All’indomani
della rivolta operaia di Danzica del 1970, Agnieszka
deve realizzare un provino cinematografico per conseguire il diploma
di regia. Il redattore le consiglia di girare qualcosa sulle acciaierie
di Nowa Huta. Lei, invece, vuole girare a tutti i costi un film
sugli anni cinquanta, e in particolare sulla figura di un operaio
stakanovista, del quale ha per caso scoperto la statua di marmo
in uno dei depositi del museo di arte moderna.
Spinta dall’ostinazione e dall’entusiasmo che muove
i giovani, Agnieszka riesce così a documentarsi sulla vita
dell’operaio, visionando del materiale depositato nella cineteca
di Stato, dove alcuni cinegiornali e altre pellicole raccontano
indirettamente alcuni episodi della vita di Andrea
Birkut, l’operaio della statua di marmo. A colmare
le lacune del materiale audiovisivo provvederanno, inoltre, le interviste
della giovane aspirante regista a coloro che hanno conosciuto e
vissuto con Birkut.
Mateusz Birkut viene da Lecz, un
paesino vicino a Cracovia, dove faceva il contadino. Partito con
altri giovani dell’organizzazione giovanile del partito operaio
unificato polacco per la costruzione della città industriale
e delle acciaierie di Nowa Huta, vicino a Varsavia, egli è
diventato un campione del lavoro ed un esempio per le future generazioni.
Sposatosi con la giovane atleta Hanka
Tomczyk, Birkut è stato colui che ha raccolto la sfida
dei suoi compagni muratori degli altri cantieri: alzare un muro
di trentamila mattoni in un solo turno di lavoro.
Con l’aiuto di altri due lavoratori, egli riesce addirittura
a piazzarne trentacinquemila, di mattoni. Così, Birkut diventa
importante, i suoi compagni lo eleggono delegato al Congresso dei
costruttori, ed in seguito al Convegno nazionale dei campioni del
lavoro. Uno scultore decide persino di prenderlo a modello per un
monumento agli eroi del lavoro: è la statua di marmo che
Agnieszka aveva scoperto nei depositi del museo di arte moderna!
L’aspirante regista mette al setaccio l’intera cineteca
di stato, vuole visionare tutti i documentari realizzati in occasione
della costruzione di Nowa Huta, soprattutto quel materiale che non
è mai stato proiettato nei cinegiornali, a causa di motivi
cosiddetti “tecnici”. Tra questo materiale rinviene
uno spezzone di pellicola dove si riprende la rimozione del ritratto
di Andrea Birkut dalle pareti di un edificio pubblico in cui si
celebravano gli “eroi del lavoro”.
Ora, Agnieszka è più che mai convinta che deve indagare
a fondo sulla figura di Birkut. Il suo saggio per il diploma di
regia sarà incentrato sulla figura di questo operaio e sulle
strane vicende che accadevano appena venti o trent’anni prima,
vicende che sono state rimosse dalla coscienza collettiva per essere
definitivamente consegnate all’indagine storica.
Per cominciare, parlerà con Burski,
autore del film documentario sull’eroica impresa di Birkut,
e che oggi è un importante cineasta di livello internazionale.
Lo rintraccia all’aeroporto di Varsavia, di ritorno da uno
dei numerosi festival del cinema.
Burski non ha tempo, è sempre preso da impegni di lavoro,
sempre in viaggio. Di Birkut si ricorda, però. E’ una
sua creazione. Altro che sfida lanciata dai compagni operai. L’impresa
dei trentamila mattoni in una giornata di lavoro è stata
una sua idea. Una sua brillante trovata. Ne aveva parlato ai dirigenti
politici del cantiere di Nowa Huta, dove lavorava Birkut, e questi
avevano promosso la sua iniziativa con entusiasmo. Avevano convinto
Birkut, che per l’impresa sarebbe stato affiancato dall’amico
Witek. Gli avevano fatto credere che la loro impresa avrebbe giovato
alla causa del socialismo e Birkut sognava che se magari si fosse
riusciti a costruire una casa in soli quindici giorni, tutti ne
avrebbero potuto avere una.
Così, era nata la prima importante pellicola di Burski. Poi,
lui aveva fatto carriera. Anzi, avevano fatto carriera tutti e due.Solo
che Birkut…
Di lui, Burski non ne sa più nulla, sa soltanto che deve
essergli accaduto qualcosa. Scoprire che cosa è ora il compito
di Agnieszka.
Segue
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