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tutto il cinema di François Truffaut


Da Martedì 16 novembre a martedì 7 dicembre ’04 si svolgerà nelle due sale del Filmstudio (via degli Orti d’Alibert 1/c - via della Lungara) l’atteso omaggio a François Truffaut, deceduto venti anni fa, con la rassegna completa dei suoi lungometraggi e dei suoi “corti” che saranno presentati tutti sia in versione originale sia in versione italiana (o con sottotitoli italiani). È la prima volta che l’opera completa del grande regista francese viene presentata a Roma. La manifestazione è stata promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, in collaborazione con l’Ambassade de France in Italia -Service Culturel, con Gan Assicurazioni, e con France Cinéma-Associazione François Truffaut di Firenze. I ventuno lungometraggi e i tre “corti” di François Truffaut, l’autore francese più noto ed amato in Italia, ripercorrono una straordinaria “mappa delle emozioni” e raccontano con delicatezza e vera compassione l’infanzia e il passaggio alla giovinezza e all’età adulta, l’amore e il tradimento, la seduzione e l’amour fou: “senza di lui la nostra educazione sentimentale non sarebbe la stessa”.

 

François Truffaut“Vent’anni fa, a 52 anni, il 21 ottobre 1984, scompariva François Truffaut, l’iniziatore della Nouvelle Vague con il film capolavoro, I quattrocento colpi. Aveva appena terminato Finalmente domenica, un noir ironico e raffinatissimo, che è anche una commovente dichiarazione d’amore a Fanny Ardant, la sua ultima compagna, realizzato nello splendido bianco e nero di Nestor Almendros. Truffaut ha diretto e prodotto diversi film a colori memorabili, come Fahrenheit 451 o come Effetto notte dove è anche protagonista o La mia droga si chiama Julie, tuttavia preferiva il bianco e nero, anche per prendere la distanza dai colori televisivi. La fine di Truffaut evoca la fine prematura del genio che, come gli eroi dei miti, è chiamato troppo presto in cielo. Anche per questo, a vent’anni dalla sua morte, si continua a parlare di lui, escono nuovi studi con interviste inedite e altri libri sono in preparazione. Di certo è il regista francese più conosciuto e più amato dal pubblico italiano che ha sempre ammirato la sua straordinaria intelligenza, la sua acuta sensibilità, la verità dei suoi personaggi. Da giovanissimo era stato uno dei critici più efficaci e polemici dei Cahiers du Cinéma; famosi i suoi appassionati attacchi ai padri del cinema francese di cui salvava soltanto l’amato Renoir, Ophüls, Becker, Cocteau e pochi altri. Aveva sviluppato una concezione popolare del cinema e con le sue opere andava esplorando i sentimenti e le relazioni umane, i suoi e quelli della gente “comune”. Ma la loro rappresentazione doveva essere avvincente e fascinosa: «Faccio film per affascinare e stregare non per educare», dichiarava, aggiungendo però che i film si dirigono “col talento e la modestia”.
Sapeva rendere palpitante e ricca di suspence una storia d’amore -gli adolescenti, le donne e l’amore sono i temi centrali della sua opera- ma detestava gli effetti e come Rossellini, il suo “maestro” italiano, ricercava l’essenza del classicismo: semplicità, efficacia, dinamismo hanno sempre caratterizzato il suo stile. Il suo cinema “semplice ma non facile”, lontano sia dalle sperimentazioni delle avanguardie sia dagli effetti speciali, non di rottura ma né pacifico né pacificato, può dunque essere definito classico, anzi “fieramente classico”.
Provava sincera compassione per le debolezze umane e, nella vita e sul set, aveva l’«intelligenza dei rapporti umani», non quella concettuale e filosofica comune a molti autori francesi di quel periodo. Per lui tutto era emozione e il modo con cui si avvicinava ai sentimenti delle persone è stato uno straordinario contributo che egli ha dato al cinema moderno. La sua gentilezza disarmante e il suo charme sottile sapevano sul set sedurre e conquistare tutti: le donne, ovviamente, ma anche gli uomini, gli attori e le maestranze. Riusciva infatti a creare un ambiente delizioso, un’atmosfera di festa, senza angosce, gerarchie e senso di autorità.
Sono davvero felice che, dopo Firenze, possa essere riproposta a Roma per la prima volta una retrospettiva comprendente tutte le sue opere. Ed è giusto che lo sia al Filmstudio, lo storico centro di ricerca e promozione del cinema di qualità che il regista conosceva e stimava. Sono sicuro che questa straordinaria manifestazione avrà un vivo successo e ritengo che il tornare a François Truffaut oggi possa diventare, soprattutto per i giovani spettatori, un’esperienza fondamentale: il suo progetto di cinema, infatti, e il suo “romanticismo umanista” parlano al cuore e rappresentano un potente antidoto alla volgarità di quel cinema che vuole essere solo puro intrattenimento.”

Walter Veltroni

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