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Presentazione della mostra
Scheda sulla mostra a cura di Isabella Pompei
 


"Klimt, Kokoschka, Schiele: dall'Art Noveau all'Espressionismo"
di Mauro Rea

Al Complesso del Vittoriano di Roma, in Via San Pietro in carcere, in mostra quadri, disegni, acqueforti di Egon Schiele (1890-1918), Gustave Klimt (1862-1918), Oskar Kokoschka.
La mostra -curata da Jane Kallir - dal titolo "Klimt, Kokoschka, Schiele: dall'Art Noveau all'Espressionismo", traccia un ritratto in chiaroscuro di tre personalità che hanno segnato il cammino della ricerca artistica tra l'ottocento e il novecento, in una Vienna imperiale la cui grandezza culturale ed artistica si spegnerà con la fine della Prima Guerra Mondiale.

Con l'Art Noveau, infatti, s'intrecciano e si contrappongono linee di ricerca diverse: accanto a soluzioni d'effetto decorativo (Klimt), troviamo un'intensa ricerca sull'espressività della linea e del colore (Schiele, Kokoschka). L'Ottocento è un secolo ricco d'esperienze artistiche, che vede fin dalla nascita del Romanticismo un susseguirsi d'istanze di rottura e di libertà espressiva, dove è forte l'interesse verso gli aspetti della realtà più viva, che sfocia nel Realismo. Un cambiamento di rotta radicale, vera rivoluzione visiva che anticipa il "guardarsi dentro" delle diverse esperienze degli ultimi decenni del secolo, in primis la rivoluzione impressionista, approdo della pittura realista e trampolino di lancio delle ricerche estetiche delle avanguardie d'inizio secolo.

La mostra romana mette in risalto lo scarto -sempre più accentuato nel divenire del secolo- tra le tendenze ufficiali ed accademiche e le esperienze d'artisti "indipendenti" alla perenne ricerca d'altri contenuti tecnico-espressivi, altri canali di diffusione. E bisogna sottolineare come ognuno di questi artisti, nel cammino della propria ricerca, espanda all'infinito l'urlo agonizzante "espressionista". Quello stesso urlo che ha messo in moto le eterne esternazioni della vita e che continua ancora oggi a rivelare i tormenti dell'Essere-esistente e a mettere al centro dell'opera, con disarmante nudità, l'uomo e tutti i suoi bagagli interiori.

Schiele(autore da me molto amato per l'essenzialità e l'espressività del suo forte segno), Klimt e Kokoschka riuscirono, attraverso "sciabolate" di pennello e di colore, a fondere la raffinatezza decadente dell'Art Noveau - con tutto il suo sfrenato decorativismo - e le urla strazianti e lancinanti dell'Espressionismo, privilegiando, ognuno nella propria ed originale ricerca artistica, i grandi temi della vita umana del momento, con un'attenta analisi introspettiva ed un'inquietante visionarietà.
"… Resisterò per l'Arte e per le persone che amo! E' un delitto porre dei vincoli ad un'artista, significa uccidere una vita nascente…" (E. Schiele)
Una situazione ancora frequente nella storia d'essere uomo ed artista, un grido di pesante emarginazione e di libertà espressiva.
Mauro Rea

Scheda sulla mostra a cura di Isabella Pompei

 
 
Mauro Rea, pittore, scultore
> il linguaggio della terra


 

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