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Cézanne a Roma
di Isabella Pompei

A questa impalpabile ricchezza dell'emozione Cézanne cercherà in seguito di dare solidità non riuscendo tuttavia a sottrarsi mai alla dialettica tra "episodico e duraturo" (Benedetti, 2002). La sensualità delle sue prime immagini femminili si perde nel tempo sostituita da forme che "emanano il fascino dell'ermafrodito, la sua androginia" (Benedetti 2002): la vitalità delle emozioni viene da Cézanne costretta in una ricerca più profonda ma meno spontanea.
La sua concentrazione sul noto, sul familiare, sul quotidiano è un disperato e cosciente tentativo di sottrarsi a un sentire irruente che lo sconcerta. La sua genialità di uomo diventa genialità dell'artista solerte e ostinato nel voler comporre , come già detto, il lavoro dell'occhio con quello del cervello: "l'occhio deve inglobare, concentrare, il cervello formulare"..

Cézanne si concentra dunque su quello che può vedere, la natura, le cose ma non riesce totalmente nel tentativo di far tacere quel mondo che aveva tentato di nascondere perché paradossalmente, le sue opere, tanto più consistenti, materiche, costruite con pennellate su cui meditava per giorni interi, le sue nature morte, montagne e mele lasciano sempre trasparire un imprescindibile latente: egli si addentra in una "regione mille volte percorsa per vedervi, senza cambiare niente alle cose viste, ciò che prima di lui nessun occhio aveva visto…"(Coutagne 2002)
Sfogliando le pagine del suo percorso umano e artistico, la sua immagine, fa tornare alla mente con insistenza quella di un altro pittore nato circa trenta anni prima della morte di Cézanne:
Piet Mondrian, l'uomo che voleva togliere "il tragico dalla vita" e che dipinse quadri in cui il rigore formale nasconde una esuberante intensità di emozioni che egli volle ricondurre e ordinare entro linee essenziali, a volte immobili.

Cézanne e Mondrian, ci appaiono allora come eroi tragici che lottando contro un mondo sconosciuto, hanno creato opere intense e drammatiche, alla ricerca, attraverso il loro operare lento e minuzioso, di un valore universale in cui l'occhio dell'osservatore può riconoscersi.

Isabella Pompei

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