si allontana man mano, ci accorgiamo che questa scena avviene all’interno di un’isola dell’oceano di Solaris.

Questo è ciò che rimane della versione italiana del film; 105 minuti di proiezione, a fronte dei 195 dell’originale e dei 165 minuti autorizzati dalla censura sovietica. In Italia è stata quindi sacrificata circa metà della pellicola.

Tema centrale di Solaris è, come abbiamo detto, il problema della conoscenza e dei limiti da dare ad essa. Dei tre modi di concepire la ricerca scientifica da parte dei protagonisti di Solaris, quello di Kelvin è però alternativo e rappresenta il punto di vista di una concezione olistica della conoscenza, che si è persa nel momento in cui il pensiero scientifico si è orgogliosamente emancipato dalla riflessione artistica.

Di fronte ad una ricerca scientifica divenuta perciò autoreferenziale, in quanto proclama la propria autonomia rispetto alla natura e all’uomo, Tarkovskij rivendica il valore dell’arte come strumento di conoscenza della verità, o addirittura come archetipo stesso della verità: “Per mezzo dell’arte – scrive Tarkovskij – l’uomo si appropria della realtà attraverso un’esperienza soggettiva. Nella scienza la conoscenza umana del mondo procede lungo i gradini di una scala senza fine, venendo successivamente rimpiazzata da sempre nuove conoscenze su di esso che sovente si confutano a vicenda, in nome di verità oggettive particolari. La scoperta artistica, invece, nasce ogni volta come un’immagine nuova e irripetibile del mondo, come un geroglifico della verità assoluta. Essa si presenta come una rivelazione, come un desiderio appassionato e improvviso di afferrare intuitivamente tutte in una volta le leggi del mondo – la sua bellezza e il suo orrore, la sua umanità e la sua ferocia, la sua infinità e la sua limitatezza. L’artista le esprime creando l’immagine artistica che è uno strumento sui generis per cogliere l’assoluto. Per mezzo dell’immagine si mantiene la percezione dell’infinito dove esso viene espresso attraverso le limitazioni: lo spirituale attraverso il materiale, lo sconfinato grazie ai confini” (op. cit. p. 38).

>> segue

 
Activitaly | InfoRoma | ArgiletumTour | Svbvra | Eventi | ActivCinema