Solaris - Conclusioni  

babel

Bruegel

cacciatori nella neve


L’arte e la scienza, dunque, costituiscono “un mezzo per appropriarsi del mondo, uno strumento per conoscerlo, sul cammino del movimento dell’uomo verso la cosiddetta
“verità assoluta”. Ma “la somiglianza tra queste due forme di incarnazione dello spirito creativo dell’uomo” ha termine nel punto in cui “l’arte non è scoperta, ma creazione” (op. cit., p. 38). Così, la verità nell’“attività positivistica, pragmatica, rimane a noi celata”, per rivelarsi invece nell’arte, in quanto “simbolo universale” (ibidem). Anche così le cose non sono, però, del tutto semplici: “ E’ erronea la via per la quale si è avviata l’arte contemporanea, rinunciando alla ricerca del significato della vita in nome dell’affermazione del valore autonomo della persona. La cosiddetta creazione comincia ad apparire una sorta di eccentrica occupazione a cui attendono personalità sospette che affermano il valore intrinseco di qualsiasi atto personalizzato. Ma nella creazione la personalità non si afferma, bensì è al servizio di un’altra idea generale e di ordine superiore. L’artista è sempre un servitore che si sforza per così dire di sdebitarsi per il dono che gli è stato concesso come una grazia.” (p. 39).

Congeniali alle concezioni artistiche del regista sono pittori come Bosch o Bruegel (cfr. A. Frezzato, Tarkovskij, Firenze 1977, pp. 91-94). Ed è a partire da questa predilezione per Bruegel che si spiegano le citazioni di Solaris, dove sfilano l’uno dopo l’altro La torre di Babele, Il paesaggio con la caduta di Icaro, La mietitura, Il trionfo della morte, Cacciatori nella neve: tutte opere a loro modo significative; soprattutto l’ultima, che trova riscontro nell’analogia con il bambino che accende un fuoco nella neve (come Kelvin davanti alla casa del padre) del filmato mostrato a Chari.

Più che Chagall, la stessa scena della levitazione di Kelvin e Chari (il paragone con Chagall è in T. Masoni e P. Vecchi, Andrei Tarkovskij, Firenze 1997, p. 66) sembra così richiamare “il peccato della lussuria” della copia adamitica presente ne Il giardino delle delizie di Bosch – Snaut rimprovera peraltro a Kelvin di pensare soltanto ad amoreggiare con sua moglie –, e forse potrebbe alludere al carattere autoreferenziale della ricerca scientifica (la scienza per la scienza).

Così, per Tarkovskij, la citazione di Cacciatori nella neve racchiude una pluralità di significati. In un paesaggio completamente avvolto dalla neve, dei cacciatori si aggirano in cerca della preda. Relegata a margine, sulla sinistra del quadro, è una scena di contadini che attizzano il fuoco, all’esterno della locanda con l’insegna di Sant’Eustacchio e la scritta “Al cervo”. L’insegna allude alla leggenda della conversione del protomartire, che sarebbe avvenuta in seguito alla visione di una croce fiammeggiante tra le corna di questo animale. Per Tarkovskij, Cacciatori nella neve è anzitutto un simbolo di ricerca spirituale: la caccia ed il fuoco dei contadini, rispettivamente. Ma collegato ad esso vi è inoltre il simbolo di rigenerazione dell’albero della vita: la croce veduta da Sant’Eustacchio e le corna del cervo che alludono, a causa del loro periodico rinnovarsi, al ciclo delle stagioni ed al ritorno della vita dopo la desolazione del clima invernale_

Gianfranco Massetti

 
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