scrivetemi  

 

sia la luce - Mauro Rea

 

 

 

 

 


sottosopra - Mauro Rea

 

 

 

 

 


prima notte notte prima - Mauro Rea

 

 

 

 

 

dal teatro della memoria - Mauro Rea

 

 

 

 

 

cose sparse - Mauro Rea

 

 

 

 

 

pesi - Mauro Rea

 

 

 

 

 

dal vuoto al pieno dal pieno al vuoto - Mauro Rea

 

 

 

 

 

solitudine della forma - Mauro Rea

 

…Rea con la forza dell'istinto, di un'energia che affiora da luoghi dimenticati di noi, opera nel senso della cultura più viva del nostro tempo, in quella linea che da Jung a Hillman ci porta a comunicare col ritmo eterno che ci attraversa e ci muove; è rivelazione dell'Essere anche nelle zone d'ombra, le ferite, dell'esistenza. La sua è pittura archetipale nell'aderenza a quest'amore segreto, a questa emozione irriducibile che apre alla percezione di valori assoluti e di ragioni eterne, a questo ritmo che rivela le "trame perdute", il luogo dimenticato, e con loro la nostra stessa essenza…..
( Elio Mercuri, "Trame perdute", Roma 1989)

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La pittura di Mauro Rea è una metafora della creazione nel suo significato artistico e religioso. Il creatore è sia Dio sia l'artista.
L'immagine della materia originaria è continuamente presente nell'oscurità degli sfondi,nella antichità dei materiali usati, nel caos delle linee. Da questa situazione di partenza emerge la parola originaria: " Sia la luce". Non tuttavia la luce degli astri, ma quella proveniente dalla Divinità stessa, emanante dall'assoluto, rilevante i passaggi progressivi della materia dall'informale all'ordinato. La pittura di Rea si colloca a questo punto ed è parabola del lavoro dell'artista contemporaneo, il quale, tra le macerie della propria civiltà, tenta di trarre un discorso ordinato anche se non può assolutamente essere ripetitivo... La capacità di riunire la critica e la creatività permette all'artista di vincere la minaccia della morte e di far risplendere anche nel proprio tempo la luce dell'arte. In questo senso la pittura di Mauro Rea è profondamente matura e feconda. Infatti essa preannuncia sia lo sviluppo del lavoro artistico, sia il cammino tematico. Se l'arte non vuol rimanere fissata in una scoperta nuova, che però diventerebbe col passare del tempo ripetitiva, deve avanzare dall'aurora verso il meriggio e da quest'ultimo declinare nella sera…..
( Franco Bontempi, Angelus Novus n.1. "Sia la luce" - Incontri di musica pittura filosofia, Darfo-Boario Terme 1990 )

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… Le superfici delle sue tele sono sudari fantastici dove si prosciugano le ferite e le lacerazione dell'anima. Sono specchi di una condizione esistenziale posta sul bordo di un precipizio,sul limite estremo di un crocicchio dove pure si dovrà scegliere, si dovrà rischiare di cadere o di salvarsi, di volare o di schiantarsi. E così tutto appare più fuggente, più velato, come immerso dentro un labirinto di riflessi opachi e luminosi dove perdersi e ritrovarsi non sarà altro che una delle tante variabili possibili.Il colore - nei quadri di Mauro Rea - è l'universo accecante del disagio e del condizionamento dell'essere, esso nasce dalla bufera spirituale, dall'annebbiamento, dall'ubriacatura di un uomo solo tra gli uomini. Gli scintillii repentini fuggono via rapidamente come segnali di un altro spazio, i gialli, i rossi, i blu intensi svettano nelle sue tele come serpenti in fuga, come esseri imprendibili. Sono allucinanti meteore di un cielo inquieto, rotto alla furia dei venti e degli elementi, spazzato dall'orrore della morte e dalla sopraffazione, annullato dall'impotenza e dal silenzio…
( Alessandro Masi, "Mauro Rea: Nel sangue e nel vino", Roma 1990)

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…Le superfici, ottenute per sovrapposizioni di carte e di colori, ottenute con il metodo antico delle sovrapposizioni cromatiche, sembrano vibrare per luce interna. Abbandonando la referenza- ma non assumendo come referenza nemmeno la citazione colta del recente informale- Rea si è trovato di fronte a un territorio di pura visibilità linguistica, esprimente afflati emozionali vasti e complessi. Emergono, nello schiarirsi delle cromie, luoghi e ricordi, riferimenti ad oggetti, ad emozioni riconoscibili. E' come se Rea abbandonasse volutamente il grumo delle emozioni per affermare la certezza dell'esistere; e tale certezza, luoghi, desideri, affetti, emozioni, viene palesata attraverso affioramenti, attraverso censure che tagliano la superfice e scandiscono lo spazio….In questa prospettiva le ultime pagine del pittore laziale vanno interpretate come il tentativo di dar conto di un proprio procedere linguistico: il grumo, l'arricciamento e l'increspatura della carta incollata, il forte segno geometrico, che viene dal recente espressionismo, più gridato e più materico, ma anche il gioco delle trasparenze che creano fittizi e surrettizi spazi sulla superficie, sono gli elementi di un vocabolario, attraverso cui il pittore esprime la propria presenza, il proprio essere, le proprie certezze… ( Mauro Corradini, "Lo specchio e la memoria", Brescia 1992)

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Mauro Rea sembra immergersi in un campo di energia contemplativa fatto di soggettività estrema, che affonda entro la creatività- che diresti autonoma - della materia (sensibilità ed accidenti). La pittura-scultura è come se recasse impronte dell'essere dell'artista, nella scabrosità della superficie logorata, ferita, dolente, nelle tonalità che hanno il sapore della terra, quasi che la pittura costruisse lo spazio come un edificio austero (e ferri, ad esempio in Oscillante, stanno come misurazioni o cancelli di questo "luogo" di scavo archeologico). Rea è come se tornasse al dipingere - imbragando, tormentando la materia di consistenza scabra, di bagliori sommessi nel colore che si sporca e ottunde - come a un esercizio rituale, sacro o alchemico, perché sa che quello schermo consunto è un deposito di senso, di qualcosa di molto arcaico, è il luogo di rappresentazione dell'Io. Lui interroga lo spazio denso e profondo, che nella tensione messa a nudo, per pura allusività della trama pittorica e materica, si fa assoluto, mentale… (Fausto Lorenzi, Spazio aperto, Multimedia, Giornale di Brescia, 1992)

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… Rea continua costruire lo spazio, a scavare la superficie e a "ferire" se stesso, pur di perseguire una singolare estetica aniconica che punta alla preziosità del pigmento ed al mistero della materia, con risultati emozionanti e belli insieme. La costruzione di architetture primitive, la scoperta di niccchie ancestrali, l'indicazioni di tracce imperscrutabili, costituiscono i luoghi dell'anima dell'autore o di chiunque si accosti, con adeguata sensibilità alla sua opera. Così è possibile interagire con il manufatto artistico e fruirne soggettivamente secondo i propri percorsi della memoria e la propria cultura. Certi assemblaggi dalla connotazione strutturale sono capaci di emanare struggenti suggestioni spirituali, tanto da realizzare una sorta di tempio laico come rifugio del malessere esistenziale, un simbolo secolare per una morale laica efficace baluardo contro la irrazionalità del vivere… (Marcello G. Lucci,"Mauro Rea o della necessità di agire",Avezzano 1994)

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…Due anni fa conobbi Mauro Rea attraverso quelle concatenazioni fatali che fanno dell'arte, o meglio del suo mondo, un contenitore persuasivo di fermenti e percorrenze. Il suo volto pasoliniano rimanderebbe di fatto all'esuberanza grottesca di quei personaggi, alla magia immediata di talune risa beffarde. Ma le sembianze visive non appartengono di solito al realismo sopito dell'essere…
In verità, l'eloquenza di Mauro Rea pare trasferirsi - esclusivamente - sulle campiture ramate del suo indagare, come se lo spazio fosse il destinatario univoco e inappellabile di ogni "porzione" espressiva… Il principio del riscontro ci permette comunque di seguire, per tracce e segnali, la peculiarità dell'intero percorso. E da un prologo pittorico di puntuali costruzioni cromatiche, il processo formulativo di Mauro Rea avanza per "esternazioni contagiose" in cui la sopravvenuta manipolazione della materia si fa sommatoria pragmatica e imperante di ogni flusso narrativo…..
In questo "universo premuto", stretto tra i ritmi incalzanti di un incedere distinto, raffiorano le utopie e le trame secolari, i roghi e il timore vago, complici epocali e ineluttabili di ogni artista. Mauro Rea condensa dunque, in una sorta di " Memoria - Rifugio " le metodologie informative che la Storia ha cagionato e finanche una titolazione apparentemente dilatata nella sua suggestione verbale (" Dall'ovulo fecondato all'agonia, un'unica paura, un unico urlo ") si fa simbolo prioritario di una nuova alba primordiale. Con le tracce e i segni che indicano un nuovo percorso.
( Rocco Zani, "Le esternazioni contagiose di Rea", Corriere di Frosinone, Frosinone1994)

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…il mondo di Mauro Rea insegue il linguaggio della terra come un testimone silenzioso avvolto in un mantello di penombre nostalgiche e feconde. La sua pittura rivendica il volto della luce del tempo d'oro che non vi sarà mai più, l'ombra dei padri e il sorriso del colore che affascina gli orizzonti, il tenue abbraccio che circonda gli amanti. Il suo segno incede e incide nell'opera in un solco di sapiente perizia simile a quella che sui campi tracciano i contadini. Il suo gesto abile è sacro come sacre sono le sementa gettate nelle piaghe della terra nel rituale dell'abbondanza e delle rigenerazione primaverile. Il suo colore ha bisogno del sole e del caldo come l'esile pianta di marzo…..Questi quadri segnano il territorio del possibile sogno del raccolto futuro di ogni parola fino ad ora indicibile, di ogni storia avvenuta e da venire. I segni evanescenti che frugano questi campi di colore e di materia infuocata sono piuttosto simboli e metafore di un ragionamento attraverso cui l'artista tenta di emulare percorsi "naturali" nel disperato bisogno di assimilarsi al ritmo delle stagioni. La tela è, appunto, il suo campo. Il pennello l'aratro. L'opera va ordinata secondo quello che su di essa dovrà nascere a partire dall'ora, la stagione e il tempo che verrà. Il suo contatto è diretto, addirittura necessario. Mauro Rea è un artista che non ha mediazioni di troppo, il suo sguardo segna oggi un culmine discreto nell'orizzonte contemporaneo tra il detto e il probabile visibile degli anni futuri. In una tessitura lenta , infatti, Rea insegue l'ordine naturale delle cose, riassettandone i filamenti e gli orditi segreti in una scansione musicale di cosmica armonia.Egli fa rientrare ciò che in altri pertugi era uscito senza via di ritorno, maturando il tutto in una silenziosa coscienza di esistere che avrebbe illuso - forse - lo stesso Vittorini nel suo preludio alla fine epocale di un mondo, in quella nostalgica astensione di giudizio oggi così ben riattivata dall'opera di Mauro Rea. (A.Masi"Chi ara i campi? Due pagine di critica all'opera di Mauro Rea",pres. Cat. Gridi d'allarme.Rea-gire Agire, Centro Di Sarro,Roma 1994)

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…Mauro Rea, con una ricercata asprezza espressiva, che sfiora la rudezza, crea ieratiche icone che della terra , da cui traggono ispirazione e forza poetica, ricordano i colori, gli spessori, le durezze, come se la materia pittorica, che è opaca e nasconde la luce e che assorbe profondità e trasparenza, si fosse mescolata alla terra stessa e ai suoi umori… Come in una sorta di genesi biblica la materia, che nasconde la forma-informe che all'improvviso, come in seguito a violenti movimenti tellurici, affiora alla superficie, racconta la propria storia, mostra i riti sacrificali e propiziatori che ne accompagnano la ciclica trasformazione, per permettere il recupero del livello primario, esperienza primigenia e ctonia, al di là di ogni specificazione temporale. La pittura di Mauro Rea si pone dunque come punto di equilibrio tra la materia e la memoria, tra la terra e la sua ritualità. Un equilibrio che pur concretizzandosi nel quadro, nell'icona, lo attraversa per andare oltre, al di là di uno spazio concluso per evocare l'infinità degli spazi esterni, dove la materialità del colore si tramuta in terra, quella terra che con il suo ritmico mutare scandisce il tempo della vita e che è luogo della nascita, della morte e della rinascita. (Loredana Rea "Tracce ctonie-Icone primarie", Spazioltre - Roma 1996)

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Mauro Rea pittore e scultore
studio: via P. Masci 49 67054 Capistrello (Aq) 3406648416
Via dei Capocci 82 00184 Roma 06 / 47825078


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