Andrzej Wajda
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di Gianfranco Massetti

 
Opera del regista polacco Andrzej Wajda, L’uomo di marmo, con la sua carica di denuncia nei confronti della mistificazione ideologica dei regimi socialisti dell’ est, è stato a suo tempo un film rivoluzionario. Esso precede le lotte del sindacato di Solidarnosh, della fine degli anni settanta, che Wajda celebrerà con la realizzazione de L’uomo di ferro, un film che si pone idealmente come prosecuzione e completamento del primo.

uomo di marmoAll’indomani della rivolta operaia di Danzica del 1970, Agnieszka deve realizzare un provino cinematografico per conseguire il diploma di regia. Il redattore le consiglia di girare qualcosa sulle acciaierie di Nowa Huta. Lei, invece, vuole girare a tutti i costi un film sugli anni cinquanta, e in particolare sulla figura di un operaio stakanovista, del quale ha per caso scoperto la statua di marmo in uno dei depositi del museo di arte moderna.
Spinta dall’ostinazione e dall’entusiasmo che muove i giovani, Agnieszka riesce così a documentarsi sulla vita dell’operaio, visionando del materiale depositato nella cineteca di Stato, dove alcuni cinegiornali e altre pellicole raccontano indirettamente alcuni episodi della vita di Andrea Birkut, l’operaio della statua di marmo. A colmare le lacune del materiale audiovisivo provvederanno, inoltre, le interviste della giovane aspirante regista a coloro che hanno conosciuto e vissuto con Birkut.
Mateusz Birkut viene da Lecz, un paesino vicino a Cracovia, dove faceva il contadino. Partito con altri giovani dell’organizzazione giovanile del partito operaio unificato polacco per la costruzione della città industriale e delle acciaierie di Nowa Huta, vicino a Varsavia, egli è diventato un campione del lavoro ed un esempio per le future generazioni.

Sposatosi con la giovane atleta Hanka Tomczyk, Birkut è stato colui che ha raccolto la sfida dei suoi compagni muratori degli altri cantieri: alzare un muro di trentamila mattoni in un solo turno di lavoro.
Con l’aiuto di altri due lavoratori, egli riesce addirittura a piazzarne trentacinquemila, di mattoni. Così, Birkut diventa importante, i suoi compagni lo eleggono delegato al Congresso dei costruttori, ed in seguito al Convegno nazionale dei campioni del lavoro. Uno scultore decide persino di prenderlo a modello per un monumento agli eroi del lavoro: è la statua di marmo che Agnieszka aveva scoperto nei depositi del museo di arte moderna!

L’aspirante regista mette al setaccio l’intera cineteca di stato, vuole visionare tutti i documentari realizzati in occasione della costruzione di Nowa Huta, soprattutto quel materiale che non è mai stato proiettato nei cinegiornali, a causa di motivi cosiddetti “tecnici”. Tra questo materiale rinviene uno spezzone di pellicola dove si riprende la rimozione del ritratto di Andrea Birkut dalle pareti di un edificio pubblico in cui si celebravano gli “eroi del lavoro”.
Ora, Agnieszka è più che mai convinta che deve indagare a fondo sulla figura di Birkut. Il suo saggio per il diploma di regia sarà incentrato sulla figura di questo operaio e sulle strane vicende che accadevano appena venti o trent’anni prima, vicende che sono state rimosse dalla coscienza collettiva per essere definitivamente consegnate all’indagine storica.
Per cominciare, parlerà con Burski, autore del film documentario sull’eroica impresa di Birkut, e che oggi è un importante cineasta di livello internazionale. Lo rintraccia all’aeroporto di Varsavia, di ritorno da uno dei numerosi festival del cinema.

Burski non ha tempo, è sempre preso da impegni di lavoro, sempre in viaggio. Di Birkut si ricorda, però. E’ una sua creazione. Altro che sfida lanciata dai compagni operai. L’impresa dei trentamila mattoni in una giornata di lavoro è stata una sua idea. Una sua brillante trovata. Ne aveva parlato ai dirigenti politici del cantiere di Nowa Huta, dove lavorava Birkut, e questi avevano promosso la sua iniziativa con entusiasmo. Avevano convinto Birkut, che per l’impresa sarebbe stato affiancato dall’amico Witek. Gli avevano fatto credere che la loro impresa avrebbe giovato alla causa del socialismo e Birkut sognava che se magari si fosse riusciti a costruire una casa in soli quindici giorni, tutti ne avrebbero potuto avere una.
Così, era nata la prima importante pellicola di Burski. Poi, lui aveva fatto carriera. Anzi, avevano fatto carriera tutti e due.Solo che Birkut…
Di lui, Burski non ne sa più nulla, sa soltanto che deve essergli accaduto qualcosa. Scoprire che cosa è ora il compito di Agnieszka.

Segue

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