SVBVRA, Roma Il '700 a Roma: la città ponte tra antico e moderno
Il '700 a Roma

 

Non solo Francia

Già dall’inizio del secolo sono le frequentazioni di artisti francesi, soprattutto scultori (fra cui ricordiamo Edme Bouchardon) all’Accademia di Francia, che aveva sede all’epoca in via del Corso, a creare scambio e novità nella città. Il bisogno di confrontarsi con l’antico, i resti dell’antica Romae il modello classico che rappresenta, spinge durante tutto il secolo via via sempre di più gli uomini di cultura, artisti e intellettuali, a spostarsi dai propri paesi per vedere e respirare dal vivo la culla dell’era moderna.
Il '700 a Roma

G. B. PiranesiTestimone tra i più motivati è J.J. Winckelmann, che contribuisce con i suoi scritti ad un’estetica sull’arte antica, sia greca che romana. Nasce il bisogno di riappropriarsi delle radici della cultura latina per poterla poi superare e rappresentare anche nella sua decadenza: il passaggio dalla smagliante visione arcadica dei primi del secolo, come nel Paesaggio con il Colosseo di J.F. van Bloemen a quella più cupa e in “rovina” della fine del ‘700. Nella paesaggistica Roma stessa è dipinta come un’Arcadia vivente, con immagini che la idealizzano, poi la compostezza classica muta e si passa quindi alle mirabili incisioni di Piranesi, che con realismo lascia intravedere il segno della natura che invade le “umane” costruzioni e le degrada, come nel disegno in china Architettura circolare con colonne. Il finire del secolo già comincia a raccogliere le atmosfere che incarneranno poi nell’800 il romanticismo, alcuni dipinti di Fuessli lo anticipano.

Non sono solo i pittori ma anche gli scrittori, i musicisti che giungono numerosi: ciascuno di loro porta linfa ai dibattiti che si tenevano nei salotti. Tra le testimonianze più accalorate si ricorda Goethe , che arriva a Roma il 29 ottobre 1786 “Posso dire che solo a Roma ho sentito che cosa voglia dire essere uomo. Non sono mai più ritornato a uno stato d’animo così elevato, né a una tale felicità di sentire.” , ma anche Mozart, che vi aveva messo piede per la prima volta nel 1770, menziona con colore i giorni del suo soggiorno nelle lettere. Haendel , presente nel 1707, verrà ispirato dal clima dell’Arcadia per comporre alcune cantate quali Apollo e Dafne e Polifemo.

Una particolare e per certi versi insperata libertà di pensiero si muove in città, nonostante il papato, anzi proprio, in questo caso bisogna dire, grazie al papato: il primo pontefice del secolo è il coltissimo Papa Albani, promotore di un rinnovamento che sarà ripreso da Clemente XII, con toni anche giocosi. Questo Papa istituisce il gioco del lotto per raccogliere fondi, ma presto il gioco si trasforma in una vera e propria attività sociale, un divertente passatempo quotidiano agito anche nelle piazze. Sempre a Clemente XII dobbiamo l’importante creazione del primo nucleo aperto al pubblico dei Musei Capitolini, volontà di preservare e conservare l’antico anche per le generazioni future. L’attenzione verso l’antico fa da controspinta a quella verso il nuovo, altrettanto forte e sentita, anche in ambito papale. Dalla seconda metà del secolo prendono il via una serie di progetti per rimodernare l’aspetto di Roma che culmineranno sotto il pontificato di Pio VI con l’attuale sistemazione su progetto di Valadier di Piazza del Popolo: ingresso monumentale e scenografico alla città. Altre opere d’arredo urbano e archittettonico importanti si sono realizzate nel corso del ‘700: il Porto di Ripetta, la Scalinata di piazza di Spagna e la Fontana di Trevi.

La curiosità verso il nuovo si concretizza anche nello sconosciuto, nell’esotico: tipica di questo secolo è infatti l’attrazione verso l’Oriente, come spazio dell’immaginario e del fantastico. La Cineseria si fa spazio negli arredi e nelle suppellettili di casa: anche il Papa possiede due enormi vasi in porcellana ( ora presenti al Palazzo del Quirinale).

Può sembrare curioso leggere la Capitale come spazio per il secolo dei lumi, immediati sono i rimandi alla Francia e non certo a Roma, ingabbiata un po’ nel ruolo di sede papale, eppure… è proprio il rapporto con i “cugini” d’oltralpe che la rende un’effervescente protagonista del ‘700.

Monica Bettin

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