Andrzej Wajda
ActivCinema presenta
seconda parte

di Gianfranco Massetti

 
Opera del regista polacco Andrzej Wajda, L’uomo di marmo, con la sua carica di denuncia nei confronti della mistificazione ideologica dei regimi socialisti dell’ est, è stato a suo tempo un film rivoluzionario. Esso precede le lotte del sindacato di Solidarnosh, della fine degli anni settanta, che Wajda celebrerà con la realizzazione de L’uomo di ferro, un film che si pone idealmente come prosecuzione e completamento del primo.

I tentativi di Birkut per cercare di liberare l’amico saranno tuttavia infruttuosi: a Varsavia ottiene solo rassicurazioni e quando torna a Nowa Huta e cerca di parlare in un’assemblea del sindacato a favore di Witek i dirigenti dell’assemblea si mettono a cantare ad alta voce. Birkut è caduto in disgrazia: il suo ritratto viene tolto dalla piazza degli eroi del lavoro e, inoltre, con la moglie incinta, deve ora lasciare la sua bella casa. Esasperato da tutta la vicenda, Birkut si aggira con una scatola di cartone per i bar di Nowa Huta, dopo essersi ubriacato al suono di una compagnia di suonatori Tzigani si fa portare davanti al commissariato di polizia assieme all’orchestrina, estrae dalla scatola un grosso mattone e lo lancia contro la porta a vetri dell’ingresso del commissariato, quindi entra nell’ufficio di polizia per farsi arrestare.
Agnieszka chiede a Michalak, se pensava davvero nella colpevolezza di Witek. La sua risposta è pragmatica:” Il compagno Witek, signorina, è stato riabilitato e attualmente ricopre un’alta carica. E la smetta di farmi domande.” Ma che ne è stato di Birkut? Per saperlo, Michalak dice alla ragazza che dovrà occuparsi dell’affare del “trampolino”.

“ Davanti al tribunale di Varsavia – commenta il cronista - è iniziato il processo contro un gruppo di sabotatori e sovversivi, che agiva sotto il nome: “Il trampolino”. Sul banco degli imputati siedono quattro uomini uniti dalla stessa intenzione criminosa:frenare lo sviluppo del nostro paese. Occupati nel settore dell’edilizia socialista, giovandosi della fiducia dei loro colleghi e compagni, hanno fatto tutto quanto era in loro potere per paralizzare il progresso della nazione. La lista dei loro crimini è lunga. Va dalla falsificazione dei piani di sviluppo, agli attentati contro i migliori lavoratori. Oggi si presentano davanti ai giudici versando lacrime di coccodrillo. Ma solo ieri erano pronti ad allearsi agli uomini di Guederian, per nuocere alla loro patria. Il procuratore espone le loro menzogne e i loro sotterfugi, dimostrando allo stesso tempo i loro legami con i servizi di spionaggio stranieri. Eccoli: Jan Wolotkiewicz, direttore dell’Unione Nord-Sud. Marcin Pawlusiak, ispettore capo dei servizi di vigilanza. Mieczyslaw Hero, contabile, e Wincenty Witek, capomastro. Per la società polacca questo processo è una lezione da tener presente. Dobbiamo vigilare! …….”

Sul banco dei testimoni siede ora l’operaio Birkut: “Il teste deporrà senza prestare giuramento, - dice la voce del giudice – perché anch’egli sospettato di attività sovversive, connesse con quelle dell’imputato Wincenty Witek. Ciò tuttavia non esenta il teste dal dover dire la verità. Il teste è accusato di avere organizzato un gruppo terrorista chiamato “L’orchestra tzigana” e di aver compiuto, alla testa di detto gruppo, un attentato contro la sede della polizia. Il teste è al corrente dei fatti che gli vengono imputati?”. “Sì, signore”, risponde Birkut. “Il teste è in grado di riconoscere, tra le persone presenti in aula, l’imputato Wincenty Witek?”, chiede il giudice. “Lo riconosco”, dice Birkut . “Sì. L’imputato Witek ha confessato nel corso dell’istruttoria di aver attentato alla vita del teste. Il teste era al corrente dei preparativi di tale attentato?”, chiede il giudice. “Ha confessato?”, risponde Birkut, stupito. “ve l’ho detto! Ed ora vi sto chiedendo se sapevate qualcosa di quell’attentato.” , dice il giudice. “Certamente – afferma imprevedibilmente Birkut – Io ero al corrente di tutto, vostro onore.” E quello rimane spiazzato: “ Un momento. Mi sembra che il teste non abbia capito la domanda.” “Che c’è da capire? – fa Birkut – La domanda della corte è chiara. So tutto e sapevo tutto fin dal primo momento.” Il giudice cerca di salvare la situazione: “Forse il teste si sta confondendo. In istruttoria, il teste ha dichiarato che aveva la massima fiducia nell’imputato e che l’imputato ha approfittato di tale fiducia.” Ma Birkut è pronto a rincalzare: “ Non è vero! Dovevamo compiere attentati scambievoli. Così avevamo stabilito.” Il giudice non ci capisce più nulla: “Come? Lui contro di voi e voi contro di lui? Ma è assurdo! L’imputato non poteva sapere delle vostre attività! L’imputato vi considerava un militante onesto, un attivista!”


Segue

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