poesie da

 

“MARZO APRILE MAGGIO QUASI FINE GIUGNO”

 

Vittorio Vitolo Victor Cavallo

 

 Roma Piazza Vittorio 1999


 

 

MARZO 1999

 

Isole Tremiti. Una febbretta dentro il nuovo sole - una malcerta ferrovia

di campagna. un tram storto dietro i portici. un cuore che guarda sempre

vecchi film.

I fantasmi sono i primi a gioire della ventura primavera

dell'erba che spacca i sanpietrini respirare mostri col cuore ingordo di dolcezza.

 

Ah questo cuore che sale le scale degli ospedali che gira a Porta Portese

che vomita chiama tace come un cane bastonato come una gabbietta vuota

e grida come un gommone rovesciato.

Mi sento povero di occhi.

 

traversa il viaggio paesi stranieri, la magliana, laurentino

si ferma alle stazioni ferme nel cielo bianco, come sconosciute piazze.

Mi è estraneo questo camminamento l'aria vuota come un'Hiroshima

è meno faticoso così comprendere (se) il senso del futuro

(come dice il ragazzo)

(l'incidente è aperto)

La morte nera genera mostruosi animaletti che mordono il cuore e fuggono

immobili

la morte nera abita gli uffici postali l'anagrafe la questura

il mondo come rappresentazione senza volontà

 

 

(E' da ieri che volevo dirti che mi è finito il tu però mi sbaglio

 

 

 

perché le ombre mi sussurrano vicino e chiamano la voce nella tempesta

nel deserto nei portici i cani muti che mordono bernini e michelangelo)

(bravi!)

E' di tristizia questo vialone breccolato di nuvole e farmacie

è di tristizia questo canto tutti insieme

c'è tristizia

 

(Dopo è incerto tra pizzette calde pizze in faccio e sonno)



lacrime, e che sono, in questo via vai d'infarti e di sorrisi

di polmoni abbarbicati alle flebo come edere sigarette fumate fuori del terrazzo tra le bombole di merda

e facce che d'improvviso cadono sotto le mascherine igieniche e giardini dove si va a piangere senza che nessuno sappia -  lacrime.

lacrime come tramezzini bus tardatari appoggiati al palo

facce all'ingresso dell'Hospital via Portuense affumicata è un angolo di moschini davanti all'inferno

 

oh ( che lungo cammino giungere fino al seno)

 

l'alba avanza veloce nel cielo tra i palazzoni

sembrava un uccellino senza ali ed era un'aquila disperata

(noi fermi a uno scalino leggevamo di Vieri e di Di Biagio

finché fu freddo il marmo sotto il culo

e dal blù scuro il cielo divenne chiaro.

e i colombi si scambiavano le prime carezze chissà da quale desio chiamati.

E venne un uomo o una donna

e mi disse che l'infinito era dopo i portici, invisibile e muto come

un tabaccaio chiuso.

erbe gelsomini magnolie rose corriere dello sport tutte le sise

l'ombelico gli occhi l'infinito tutto

 

e io mi storcevo come un tram rotto

 



Piove sotto i portici di Holderlin e Del Sol

di certo è marzo e come un deficiente io cammino e mi chiamo da solo: Vittorio

(vorrei sdraiarmi su un banco umido di pesce)

 

Preparavano il mercato. Pulivano: E un lavorante ha emesso una meravigliosa

scureggia e mi ha guardato.

(Bello de papà)

ansima il cuore a sbrandelli di alcool e seghe De Pisis

(morire e perché mai? lo vorrà Allah) (quando lo vorrà)

 

Ah brocca brocca vaso de coccio tra i ferri arrugginiti

brocca di mandorlo e merda brocca di bacio di ricordo di ciliegio

tutto fu quella curva sbagliata sul brecciato

(ma sbagliare a 16 anni è dono degli dei)

 

e poi almeno questo del cuore: essere stronzi.

 

 


  MARZO 1999

 

disse così: ma chi? ma vaffanculo va, ma nun me rompe er cazzo

(i colombi tubavano - tub tub - la piuma e il bucetto si chiamavano)

(ah come un precoce addio è l'amore) (uno strappo)

disse così: se senti uno sbatter d'ali e non hai soldi

non tenerti l'ombra nel cuore. Fa male più di un film dei Taviani.

Essere felice da solo e in tanti è come trovarsi fragole e more tra le mani dei piedi)

 

è una sisetta

 

io mi stanco a raccontare eroismi sublimi, quali? disse lei,

lasciare un forsamore cadere piangendo. il mio sogno è

abbarbicato legato abbracciato alla bandiera

(l'aridume impedisce (signori della corte) gloria e follia. Ti mettono le ganasce)

Sì il passato è una rottura di cazzo ma il futuro è ancora più stronzo.

E almeno nel passato ci sei stata tu.



A fine mese vedrai i gatti e i topi ballare insieme la polka

lanciandosi i bicchierini di vodka dietro le spalle sulla testa del generale inverno

Vedrai i cavalli alla festa dell'annunziata intrepidi pazzi ansiosi di sfondare

la socialdemocrazia.

(noi sempre e solo amanti di disperati gelsomini ma ancora un sospiro d'amore

e mi sparirà il cuore)

e volerà un angelo custode verso il terribile mostruoso Castello di Dracula)

(Colà dove l'Horrore gode, fuggono i pettirossi, il vento spegne tutte le candele

le femmine scendono le scale sottoveste in trance, rubate dal destino come treni abbandonati tra le erbacce le erbette come i mattoni di una casa mai costruita.

(un'altalena cigola tra le eliche della R.A.F e Happy Few)

disse: Figlio di Puttana e stronzo. intendeva quello che cazzo voleva.

un labirinto Shining una PASSEGGIATA A PIAZZA del Campo insieme a lei.

(in mezzo come sempre prosciutti: torturati perché dicano dov'è il Tesoro)

Asini col torcicollo papere con la cacarella tartarughe carnivore.

(Verrà la morte E avrà gli occhi di chi qui già c'è stata)


 

 

Tremo. Isola Tremiti. L'inizio dell'avventura. la scomparsa.

 

la paura. io mi domando (serio come un papavero morto) se c'è

un bersaglio storto molle di ricotta marcia dove guardare dallo spioncino chi ha suonato alla porta alle sette del mattino.

Ci sarà pure un cacciavite che svita le mattine che affogano in un bicchiere vuoto.

Se noi ce ne andassimo ai laghi a Velletri a Manchester a livorno o Rodicondoli a Tivoli

se fossero fettuccine al ragù cotolette d'abbacchio

se queste lacrime d'amore fossero una chiave per aprire il cuore

(non un roveto ardente di amaro averna e sigarette. E' come se mi rivoltassi sempre dall'altra parte e il mostro dopo mi mozzica la punta delle ali come un continuo tramestio di topi tra le fotografie d'amore.)

Io so che niente può vincere niente può perdere. Portavano i cappelletti a becco d'oca e scelsero maritozzi con la panna. Krapfen con marmellata d'albicocca.

allora lascia andare. amala così questa barca su cui non viaggerò mai questo andarsene oddio che mi lascia un'ulcera come un porticciolo deserto.

(Eppure ieri d'improvviso ebbi la sensazione d'averlo ascoltato il profumo.

Fu come un piccolo risveglio era il potere della albicocca. il rosa che tramontava

le monete in tre facce.

(ma il cuore batte sempre dentro il catrame come un lavoro in corso


3 AP

 

sentono i venti le mongolfiere, e dalla mongolia vanno verso via tiburtina.

così mi sembra questa mia mattina scervellata. il sole batte sulla capoccia

bianca d'un vecchio in attesa di bus.

Verrà la primavera e sarà un soffio che a guardarsi indietro le foglie già saranno autunno

Bikini stracciati dai ghiaccioli bruciati, cipressi senza rinnovo di passaporto

(gli uomini vanno e vengono senza dire un cazzo)

senza cotolette d'abbacchio senza orecchini verdi senza aurora senza cosce senza senza.

Lentamente a Piedi traverseremo il mare mio figlio e io e andremo al Maracanà

a cacare sulla faccia vaiolata della solitudine,

sarà un attimo dai colori giallo oro verde blu rosso. la vita è lunga

 

 



AP

 

A ciascuno il non suo. il giorno illuminato dal sole il liquore pagato le sveglie mute

(ascolto i passeretti e chissà quanto può essere infinita l'innocenza la grazia d'essere uno stronzo blu) (celeste)

Vorrei sognare a volte col rumore assordante d'una motoretta a scappamento rotto

per svegliarmi altrove.

Chi ansima o la trova subito o non la trova più.

Stanotte sognai il mio primo amore che fuggiva verso Firenze su un treno che maledetto ho mancato.

 

Amore se io fossi un nibbio e tu fossi un girasole

               ci incontreremo tra i semi e le molliche

io sperso e tu incantata


 

a forza di passeretti tremiti d'argento e passeretti e ancora passeretti

volanti allo spiedo rosticcianti cinguettanti parlanti

che c'è Cavallo?

Niente. E' un tumultino al cuore e nella panza

                              ( fosse la primavera che avanza)

che c'è cavallo?

Che cazzo ne so cervello al burro o Forse sono troppo felice di vivere

di conoscere il dolore e le illusioni di sentirmi perso e ritrovarmi

                                     come una chiave al buio (chiavica mi disse)

E' l'amore è il fatto che non lo mischio più

con i capelli tinti punk delle vecchie i giovani camerieri la dolcezza di De Pisis

il negozio chiuso i riccioli d'oro dell'Irlanda

gli amori che mi si sbattono dentro il cuore come aquiloni matti.

Passerà. E infatti sia pure (anzi) (sia bene) da povero stronzo

Passerà

Passerà

io dicevo passeretti passeretti.


 

  MAGGIO 1999

 

 

si sposta lentamente il cielo come nel letto una ragazza stanca

(come una padreterna profumata di rosa)

 

 

 

 

Pubblicate sulla rivista La porta Aperta del Teatro di Roma marzo aprile 2000

Su Nuovi Argomenti  maggio 2000

 

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