“ Nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio” è, dunque, anche la ragione
di un film dove le molteplici generazioni si riflettono in un gioco
di specchi, riproducendo all’infinito la medesima immagine.
Lo Specchio è la storia delle generazioni che si succedono
nel corso tempo, ed è storia personale che si riflette nella
storia di un popolo e di una civiltà; la storia di un processo
di difficile identificazione e di un “complesso materno”,
che caratterizza la storia personale del regista e la storia collettiva
di un popolo, a cui il destino ha conferito una funzione messianica.
Durante un periodo di malattia del regista, caratterizzato da momenti
di intensa riflessione sul proprio passato, questi vede le proprie vicende
esistenziali proiettarsi nel vissuto del figlio, che è come lui
costretto a subire le conseguenze della separazione dei genitori e di
un’educazione fortemente condizionata dalla componente femminile
materna. Al ricordo delle due donne che hanno condizionato la sua vita,
la madre e la moglie, da lui giudicate caratterialmente simili, il regista
sovrappone le impressioni che gli vengono suscitate dal ritratto di
Ginevra Benci eseguito da Leonardo:
“
E’ impossibile esprimere – scrive Tarkovskij – la
sensazione finale che questo ritratto produce su di noi. E’ persino
impossibile dire con sicurezza se questa donna ci piace o non ci piace,
se è simpatica o sgradevole. Ella ci attira e ci ripugna. In
lei c’è qualcosa di inesprimibilmente bello e, nello stesso
tempo, di ripugnante, di diabolico. Ma di diabolico tutt’altro
che nel senso attraente del romanticismo. Semplicemente qualcosa che è al
di là del bene e del male. Si tratta di un fascino col segno
negativo: in lei c’è quasi un che di degenere e … di
stupendo” ((Scolpire il tempo, trad. it. II ed. Milano 1995, p.
100).
Tarkovskij si abbandona
per questa via ai ricordi della propria infanzia e di sua madre nella
casa in campagna, durante lo sfollamento a causa
della guerra. Diverse immagini si alternano senza alcuna sequenza
logica: l’arrivo del nuovo medico del paese vicino, l’incendio di
un fienile, il ritorno di suo padre dal fronte, il sogno di sua madre
e della casa che sta per crollare, e via dicendo.
Ridestatosi dai ricordi, il regista chiama la madre al telefono e
questa lo informa della morte di una sua cara compagna di lavoro di
quand’era
giovane. Riaffiora così alla memoria del regista un episodio
di quando la madre lavorava nella redazione di una casa editrice.
Una giovane donna si affretta sotto una pioggia
torrenziale per raggiungere la tipografia dove ha consegnato le bozze
di una pubblicazione che
dovrebbe andare in stampa tra poco tempo. La ragazza è affannata ed il
suo arrivo in tipografia suscita un certo nervosismo. Si fa consegnare
le bozze, le legge, ma fortunatamente non c’è alcun refuso,
e tutti quanti possono tirare un sospiro di sollievo. Erano quelli gli
anni dell’ascesa al potere di Stalin, un
periodo in cui un errore di stampa su un quotidiano avrebbe potuto
costare
l’accusa di
tradimento, o di boicottaggio, e la deportazione in Siberia di un’ intera
redazione: direttore, articolisti e tipografi compresi.
A questo episodio ne succede un altro che ritrae gli esuli politici
dalla Spagna. Immagini ricavate dalle riprese documentarie della
guerra civile spagnola vengono fatte scorrere accanto ad altre che
appartengono
ad alcune manifestazioni di entusiasmo popolare, in occasione del
lancio di palloni aerostatici in Unione Sovietica. >> Lo
Specchio seconda parte
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