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Porta Maggiore e tomba di Eurisace

Quella che dal 1919 viene denominata Porta Maggiore in origine non era altro che la monumentalizzazione di due archi dell'Acquedotto Claudio, iniziato da Caligola e portato a termine, nel 52 d.C., dall'imperatore Claudio, da cui prese il nome


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L'acquedotto era lungo 68 km, di cui 15 erano in superficie su arcate in tufo. Le arcate relative alla Porta Maggiore furono fatte costruire per permettere l'attraversamento, da parte degli acquedotti dell'Aqua Claudia e dell'Anio Novus, delle antiche vie Labicana (attuale Casilina) e Prenestina. Successivamente tali arcate, inserite nel circuito delle Mura Aureliane, divennero porte urbane. Più tardi, sotto Onorio, fu creato un bastione più avanzato, con una nuova porta e tre torri, una rotonda al centro e due quadrangolari ai lati, in una delle quali (quella centrale) rimase incluso il sepolcro di Eurisace. Dall'abbattimento di questa fortificazione, nel 1838, venne alla luce il suddetto sepolcro. Si tratta di un piccolo edificio (datato intorno al 30 a.C.), alto più di 7 m, il quale deve la sua forma trapezoidale all'adattamento allo spazio a disposizione e alle preesistenze funerarie. La facciata principale, rivolta ad est, è completamente perduta ma in essa doveva inserirsi il grande rilievo con i due coniugi (Eurisace e la moglie Atistia), proprietari della tomba: il rilievo, reimpiegato nella torre di Onorio, è oggi conservato nei Musei Capitolini. Nel podio della costruzione è risparmiata una cavità che poteva essere il luogo di deposizione delle ceneri. La struttura era completamente rivestita in travertino e presentava una decorazione su diversi registri. Dal basso verso l'alto si può notare una zona con elementi cilindrici disposti verticalmente tra listelli; una fascia orizzontale dove è incisa l'iscrizione (ripetuta sui tre lati superstiti); una zona liscia con lesene ed elementi cilindrici, cavi e con la faccia rivolta verso l'esterno; un fregio figurato; una cornice a mensole. La sommità doveva essere coronata da un elemento piramidale. L'iscrizione recita: " Est hoc monimentum Marcei Vergilei Eurysacis pistoris, redemptoris, apparet" "Questo sepolcro appartiene a Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore, apparitore". Si trattava dunque di un fornaio, il quale forniva i prodotti della sua impresa di panificazione allo Stato ed era anche ufficiale subalterno (apparitore) di qualche magistrato o sacerdote. La sua professione è del resto confermata da numerosi elementi: la forma dell'urna in cui erano conservate le ceneri della moglie Atistia (ora al Museo delle Terme) che è quella dei cesti con i quali si pesava il pane (panarium); il soggetto dei rilievi, in cui sono raffigurate le varie fasi del processo di panificazione (su un lato pesatura e molatura del grano, setacciatura della farina, sull'altro preparazione della pasta pezzatura del pane e infornata: a tutte queste operazioni sovrintende un personaggio togato, evidentemente lo stesso Eurisace); infine gli elementi decorativi cilindrici cavi che sono ciò che più colpisce in tale monumento: si tratta forse della copia dei recipienti nei quali si impastava la farina. È interessante notare, a livello sociale, il fatto che può permettersi una tomba di un certo lusso, quale è quella di Eurisace, un liberto, ossia uno schiavo che è riuscito, grazie all'abilità nel commercio, a pagarsi il riscatto dalla sua originaria condizione servile e a rendersi libero. Questa categoria sociale assumerà, durante l'epoca imperiale, sempre più peso economico. È grazie alla realizzazione della controporta dell'epoca di Onorio che la porta romana originale è giunta sino a noi nell'intera struttura. La Porta Maggiore è un grande arco a due fornici con i piloni forati da finestre, inquadrate da edicole con timpano e semicolonne corinzie. Esso è tutto in travertino, reso con la tecnica del bugnato rustico, caratteristico del periodo di Claudio. Sull'attico, all'interno del quale passavano i canali dei 2 acquedotti (ancora visibili sui fianchi), vi sono tre iscrizioni, ripetute su entrambe le facciate: dall'alto osserviamo quella originaria di Claudio poi quella di Vespasiano, quindi quella di Tito, relative ai restauri del 71 e dell'81 d.C. L'iscrizione di Onorio, in origine sopra la porta, si trova oggi all'esterno di essa. Nei secoli alla Porta furono attribuiti diversi nomi: Porta Prenestina (perché la via conduceva all'antica città di Preneste); Porta Labicana (perché la via quasi parallela recava a Labicum); Porta Dominae, forse per la presenza sul posto di un piccolo tabernacolo; Porta Maior Sessoriana, alludendo al vicino Sessorium; Porta Maggiore, dal 1919, con riferimento alla vicina Basilica di S. Maria Maggiore. Papa Gregorio XVI abbatté le costruzioni onoriane fra cui le torri e restituì alla porta l'aspetto originario (e proprio nell'ambito di questi lavori, nel 1838, venne alla luce la tomba di Eurisace). Alla struttura originale vennero ristretti i fornici con la costruzione di un muro merlato. Questo muro fu abbattuto nel 1915 dal Comune di Roma nel momento in cui fu risistemato il piazzale. Nel 1933 l'architetto Petrignani fu incaricato di restaurare la Porta Maggiore: il risultato è quello che ancora oggi possiamo ammirare. Lavori effettuati negli anni '50 hanno dissotterrato l'antico basolato della Via Labicana e della Via Prenestina, ripristinando l'antico livello della piazza.

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