Andrzej Wajda
ActivCinema presenta
terza parte

di Gianfranco Massetti

 
Opera del regista polacco Andrzej Wajda, L’uomo di marmo, con la sua carica di denuncia nei confronti della mistificazione ideologica dei regimi socialisti dell’ est, è stato a suo tempo un film rivoluzionario. Esso precede le lotte del sindacato di Solidarnosh, della fine degli anni settanta, che Wajda celebrerà con la realizzazione de L’uomo di ferro, un film che si pone idealmente come prosecuzione e completamento del primo.

E spudoratamente Birkut continua: “ No, assolutamente! Le nostre organizzazioni avevano lo stesso scopo: compiere un attentato contro un campione del lavoro. Allora abbiamo pensato che era inutile cercare tanto lontano. Sia lui che io siamo campioni del lavoro, quindi si potevano regolare i conti in famiglia.” Il giudice cerca di nuovo di prendere in mano la situazione: “ Dagli atti del processo risulta che il teste, d’altronde posso darne lettura, che il teste ha dichiarato cose del tutto diverse.” Ma Birkut è pronto a replicare: “ Ma certo, vostro onore. Ogni nemico è un bugiardo, e anch’io lo sono …”
Così, assieme a Witek condanneranno anche lui.

Un’orchestra tzigana aveva accompagnato Birkut anche in occasione della propria impresa di eroe del lavoro: la vendetta di Birkut è anche la vendetta degli zingari, come risposta alla cementificazione dello spazio. Inoltre, l’ “orchestra tzigana” sembra essere, da parte di Wajda, un’allusione alla Rote Kapelle, ovvero all’“orchestra rossa”, una formazione clandestina del partito comunista tedesco, creata nel 1936 e smantellata nel 1939 all’indomani del patto tra la Germania nazista e la Russia di Stalin per la spartizione della Polonia.

Ora, Agnieszka è in volo sopra le acciaierie di Katowice. Sta intervistando Witek, ma le acciaierie non le interessano. Vuole sapere di Birkut.
Ebbene, Birkut è uscito di prigione dopo tre anni, sua moglie lo ha lasciato: non poteva essere la donna di un traditore. Lei si è trasferita a Zakopane, il suo paese di origine.
Birkut, dopo il carcere, avrebbe potuto fare carriera politica, come Witek…I tempi erano mutati, era iniziata la fase di destalinizzazione: i nemici di ieri erano gli eroi di oggi. Ma il compagno Witek non ha più avuto notizie di Birkut.

Agnieszka decide allora di recarsi a Zakopane per vedere di rintracciare Hanka Tomczyk.
Hanka si è ricostruita una vita, ha sposato il proprietario di un ristorante. Adesso vive in una graziosa villetta e si ubriaca spesso. Birkut aveva cercato di riportarla a casa, ma lei non aveva voluto.
Agnieszka però non ha più tempo: deve presentare il materiale che ha girato alla commissione esaminatrice. Devono decidere se vale la pena che continui o se deve smettere. Ancora non è riuscita a trovare Birkut. E come si fa a fare un film senza il protagonista? La commissione decide che non avrà più nemmeno un centimetro di pellicola, e tantomeno la macchina da presa.
Ma Agnieszka deve vedersi un ultimo cinegiornale: riguarda le prime elezioni per l’insediamento di Gomulka.
Birkut si reca al seggio con il figlio, gli abitanti del quartiere di Birkut voteranno solo se Birkut lo farà per primo. C’è ad intervistarlo anche un giornalista: “ricominciamo con le cretinate?”, gli risponde seccamente Birkut.

Agnieszka non molla. Ha cercato di rintracciare Birkut attraverso suo figlio, ma anche lui sembra scomparso nel nulla, o addirittura mai esistito. Poi, le viene in mente! Certo!, lo deve cercare sotto il cognome della madre, Tomczyk, non sotto quello di Birkut.




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