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Castelli Romani, castelli invisibili - di Isabella Pompei
I Castelli Romani - La denominazione Castelli Romani

Torri merlate, mura possenti…nulla di tutto ciò si incontra procedendo lungo le nobili strade consolari (nell'antichità la via Latina e Appia)che conducono in questa rinomata zona del Lazio. Non ci si imbatte in castelli bensì in una serie di cittadine disseminate su un territorio di origine vulcanica, chiamate Castelli Romani in tempi relativamente recenti.
Cittadine separate a volte l'un dall'altra da boschi di castagno, da una vegetazione fitta e ancora intatta, in altri tratti invece scorrono senza pausa l'una legata all'altra da una continuità urbanistica, a volte ancora si ergono isolate sulla sommità dell'antico vulcano ormai mansueto.
La denominazione di Castelli proviene dai borghi che si svilupparono intorno ai palazzi e alle ville dei Papi e delle ricche famiglie patrizie di Roma che, continuando una antica tradizione avevano scelto questi luoghi ameni per le loro residenze di villeggiatura.
Facendo un salto in un passato più remoto, nel Medio Evo, addentrandoci in un tempo le cui vicende appaiono meno note, possiamo immaginare di incontrare sul nostro percorso, veri castelli, baluardi delle più importanti famiglie che li disposero, come pedine su una scacchiera, in luoghi strategici, adatti a controllare tutto il Lazio meridionale e le comunicazioni con il Regno di Napoli.
E' ai borghi che si svilupparono attorno a questi castelli, borghi che guadagnarono con il tempo autonomia comunale che spetta l'attuale denominazione di Castelli Romani, denominazione che mantiene la memoria di non più esistenti manieri, simbolo del potere di famiglie sempre in lotta fra loro.
In realtà, storicamente, con la locuzione Castelli Romani si indicavano tutti i centri abitati dell'antico districtus Urbis, un territorio di 100 miglia, ridotto in seguito a 40, che circondava Roma da Nord a Sud.
A partire dall'Unità d'Italia, nella toponomastica regionale la denominazione Castelli Romani, viene usata per indicare solo la zona dei Colli Albani o Laziali, caratterizzata da una particolare unità geografica.
Nel Medio Evo l'inurbamento di queste zone fu dovuto perlopiù a ragioni di potere e controllo: la decadenza di Roma durante la cattività avignonese spinse il popolo a rifugiarsi presso i castelli dei loro Signori.
Una volta ristabilitasi a Roma la corte papale, le cose mutarono.
Nel clima umanista di riscoperta dell'antichità classica, a cominciare da Papa Pio II Piccolomini, l'attenzione degli eruditi si rivolse verso il Vetus Latium, con le sue solenni e pittoresche memorie della storia romana, che aveva lasciato in questi luoghi grandiose testimonianze civili e religiose.
La bellezza dei luoghi, ancora intatta, la purezza dell'aria spinse pontefici e l'alta società romana a costruire qui le proprie dimore, decorate dagli stessi artisti che andavano abbellendo le loro residenze romane.
I modi dell'otium di questi nobili, fatto di incontri, di giochi, di feste ed avventure seguiva la moda del "vivere alla francese" mentre il popolo romano vi si recava per brevi gite, picnic sui prati o per assistere a feste paesane, tradizione questa che perdura ancora oggi.
La bellezza del paesaggio, sebbene aggredita da moderne e sgraziate incrostature, la finezza dell'aria, la bontà del famoso vino da gustare nelle "fraschette" insieme ad altre delizie gastronomiche tipiche della zona come la porchetta, fa dimenticare a volte bellezze nascoste entro mura spesse e sovente inaccessibili.
E quei luoghi, da tempi immemorabili, amati e raccontati da pittori e scrittori, quella campagna romana, pittoresca e piena di contrasti e di storia, così inutilmente celebrata perché le parole e le immagini di chi ci ha preceduto non le ha impedito di essere deturpata senza sensibilità, rimangono come un luogo della mente, e solo a tratti l'antica immagine ci viene restituita, dal silenzio di un bosco frondoso, da un orizzonte limpido, da ruderi scorti dai finestrini dell'auto perché posti al centro di un crocevia.
Nobili palazzi imponenti si celano dietro mura di cinta, si svelano solo ai più curiosi, così come gli antichi dipinti che raccontano storie di dei e santi, o i sepolcri di personaggi famosi.
I Castelli invisibili, non si offrono alla vista, ma attendono di essere scoperti.




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