Lo Specchio, parte 2


Lo specchio, Andrei TarkovskijQuindi, il ricordo del regista si sposta sul proprio figlio: un ragazzo prossimo all’adolescenza vive quelle che Freud definirebbe esperienze di “onnipotenza del pensiero”, delle sensazioni di “déjà vu”. Una signora anziana, vestita con abiti ottocenteschi, compare nel soggiorno di casa ed il ragazzo è invitato a leggere da un quaderno alcune frasi che vi sono sottolineate.
Citiamo, per praticità, dal racconto che costituisce il canovaccio della sceneggiatura del film, Bianco, bianco giorno, contenuto nei menzionati Racconti cinematografici di Tarkovskij (iniziato a Mosca nel 1968, il racconto venne terminato a San Gregorio da Sassola nel 1984):
“ “… E’ indubbio che la divisione delle chiese ci ha separati dall’Europa e che non abbiamo partecipato a nessuno dei grandi eventi che l’ hanno scossa, ma noi abbiamo svolto la nostra propria missione. E’ stata la Russia, sono stati i suoi spazi sconfinati a inghiottire l’invasione mongola. I tartari non hanno osato superare le nostre frontiere occidentali e lasciarci di retroguardia. Sono ritornati verso le loro steppe e la civiltà cristiana è stata salvata. Per il raggiungimento di questo scopo abbiamo dovuto assumere un’esistenza assolutamente particolare che, pur lasciandoci cristiani, ci ha tuttavia resi profondamente estranei al mondo cristiano… Dite che la sorgente da cui abbiamo attinto il cristianesimo era impura, che Bisanzio era degna di ogni disprezzo ecc. Ah, amico mio, Gesù Cristo non è forse nato tra gli ebrei, e Gerusalemme non era calunniata da tutti? Il Vangelo è forse meno stupefacente per questo? … Per quanto riguarda poi la nostra insignificanza dal punto di vista storico, non posso decisamente essere d’accordo con Voi… Mettendovi una mano sul cuore, non trovate qualcosa di importante nell’attuale situazione della Russia, qualcosa che colpirà gli storici futuri? Anche se sono sinceramente devoto al nostro sovrano, non posso proprio esaltarmi vedendo quello che mi circonda; come letterato ne sono irritato, come uomo afflitto da pregiudizi ne sono offeso, ma vi giuro sul mio onore che per nulla al mondo vorrei cambiare patria, o avere un’altra storia, diversa da quella dei nostri padri, esattamente come Iddio ce l’ ha data…” Dalla lettera di Puskin a Caadaev del 1836. Trascritta da me nel 1838” (p. 40).

Nella prima metà dell’ottocento, Caadaev era in corrispondenza con una nobildonna a cui aveva scritto diverse lettere di contenuto filosofico. Nel 1836, egli avrebbe pubblicato la prima di queste Lettere filosofiche. In essa vi sosteneva che la Russia non aveva mai camminato in sincronia con gli altri popoli, e che ciò era stato la causa di quell’arretratezza del popolo russo, il cui superamento sarebbe stato possibile soltanto assimilando la cultura del mondo occidentale. Caadaev poneva così le basi di un dibattito ideologico - culturale che avrebbe opposto, nei successivi decenni, gli intellettuali “occidentalisti” a quelli “slavofili”, sostenitori della peculiare missione di salvaguardia della civiltà cristiana da parte della chiesa ortodossa russa. La lettera di Puskin costituisce pertanto una delle prime risposte degli “slavofili” alle Lettere filosofiche di Caadaev.


Ma ritorniamo a Lo Specchio. Il regista telefona al figlio e gli ricorda di quando era ragazzo, durante la guerra. Di quando, sotto la direzione di un istruttore militare, lui ed altri giovani dovevano esercitarsi per essere pronti a combattere in guerra. Di questi compagni, uno gli è rimasto particolarmente nel cuore, un giovane di Leningrado, che aveva perso entrambi i genitori durante l’assedio della città. Refrattario alla disciplina, combinava sempre dei guai …. e quando l’istruttore comandava il “dietro front”, questi lo prendeva alla lettera marciando alle spalle degli altri. In russo, il termine che si usa per l’ordine del “dietro front” stabilisce appunto di ruotare di trecentosessanta gradi attorno a se stessi.


>> Lo Specchio terza parte


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