| Stalker, seconda parte
Da lontano, sale il rumore di un treno (dal punto
di vista della psicanalisi un simbolo di regressione): lo stesso sferragliare
di rotaie che aveva accompagnato i tre viaggiatori quando si erano addentrati
nella Zona, all’inizio del loro “viaggio iniziatico”.
Ricavato
da un racconto di fantascienza scritto dai fratelli
Strugackij nel 1971, Stalker diventa nelle mani di Tarkovskij tutt’altra
cosa:“ In Stalker – scrive il regista – si può definire
fantascienza soltanto la situazione di partenza, che ci tornava comoda
perché ci aiutava a definire in maniera più plastica
e rilevata il conflitto morale per noi fondamentale del film. Invece,
per quanto riguarda la sostanza di ciò che accade ai protagonisti,
non vi è nulla di fantastico. Il film è stato fatto
in modo tale che lo spettatore abbia l’impressione che tutto
sta accadendo ora, che la Zona è qui, accanto a noi. Mi hanno
sovente domandato che cos’è la Zona,
che cosa simboleggia, ed hanno avanzato le interpretazioni più impensabili.
Io cado in uno stato di rabbia e di disperazione quando sento domande
del
genere. La Zona come ogni altra cosa nei miei film,
non simboleggia nulla: la Zona è la Zona, la Zona è la vita: attraversandola
l’uomo o si spezza, o resiste. Se l’uomo resisterà dipende
dal suo sentimento della propria dignità, della sua capacità di
distinguere il fondamentale dal passeggero.” (A. Tarkovskij,
Scolpire il tempo, trad. it. II ed. Milano 1995, p. 178).
Nell’ambito del discorso della capacità dell’uomo
di passare indenne attraverso le “prove” della vita, di
spezzarsi o di resistere, assume un significato determinante il concetto
di “fragilità” espresso in uno dei monologhi dello
Stalker:
“
Che si avverino i loro desideri – dice in riferimento ai due
compagni di viaggio – e che diventino indifesi come bambini,
perché la debolezza è potenza e la forza è niente.
Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte è rigido.
Così come l’albero: mentre cresce è tenero e
flessibile, quando è duro e secco, muore. Rigidità e
forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono
la freschezza dell’esistenza. Ciò che si è irrigidito
non vincerà.” Come testimonia un’ annotazione
dello stesso Tarkovskij,
vi è a
fondamento di questo pensiero una massima della saggezza estremo
orientale:“
La debolezza è sublime, la forza spregevole. Quando un uomo
nasce, è debole ed elastico. Quando muore è forte
e rigido. Quando un albero cresce, è flessibile e tenero;
quando diviene secco e duro, esso muore. La durezza e la forza sono
le compagne
della morte. La flessibilità e la debolezza esprimono la
freschezza della vita. Perciò chi è indurito non vincerà. “ ( Lao-Tze,
epigrafe al Giullare Pamfalon di Leskov )”. ( A.
Tarkovskij,
Diari,Firenze 2002, p. 219 ). >> Stalker
parte 1
Gianfranco Massetti |