SVBVRA, Roma I Castellani di Roma: antesignani del made in Italy
Il gioiello archeologico dei Castellani a Roma
Il gioiello archeologico dei Castellani a Roma
  I Castellani di Roma: antesignani del made in Italy

Ci sono gli innovatori e ci sono gli scopritori: la famiglia Castellani di Roma è stata tutto questo nel corso dell’800, anticipando un gusto e facendolo diventare un must, un oggetto di culto, parliamo ovviamente del gioiello archeologico, che nasce come filone nella gioielleria proprio con i Castellani e continua ancor oggi.


Il gioiello archeologico dei Castellani a Roma - Spilla in micromosaico con ritratto di DanteCapostipite della famiglia è Fortunato Pio Castellani (1794-1865), è lui che nel 1814 apre la bottega orafa , dove si cimenta nella produzione di gioielli alla maniera antica.
L’antico è rappresentato dall’arte romana, ma anche greca e, grande scoperta, da quella etrusca, che proprio durante questo secolo, attraverso i numerosi scavi effettuati, viene vista sotto una luce più nobile. Per rifare i monili come si facevano nei secoli precedenti Fortunato è costretto a cimentarsi con lavorazioni ormai in disuso, ripercorrendo tecniche di grande bellezza e difficoltà come la granulazione e la filigrana, grande contributo della bottega orafa alla storia della gioielleria. I gioielli risultano essere molto preziosi ma senza l’utilizzo di pietre sfaccettate, la pietra preziosa e semipreziosa è lavorata cabochon o con la tecnica del cammeo. Spille, ciondoli e fermagli sono spesso realizzati con i micromosaici, tessere minutissime assemblate in un castone dove si evocano i capolavori paleocristiani di Roma, Ravenna e Costantinopoli.


Alessandro e Augusto, figli di Fortunato, proseguono l’attività paterna: il secondo a Napoli, il primo, dopo alterne vicende, apre una bottega a Parigi dove si consolida la fama del gioiello Castellani. E’ proprio con la seconda metà del secolo che indossare un Castellani diventa un segno di appartenenza: appartenenza al mondo che possiede denaro (i gioielli erano infatti molto costosi) e appartenenza all’elite che, con termini attuali, fa tendenza. Un aiuto determinante nel successo presso l’alta borghesia e aristocrazia romana è dato dal duca Michelangelo Castani, amico e mentore della famiglia Castellani, che crea preziosi contatti con i nobili della città. Ulteriore slancio alla fama della maison viene dato dall’Esposizione di Firenze del 1861 e quella di Londra dell’anno seguente.


Il gioiello archeologico dei Castellani a Roma - Parure con cammei, prima del 1906 Collana, bracciale, spilla, orecchini Oro, pietre dure varie Collezione privataLa bottega dei Castellani è anche luogo di incontro e di mostra: con il ricavato delle vendite vengono infatti finanziati scavi e recuperi di reperti archeologici etruschi e romani, gli oggetti più belli vengono poi esposti all’interno del negozio. Nasce così la Collezione antiquaria Castellani, ricca di manufatti in oro ma non solo. Il negozio è così motivo di forte attrazione anche per artisti, intellettuali e uomini di cultura, che eleggono la bottega a piccolo salotto. Dal 1873, anno in cui si apre la nuova sede di piazza Fontana di Trevi, la bottega sarà uno dei luoghi di ritrovo dei romani.
Va da sé che dove c’è un grande successo subito si presentano gli imitatori, oggi come allora: così a Roma, Napoli, Parigi e poi in Russia e perfino in America nascono decine di imitatori, che non riescono però a competere con la raffinatezza degli originali, tra i più conosciuti si segnala Melillo, orafo partenopeo.


Con l’inizio del ‘900 e l’arrivo dell’art noveau la febbre del gioiello antico incomincia a scendere e la bottega Castellani, con la sua produzione neoclassica, non è più di moda: chiuderà la sua attività alla fine degli anni ’10.
Alfredo Castellani, figlio di Augusto, donerà la Collezione allo Stato, ricca di reperti archeologici e di manufatti della bottega, 600 pezzi di preziosissima fattura che sono ora visibili nella Sala dei Sette Colli del Museo Etrusco di Villa Giulia.

Monica Bettin

 

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